Le ammissioni di Novak Djokovic possono costargli 5 anni di carcere



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Le ammissioni di Novak Djokovic possono costargli 5 anni di carcere

Continua ad aleggiare una pesante aria di mistero attorno a Novak Djokovic e al suo approdo in Australia per la disputa degli imminenti Australian Open (iniziano il 17 gennaio) . Quest’oggi il numero 1 del mondo è tornato a parlare – rigorosamente tramite social – per chiarire alcuni punti della incredibile faccenda che lo vede coinvolto.

Nel suo lungo messaggio ha svelato, tra le altre cose, di essersi recato a Belgrado per l’incontro con dei bambini lo scorso 17 dicembre dopo l'esito negativo di un tampone rapido antigenico, mentre all’intervista per L’Equipe del giorno successivo, pur avendo saputo dell'esito positivo del test PCR, ha deciso di non rinunciare, salvo poi pentirsene nel tragitto per il ritorno a casa e definendolo un “errore di giudizio” .

Prosegue la sua crescita esponenziale dunque il caos sulla vicenda e, soprattutto, non solo mette in cattiva luce la reputazione di Novak Djokovic ma lo espone a seri rischi anche dal punto di vista legale.

Ancora una volta è il The Age ad analizzare la questione e fornire ulteriori dettagli in merito alle possibili implicazioni a cui andrebbe incontro il campione di Belgrado.

Djokovic rischia 5 anni di carcere

Le gravi dichiarazioni di Novak Djokovic, il quale ha praticamente ammesso di aver mentito alla polizia di frontiera, potrebbero costargli pesanti ripercussioni sul piano legale.

Si parla addirittura di arresto e condanna a cinque anni di galera. A intervenire nuovamente sulla faccenda è il quotidiano australiano The Age, secondo cui l’indagine della autorità locali starebbe vertendo sulle diverse informazioni contraddittorie che il tennista serbo ha riportato nei suoi documenti di viaggio.

Errori che, a detta di Djokovic, sarebbero stati commessi a sua insaputa dai suoi collaboratori. Nello specifico, tra le informazioni presentate nella documentazione necessaria all’approdo nel paese il numero 1 del mondo avrebbe omesso di essere stato in Spagna – precisamente a Marbella – lo scorso 2 gennaio e di aver violato la quarantena in Serbia dopo la positività riscontrata il 16 dicembre.

Ma non finisce qui. Il The Age svela anche che le autorità australiane starebbero esaminando pure le novità emerse dall’inchiesta condotta dal settimanale tedesco Der Spiegel, che ha posto dubbi sull’autenticità dei certificati dei tamponi presentati dai legali di Djokovic in tribunale: certificati che, come facilmente si intuisce, si sono rivelati decisivi per l’ottenimento dell’esenzione medica fornita dal serbo per disputare gli Australian Open.