Caso Novak Djokovic, ecco il motivo che ha portato l’Australia a cancellare il visto



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Caso Novak Djokovic, ecco il motivo che ha portato l’Australia a cancellare il visto

A distanza di diverse ore dall’aggiornamento che ha scosso ulteriormente il mondo del tennis, il quadro della situazione legato al caso Novak Djokovic comincia a essere più chiaro, seppur resta sempre complesso e con risvolti ancora imprevedibili.

Riavvolgendo il nastro, il serbo aveva ottenuto la possibilità di giocare agli Australian Open, primo Grande Slam della stagione di cui detiene il titolo dal 2019, grazie a un’esenzione medica. Arrivato in terra oceanica però, il nativo di Belgrado era stato fermato per un visto irregolare e dopo un lunghissimo interrogatorio di oltre 5 ore informato che la sua richiesta per entrare nel Paese era stata cancellata, dovendo necessariamente lasciare lo Stato nelle ore successive.

L’ultima novità è che gli avvocati serbi hanno presentato appello e che il destino del numero uno al mondo sarà chiaro solo nella mattinata australiana di lunedì, a sette giorni dall’inizio dell’evento.

I dettagli sulla vicenda

Da forti indiscrezioni, sembra certo il requisito per il quale il 34enne ha ottenuto l’esenzione medica dalle due commissioni esterne indipendenti: negli ultimi sei mesi, probabilmente dopo Us Open in cui ha effettuato una sosta più lunga del previsto senza dichiarare nulla pubblicamente, ha contratto il Covid-19.

A confermarlo anche il quotidiano australiano ‘The Age’. Tuttavia, questa motivazione non è stata ritenuta sufficiente dal governo federale australiano, che ha dunque bloccato alla frontiera il campione serbo.

Questo alla base della scelta di annullare il visto a Nole. Tra gli altri fattori, riportati dal sito, la poca protezione dalla malattia nonostante fosse guarito e il fatto che il giocatore potesse effettuare le somministrazioni anti-Covid all’inizio del 2021.

Insomma, al centro della vicenda c’è una notevole incongruenza di interpretazione delle regole fra Tennis Australia, che ha disposto le esenzioni attraverso il supporto dell’Atagi (l'agenzia preposta a questo tipo di questioni dalle autorità), e il governo federale australiano.

Un giocatore guarito negli ultimi sei mesi dal virus può ricevere un'esenzione medica per entrare nel Paese e giocare? Una domanda che non conosce ancora una risposta certa, visto che le due autorità si sono comportate in maniera completamente differente.

A farne le spese di questa poca chiarezza è stato Novak Djokovic, che dal canto suo doveva mettere in conto di poter far fronte a questo tipo di situazione con il rifiuto alla vaccinazione. Nella notte italiana fra domenica e lunedì è attesa la decisione ufficiale (e si spera definitiva) di un caso che va avanti da fin troppo tempo.