Clarey: "Ci sono tante analogie fra Novak Djokovic e Ivan Lendl"



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Clarey: "Ci sono tante analogie fra Novak Djokovic e Ivan Lendl"

Il 2021 di Novak Djokovic è stato a dir poco eccezionale, visto che il serbo ha sfiorato un'impresa leggendaria. Dopo essersi aggiudicato i primi tre Slam stagionali, il numero 1 del mondo è andato a caccia del titolo anche agli US Open.

In caso di trionfo nella Grande Mela, il 34enne di Belgrado sarebbe diventato il secondo uomo nell’Era Open dopo Rod Laver a conquistare tutti e quattro i Major nello stesso anno. Inoltre, avrebbe scavalcato gli eterni rivali Roger Federer e Rafael Nadal nella classifica degli Slam.

Ad un passo dal traguardo e sotto gli occhi dello stesso Laver, Nole si è bloccato e ha ceduto di schianto sull’Arthur Ashe Stadium. Un ottimo Daniil Medvedev ha approfittato della versione sottotono di Djokovic per mettere in bacheca il suo primo Slam (oltre a prendersi la rivincita della finale degli Australian Open).

È servita una dolorosissima sconfitta, forse la più cocente della sua carriera, per far avvicinare Novak ai fan di tutto il mondo. Il 20 volte campione Slam ha ricevuto infatti un’emozionante standing ovation dal pubblico di New York e si è lasciato andare alle lacrime durante l’ultimo cambio di campo.

In un’intervista esclusiva al portale ‘Tennis365’, il corrispondente del New York Times Christopher Clarey ha analizzato l’evoluzione di Djokovic.

Djokovic ha sfiorato il Calendar Grand Slam

“Novak Djokovic è stato spesso percepito come maltrattato e frainteso nel corso della sua carriera.

I suoi fan controllano riga per riga ogni singolo articolo che lo riguardi, infatti si generano sempre dei dibattiti molto accesi” – ha spiegato Clarey. “Non è un mistero che Nole abbia sofferto per tanto tempo la sua scarsa popolarità rispetto agli eterni rivali Roger Federer e Rafael Nadal.

Abbiamo notato più di una volta come Djokovic sia il peggior nemico di se stesso. Basti pensare all’incidente avvenuto agli US Open 2020. Cose del genere non sono mai capitate a Roger o Rafa, ma fanno parte della storia di Novak.

In un certo senso, la sua parabola mi ricorda quella di Ivan Lendl, che è arrivato dopo Bjorn Borg e John McEnroe. Lendl era un tennista fenomenale, ma la sua grandezza non veniva sempre riconosciuta. Ci sono parecchie analogie con la carriera di Nole” – ha aggiunto.