Djokovic: “Ormai vincere Slam non mi sorprende più. Ecco il mio preferito"



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Djokovic: “Ormai vincere Slam non mi sorprende più. Ecco il mio preferito"

20 titoli Slam e (forse) non sentirli. Novak Djokovic ha inevitabilmente scritto più di una pagina della storia del tennis con le sue vittorie in tornei storici e importanti, diventando negli ultimi anni il tennista da battere.

Tra i Big Three, in cui fanno parte in questo meraviglioso cerchio Roger Federer e Rafa Nadal, quasi tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori pensano che sia Nole il primo candidato a poter superare la quota 20, prettamente per motivi legati all’età, alla condizione fisica e a un’occasione che avrà subito a disposizione il serbo agli Us Open, ai quali per altro può portare a termine il suo secondo ‘Calendar Grand Slam’.

Il giocatore di Belgrado si è fatto conoscere col passare delle stagioni per la capacità di adattarsi a ogni superficie, dal cemento all’erba fino alla terra battuta, che gli ha permesso di raggiungere la vetta della classifica Atp e di mantenerla per tantissime settimane, fissando il nuovo record a 336.

Il trionfo nella competizione newyorkese metterebbe un ulteriore tassello importante nella carriera del 34enne, che ha perso l’occasione del ‘Golden Slam’ a fine luglio alle Olimpiadi di Tokyo, sconfitto in semifinale dal tedesco Alexander Zverev.

Slam ed eredità, il pensiero di Djokovic

In una delle sue ultime conferenze stampa a Nole gli è stata posta la domanda su quale fosse il successo del Grande Slam che lo abbia sorpreso di più. La sua risposta: "Non sono sorpreso quando vinco Slam o grandi tornei, perché questo è sempre l'obiettivo.

Ci sono 20 titoli, ma anche tante finali e semifinali. È difficile scegliere il mio preferito: quando ero un ragazzino in Serbia, Wimbledon è sempre stato il torneo che mi ha ispirato a prendere in mano una racchetta” ha ammesso.

Poi ha continuato: “Probabilmente la più grande soddisfazione in uno Slam in tutta la mia carriera è arrivata quando ne ho vinti quattro di fila nel 2016, dopo aver vinto il mio primo Roland Garros. Per quanto sia cresciuto giocando sulla terra battuta, l'Open di Francia è sempre stato il mio Everest particolare: è per me il più difficile.

Sia il 2016 che quest'anno li ho sentiti in modo simile. Sentivo che se avessi vinto il Roland Garros quella stagione, avrei avuto la possibilità di vincerli tutti e quattro nello stesso anno. Quest'anno ho sentito che mi piacevano le mie possibilità sull'erba, che sono venuto a Wimbledon sapendo di essere migliorato negli anni in superficie.

Forse non sembra più impossibile. Ed eccomi qui, in una buona posizione per farlo. Sono ancora vivo, ma penso solo partita per partita" ha aggiunto, riferendosi naturalmente all’obiettivo ‘Calendar Grand Slam’.

Altra domanda scomoda per il tennista al primo posto in classifica, relativa al suo futuro e su cosa vorrebbe lasciare dopo la fine della carriera: “Vorrei che le persone, specialmente i miei colleghi, mi ricordassero come qualcuno che, in primo luogo, ha lasciato tutto in campo e questo forse ha ispirato altri giocatori a migliorarsi, a credere in se stessi.

Cerco di non dare nulla per scontato. A volte è difficile fare un passo indietro e guardare le cose da una prospettiva diversa. Vai di paese in paese, viaggi senza sosta, pensi alla tua prossima sfida, al prossimo torneo che devi vincere.

È davvero difficile analizzare tutto da una prospettiva a volo d'uccello, poiché sono ancora concentrato sul raggiungimento di molti successi in campo. Vorrei lasciare l'eredità, prima di tutto, di una brava persona, di qualcuno che è rispettato dalle persone e che ha una buona personalità, e poi l'eredità di un tennista.

Questo per me è più importante dei risultati. Non puoi piacere a tutti, ognuno ha le sue preferenze, ma io la vedo così" ha concluso Djokovic.