Novak Djokovic: "Non mi considero il cattivo del tennis"



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Novak Djokovic: "Non mi considero il cattivo del tennis"

Novak Djokovic ha sconfitto in tre set Marton Fuscovics e per la decima volta in carriera ha conquistato le semifinali a Wimbledon. Il campione serbo non ha giocato una delle sue migliori partite, ma ha comunque trovato il modo di non perdere nemmeno un parziale e di avvicinarsi al suo vero obiettivo: quello di agganciare Roger Federer e Rafael Nadal a quota 20 Slam.

Djokovic: "Non mi considero il cattivo del tennis"

“Poco controllo sulla palla? Non ho nessun problema, fisicamente sto benissimo. C’era molto vento, penso sia stata una delle giornate più ventose che abbia mai vissuto a Wimbledon.

Bisogna comunque adattarsi a ogni condizione. Il vento influenza il ritmo, le sensazioni che ricevi dai tuoi colpi, il lancio della palla al servizio… tutto sembra diverso. È una sfida mentale, perché non ti senti a tuo agio.

Sono felice del modo in cui sto colpendo la palla e mi sento in fiducia. Non penso di aver bisogno di molto tempo per giocare bene sull’erba. Ho già giocato molto negli ultimi mesi, ma meno giochi e più energia risparmi in vista delle grandi partite” .

Djokovic affronterà in semifinale una delle migliori versioni di Denis Shapovalov. “La sua crescita è costante. È passato dalla top 20 alla top 15; anche se qualcuno si aspettava di vederlo già in top 10.

L’unica cosa che gli è mancata è vincere grandi partite forse, ma sembra stia maturando. Ha un buon servizio, è mancino e gioca molto bene a rete. Sono sicuro che sarà l’avversario più duro incontrato finora per me, ma stiamo parlando di una semifinale Slam.

Sarà una grande battaglia” . Djokovic è stato definito “il cattivo del tennis contemporaneo” da uno dei giornalisti che ha avuto la possibilità di porgli qualche domanda. Il belgradese ha così risposto alla provocazione: “Non mi considero il cattivo del tennis.

Cerco solo di fare la mia parte, il mio viaggio e la mia storia. Non inseguo i record di nessuno: alcuni li conosco, altri no. I numeri possono darmi una motivazione ulteriore, ma come ho già detto in campo: sono semplicemente onorato di poter fare la storia di questo sport” .