André Agassi spiega il motivo della rottura come coach di Novak Djokovic



by   |  LETTURE 9906

André Agassi spiega il motivo della rottura come coach di Novak Djokovic

Nel corso della sua carriera Novak Djokovic non ha cambiato tanti tecnici, ma attuò un radicale quanto clamoroso cambiamento nel 2017. Dopo una grande stagione nel 2016 Nole fu superato da Andy Murray ed, alle prese con continui problemi fisici, decise nel mese di Maggio di lasciare il suo storico coach Marian Vajda e di intraprendere una nuova avventura con Radek Stepanek ed una leggenda del tennis come André Agassi come coach.

Insieme parteciparono al Roland Garros ed a Wimbledon ma con scarsi risultati e Djokovic dopo il torneo londinese decise di curarsi e pensare alla stagione successiva. Dopo altri problemi alla fine André Agassi e Novak Djokovic sciolsero la propria collaborazione nel marzo del 2018 con Novak che ritornò a lavorare con Vajda per riprendere poi quella strada che lo hanno portato adesso al vertice del ranking mondiali ed a raggiungere record su record.

In questo momento Novak Djokovic è numero uno al mondo ed è al lavoro per raggiungere e superare in ogni record tutti i suoi avversari.

Le parole di André Agassi su Novak Djokovic

Nel corso di una recente intervista l'ex leggenda del tennis americano André Agassi è tornato sulla collaborazione con Novak Djokovic, provando a spiegare cosa non ha funzionato.

Ecco le sue parole a riguardo: "Prendendo i Big Three credo sia davvero difficile dire chi abbia avuto la miglior carriera e soprattutto in periodi diversi c'è un migliore e si dice che quello sia il migliore dei tre.

Su erba il migliore è Federer, su terra è Rafael Nadal e su cemento è Novak Djokovic. Ci sono più superfici diverse e loro hanno giocato contro tantissime volte. Perché è finita con Djokovic? Non lo stavo aiutando davvero e per questo ho deciso di fermarmi.

Io volevo aiutarlo ma ad un certo punto mi sembrava che stavo fermando la sua crescita o comunque interferivo, di conseguenza ho deciso che era meglio allontanarmi. Non posso dire 'hai ragione' se non condivido alcune tue scelte e abbiamo visto che davvero troppe volte la pensavamo diversamente, questo non andava bene nel rapporto tra coach e giocatore"