Kermode sulla PTPA: "Non so quali siano le intenzioni di Djokovic"



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Kermode sulla PTPA: "Non so quali siano le intenzioni di Djokovic"

Lo scorso 30 agosto, Novak Djokovic e Vasek Pospisil hanno annunciato la nascita della PTPA. Si tratta di una nuova associazione indipendente dei tennisti professionisti creata per garantire il riconoscimento dei diritti, soprattutto a livello economico, ai giocatori meno fortunati.

L’ATP ed alcuni giocatori del Player Council non hanno gradito la formazione di questa organizzazione ed in diverse interviste hanno addirittura attaccato Djokovic. Il serbo, quando interrogato sull’argomento, ha ribadito che il progetto includerà presto anche le giocatrici del Tour WTA per estendere l’azione del suo movimento.

Kermode e la PTPA di Novak Djokovic

L'ex CEO dell'ATP Chris Kermode ha parlato proprio della PTPA e della nuova stagione. "Non è la prima volta che succede. A volte capita che i giocatori vogliono una cosa, ma il Board non l’approva quindi non riescono a far succedere ciò che desiderano.

Per il momento dobbiamo osservare cosa accade con la PTPA, personalmente non credo che questa iniziativa alla fine avrà un grande impatto, ma si tratta di un messaggio che deve essere ascoltato" , ha spiegato Kermode al podcast "The Tennis Podcast.

"I giocatori non hanno bisogno di una voce, quindi? Ce l’hanno, ci sono i membri del Board, sono rappresentati in maniera appropriata. Il problema è che i bisogni del n.1 del mondo sono diversi da quelli del n.

2000, e queste due cose sono difficili da conciliare. Ma anche dalla parte dei tornei esiste questa differenza, i 1000 hanno bisogni diversi dai 250. Non so quali siano le intenzioni di Djokovic, non posso giudicare. Credo si debba andare molto cauti a fare delle affermazioni di carattere generale che magari sono suggerite da gente che non ha nulla a che vedere con il tennis.

Mentre ero CEO una delle cose che leggevo spesso era che stessimo dedicando troppe energie ai giocatori di classifica più bassa. I numeri suggeriscono che non è vero. Per questi tennisti è sicuramente molto difficile guadagnare abbastanza da potersi mantenere, ma è anche vero che i tornei Challenger non fanno utili, quindi bisogna fare in modo che il sistema sia sostenibile" .