Agassi: “Novak Djokovic può giocare e vincere su qualsiasi superficie”



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Agassi: “Novak Djokovic può giocare e vincere su qualsiasi superficie”

Negli scorsi giorni, Andre Agassi e Steffi Graf sono stati invitati a partecipare all’Hindustan Times Leadership Summit, dove hanno avuto la possibilità di parlare con il giornalista indiano Ayaz Memon. In tale occasione, il vincitore di Wimbledon 1992 non si è fatto problemi a tessere le lodi di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic, soffermandosi su ciascuno di loro.

Per quanto riguarda lo svizzero, Andre ha fatto riferimento alla loro prima sfida andata in scena a Basilea nel 1998: “Devo dire che quel giorno in cui lo sfidai mi resi conto di essere davanti al più forte di sempre, in quell’esatto momento”.

Discutendo invece di Nadal, il Kid di Las Vegas ha detto: “Non sono mai stato testimone della migliore versione di Rafa e di questo sono davvero molto grato. Non voglio che accada, preferisco vederlo dal mio divano e non dall’altra parte del campo”.

Andre Agassi ricorda il suo rapporto professionale con Nole Djokovic

Quindi, lo statunitense è passato a parlare del numero uno del mondo Novak Djokovic. “Di Novak possiamo dire che ha un bilancio positivo sia con Federer che con Nadal”, ha affermato Agassi.

“Ha raggiunto alcuni risultati che invece loro non hanno toccato, secondo me può giocare su qualsiasi superficie ed essere sempre il favorito, il che è una cosa straordinaria da dire in questa generazione”.

Andre ha quindi ricordato il difficile periodo di collaborazione con il serbo, durato circa dieci mesi tra maggio 2017 e la primavera dell’anno successivo, terminato a causa dei frequenti disaccordi tra di loro: “Penso che ciò di cui Novak Djokovic avesse bisogno fosse una motivazione per lottare e a cui pensare.

Non aveva perso il suo gioco dalla mattina alla sera, c’erano diverse informazioni che gli hanno richiesto del tempo per essere elaborate, lui ha così tante abilità e capacità che non aveva bisogno di pensare al gioco nel modo in cui lo facevo io.

Alla fine, averlo messo di fronte alla possibilità di smettere di lavorare assieme a me è stata quella motivazione che lo ha spinto a voler dimostrare qualcosa, ha preso possesso del suo tennis ed è tornato alle proprie radici.

Questo è da sempre stato ciò di cui ha avuto bisogno su un campo da tennis. Se mai vi capita di vederlo giocare, sembra sempre che si stia per agitare per qualcosa e poi … ecco che si fa più concentrato”. Photo Credit: EssentiallySports