Paul Annacone: “Novak Djokovic può essere il peggior nemico di se stesso”



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Paul Annacone: “Novak Djokovic può essere il peggior nemico di se stesso”

Malgrado gli straordinari risultati conseguiti quest’anno – stagione in cui è riuscito a vincere l’ATP Cup, gli Australian Open, Dubai, Cincinnati e Roma – il 2020 del numero uno del mondo Novak Djokovic è stato in effetti offuscato da una serie di eventi, che secondo alcuni hanno compromesso la sua figura di grande campione.

Uno di questi è l’organizzazione del tanto criticato Adria Tour, cancellato dopo pochi giorni a causa della nascita di un nuovo focolaio di Coronavirus. Ecco quindi la creazione della ‘Professional Tennis Players Association’ (PTPA), la cui nascita ha fortemente scontentato numerosi giocatori ed addetti ai lavori.

Infine, impossibile non menzionare l’episodio avvenuto agli Us Open, quando Nole è stato espulso per aver colpito un giudice di linea con la palla.

Il parere di Annacone su Nole Djokovic

Secondo l’ex tennista ed oggi allenatore Paul Annacone, in un certo senso il peggior nemico del serbo è proprio se stesso: “Penso che tutti potremmo esserlo di noi stessi”, ha ammesso l’americano a Tennis Channel.

“Però sì, effettivamente è questa la mia opinione”. Parlando dell’Adria Tour, Annacone ha detto: “Stava seguendo tutti i protocolli del suo Paese. Mi sono informato. E’ stato molto diverso da quello che stavamo sentendo.

Stava seguendo le linee del governo, aveva buone intenzioni ma è stato sconsiderato”. Secondo lo statunitense, l’episodio andato in scena a Flushing Meadows si è trattato di pura sfortuna, ma allo stesso tempo ha fatto notare: “Purtroppo come giocatori siamo responsabili di ciò che accade, nel bene o nel male.

Dipende da te, quello è stato un gesto del tutto involontario ma è successo e la colpa è solo sua”. Per quanto riguarda infine la nuova PTPA, il vecchio coach di Federer ha dichiarato: “Io la vedo in due modi differenti.

Se facessi finta di essere il suo allenatore, gli farei: ‘Stanne lontano, è l’ultima cosa in cui vuoi rimanere invischiato’, perché ci sono un sacco di obiettivi che ancora vuole raggiungere.

Se invece parlassi da ex membro del Tour e del Players Council, devo dire che io sono rimasto in questo gruppo per sei anni. Conosco tutte le difficoltà che comporta, è davvero un ambiente complicato. Ma avviare il tutto in questo momento è stato un errore.

Anche il modo in cui lo hanno fatto è stato sbagliato. Sono usciti con questa cosa senza dare un’idea di come sarebbe funzionata. L’hanno semplicemente gettata lì in mezzo e tutti si sono detti: ‘e ora cosa facciamo?’.

Non ci sono state alcune informazioni o alcuni passaggi da rispettare”.