Rublev studia da Novak Djokovic: ecco il 2020 da record del russo



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Rublev studia da Novak Djokovic: ecco il 2020 da record del russo

Il torneo di Vienna che si svolge questa settimana ha senza dubbio attirato le attenzioni dei fan e degli addetti ai lavori per la presenza del numero uno del mondo Novak Djokovic e del fresco vincitore degli Us Open Dominic Thiem.

Tutti attendono una finale che li veda impegnati uno contro l’altro in una rivincita della finale di inizio stagione in Australia. Tuttavia a Vienna non mancano i competitors e la finale è ancora una meta da conquistare per i due campioni.

In grande forma è apparso ormai da qualche settimana il tennista russo Andrey Rublev, che ieri si è agilmente liberato di Gombos in due set e che non ha assolutamente intenzione di fermarsi.

Rublev è ormai diventato un certezza e i suoi avversari lo temono

La crescita del tennista moscovita è sotto gli occhi di tutti ed è comprovata dal suo score stagionale, che lo vede poco distante da Nole Djokovic come media di vittorie su partite giocate (ricordiamo che il serbo vanta 37 vittorie a fronte di sole 2 sconfitte, compresa la squalifica contro Carreno Busta a New York, mentre il russo ha totalizzato 34 vittorie contro 3 sconfitte, ultima delle quali a Parigi contro Stefanos Tsisipas).

Come sempre le statistiche necessitano di essere filtrate e contestualizzate, tuttavia, nonostante Rublev non abbia conquistato titoli prestigiosi quanto quelli del collega di Belgrado, la sua stagione appare assolutamente strepitosa.

La fama che ormai lo circonda dopo le ultime brillanti uscite e l’ingresso nella famigerata ed esclusiva top ten è cresciuta sempre di più e di pari passo le sue dichiarazioni e le sue prime pagine. In una lunga intervista rilasciato alla rete di Sport Express, Rublev ha raccontato quali siano stati i tasselli decisivi che lo hanno portato in poco tempo a questo livello, a gestire le sue emozioni e a definire un vero e proprio piano per la sua carriera futura: “Mi sono divertito nel 2017 quando sono arrivato al vertice 30.

Poi, tra i giovani dei primi trenta, eravamo solo io e Sasha Zverev. Il resto dei nostri coetanei era molto più basso nella classifica. Poi è arrivato il momento degli infortuni. C'era anche molto stress fuori dal campo, problemi personali che dovevo affrontare.

Ho capito che dovevo affrontare questi problemi da solo, cercare di risolverli da solo, mettere tutto il resto da parte per sentirmi a mio agio, così sono andato avanti. E poi il mio grave infortunio alla schiena mi ha permesso in questo periodo di riposo di pormi le domande giuste, di sapere perché giocavo a tennis.

È stato solo dopo che è nata una vera voglia di giocare, di smettere di pensare a cose inutili, di rimanere concentrati sugli obiettivi di prestazione. Il puzzle è stato finalmente completato e questo è ciò che ha portato ai risultati di oggi, ne sono sicuro”.

Le parole qui riportate riflettono alla perfezione la maturità che sembra aver trovato il giovane russo, atteso da un finale di stagione assolutamente interessante e dai tratti ancora imprevedibili. Le Finals di Londra sono un obiettivo concreto e rappresenterebbero la migliore consacrazione possibile per concludere il suo primo anno fra i grandi del tennis