Un medico serbo difende Novak Djokovic: "Non è morto nessuno dopo l'Adria Tour"



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Un medico serbo difende Novak Djokovic: "Non è morto nessuno dopo l'Adria Tour"

Novak Djokovic è stato travolto da innumerevoli critiche da parte di giocatori, esperti di tennis e fan per il modo in cui è stato organizzato l’Adria Tour, non curandosi minimamente del norme sul distanziamento sociale nel bel mezzo di una pandemia globale.

Il numero 1 del mondo ha ricevuto anche un po’ di sostegno ultimamente, soprattutto da parte dei suoi connazionali. L’ultimo in ordine cronologico a sposare la sua causa è stato il pneumologo Branimir Nestorovic.

Lo stesso Djokovic è risultato positivo al Coronavirus al termine della seconda tappa di Zara, unendosi a Grigor Dimitrov, Viktor Troicki, Borna Coric e al suo coach Goran Ivanisevic. Nestorovic, che è molto legato al 17 volte campione Slam, lo ha difeso con argomentazioni destinate a scatenare ulteriori polemiche.

Nestorovic: "Tutti hanno il diritto di essere contagiati"

“Ha portato tutta quella gente a Belgrado” – ha esordito. ”Il torneo non è stato un errore. Forse soltanto quella festa in discoteca poteva essere evitata.

Nessuno può proibirmi di avere una relazione con una donna che abbia l’HIV e di essere infettato. Ognuno ha il diritto di essere contagiato, ma capisco che sia difficile essere un campione quando sei serbo di nascita.

Nessuno è morto dopo il torneo organizzato da Novak. Un paio di loro sono stati contagiati e basta, non erano gravemente malati. Novak è un uomo meraviglioso e un grande filantropo. Anche i colleghi stanno iniziando a difenderlo ora” – ha aggiunto Nestorovic.

La scorsa settimana, Nole e sua moglie Jelena hanno annunciato di essere risultati negativi a un nuovo test per il Coronavirus. Il fenomeno di Belgrado non ha accusato nessun sintomo durante i 10 giorni di isolamento, ma nei prossimi mesi avrà parecchie grane da risolvere.

Il suo ruolo di presidente del Consiglio dei giocatori sembra a rischio, visto che Djokovic non gode più della fiducia di molti dei suoi colleghi. La strada intrapresa dal serbo pare quella del silenzio, in attesa che la tempesta si attenui da sola con il passare del tempo.