Lopez: "Novak Djokovic non ha dato un buon esempio per la ripresa del tennis"



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Lopez: "Novak Djokovic non ha dato un buon esempio per la ripresa del tennis"

Novak Djokovic ha ricevuto innumerevoli critiche da colleghi e addetti ai lavori per aver organizzato l’Adria Tour senza alcuna precauzione. L’esibizione ha dovuto essere annullata dopo che quattro giocatori – incluso lo stesso numero 1 del mondo e sua moglie – sono risultati positivi al COVID-19.

La decisione di accogliere una grossa fetta di pubblico e di non rispettare le norme sul distanziamento sociale non ha prodotto gli effetti sperati, anzi il fenomeno serbo rischia anche di essere destituito dall’incarico di presidente del Consiglio dei giocatori.

Il 17 volte campione Slam ha espresso scuse sincere sui suoi account social, ma ciò non ha impedito all’opinione pubblica di scagliarsi contro di lui. Intervistato da ‘El Partidazo de Cope’, il veterano spagnolo Feliciano Lopez ha riconosciuto che la vicenda dell’Adria Tour rischia di influenzare negativamente la ripresa del tennis ad agosto.

Lopez: "La colpa non è soltanto di Djokovic"

“Ciò che ha fatto Djokovic non aiuta per niente” – ha esordito l’attuale direttore del Mutua Madrid Open. “Penso che avrebbe potuto fare di meglio, ne sono convinto.

Doveva dare un’immagine molto diversa da quella che ha trasmesso” – ha aggiunto. L’iberico ha criticato anche le autorità locali per aver concesso il permesso di tenere un simile evento. “I politici del paese, le autorità sanitarie, che hanno consentito loro di organizzare un’esibizione con 4000 persone senza mascherine sugli spalti, hanno avuto una grande responsabilità per quanto è accaduto.

Al di fuori del torneo vero e proprio, hanno anche organizzato partite di calcio e basket che erano evitabili e avrebbero potuto agire diversamente. Il tennis è uno sport serio come il calcio o il basket. Le persone sono tenute a dare l’esempio.

Quello che è successo a Belgrado con Djokovic non è stato di buon auspicio per la ripresa del tennis. Dovevano implementare protocolli molto rigidi, non poteva essere diversamente in questo momento. L’importante è la sicurezza delle persone e ridurre il più possibile il rischio di contagio” – ha concluso l’ex numero 12 del mondo.