Daniel Evans attacca il numero 1 Novak Djokovic: ecco i motivi



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Daniel Evans attacca il numero 1 Novak Djokovic: ecco i motivi

In attesa di sapere quando realmente riprenderà il mondo del tennis, avanza un altro quesito tra gli addetti ai lavori in Atp. Recentemente Novak Djokovic si è lamentato delle drastiche misure previste dagli organizzatori dell'Us Open, misure che vedono il tennista poter viaggiare solo con un membro della propria squadra.

Questa situazione può danneggiare top tennisti come Federer, Nadal e lo stesso Djokovic che tendono ad affrontare i tornei dello Slam con diverse persone accanto. Ad esempio Novak Djokovic affronta i tornei con un mentore come lo sloveno Marian Vajda e come altro tecnico anche l'ex tennista croato Goran Ivanisevic.

Tutti i big dovranno quindi scegliere una sola persona con cui viaggiare e vivere l'intero torneo. Questa è solo una delle misure molto rigide non apprezzate dai tennisti del circuito.

La risposta di Evans e le ultime sul britannico

Il tennista britannico Daniel Evans non ha gradito la reazione di Novak Djokovic ed ha parlato di come invece occorrebbe confrontarsi tra i tennisti.

Ecco le sue dichiarazioni: "Non tutti i tennisti viaggiano con diversi fisioterapisti e vari tecnici, come invece ha detto lo stesso Djokovic. Penso che la questione posta da lui non sia realmente valida, questa vale infatti solo per i tennisti al vertice del circuito Atp, ma tutti gli altri tennisti non si pongono e pensano a questo problema"

Daniel Evans è stato alle prese con una lunga squalifica in passato, colpevole di una positività alla cocaina. Nel 2019 è però tornato a pieno regime arrivando così al Best Ranking, al 28 posto nella classifica Atp.

Riguardo il ritorno all'attività Evans ha recentemente dichiarato: "Sapevo di avere una nuova chance e sono riuscito a dimostrare a tutti che, si, ho fatto un grave errore ma che avevo un futuro nel tennis.

È stato deludente notare che inizialmente diverse persone che reputavo amiche mi hanno voltato le spalle, anche al mio ritorno sui campi da gioco. Quando però penso a quello che sono stato capace di fare sono orgoglioso di me stesso. Alla fine credo proprio di aver fatto un buon lavoro"