La confessione di Djokovic: "Nel 2010 volevo lasciare il tennis"


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La confessione di Djokovic: "Nel 2010 volevo lasciare il tennis"

Ospite di Stefano Meloccaro e Filippo Volandi nella "Casa" di Sky Sport, Novak Djokovic ha prima di tutto provato a tirare le somme. «Mi alleno ogni giorno in palestra, corro a casa, gioco con i bambini. All'inizio mentalmente mi sono sentito un po' vuoto e in confusione, probabilmente perchè avevo bisogno di chiarezza.

La data per la ripartenza è quella del 13 luglio, ma in molti dicono che difficilmente ricominceremo quel giorno. Dobbiamo vedere come andranno le cose negli Stati Uniti, noi dovremmo andare lì ad agosto. Se diventa meno rischioso, potremo riprendere.

C'è l'opzione anche che cancellino tutti i tornei in America e si cominci con la terra battuta in autunno, magari venire a Roma fra 2-3 mesi. Speriamo si possa riprendere a giocare». Per ricalcare il prato del Centre Court di Wimbledon, il serbo dovrà attendere più del previsto.

Durante la chiacchierata ha comunque speso qualche parola sulla storica finale della passata edizione. «Probabilmente è stata una delle due più belle partite a cui ho partecipato insieme a quella con Rafa in Australia nel 2012.

Sono state partite uniche, è successo di tutto. Dal punto di vista tecnico, la qualità del gioco di Roger è stata eccellente dal primo all'ultimo punto, lo dicono anche i numeri. Io ho giocato bene i punti decisivi, non ho sbagliato una palla nei tre tie-break e forse era la prima volta in carriera.

Queste partite capitano una o due volte in carriera e sono grato di aver potuto lottare contro un grande come Roger in un teatro prestigioso come il Centrale di Wimbledon». Nel corso della lunga passeggiata tra i ricordi, il numero uno del mondo ha confessato addirittura di aver pensato al ritiro dopo la sconfitta con Jurgen Melzer sulla terra di Bois de Boulogne nel 2010.

«Volevo lasciare il tennis perchè vedevo tutto nero. Credo che ogni giocatore abbia avuto questa esperienza durante la carriera. Eppure dopo quella sconfitta mi sono liberato. Mi sono tolto la pressione, ho cominciato a giocare più aggressivo e c'è stata la svolta».

ha spiegato con un sorriso. Peter Assembergs, direttore dell'ASST di Bergamo Ovest, ha rivelato una manciata di settimane fa che Djokovic e la moglie Jelena hanno effettuato una grossa donazione per sostenere gli ospedali di Treviglio-Caravaggio e Romano di Lombardia.

«Amo l’Italia con tutto il cuore, sento sempre la vicinanza con questo Paese. Ho vissuto tanto tempo in Italia, per esempio a Perugia da Castellani o a Firenze. La situazione lombarda mi ha toccato in particolare.

Edoardo Artaldi, il mio manager, ha un cugino che lavora in ospedale a Bergamo, e ho anche un’amica, Ljubica, che fa lo chef lì. E tutti mi hanno raccontato di quanto grave sia la situazione. Non volevo parlarne ma alla fine la notizia è trapelata» ha spiegato infine ai microfoni di Sky Sport. Photo Credit: Getty Images