Novak Djokovic: "Mi mancava scendere in campo per la Serbia"


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Novak Djokovic: "Mi mancava scendere in campo per la Serbia"

Novak Djokovic ha avuto vita decisamente facile all’esordio in Coppa Davis: con un secco 6-1 6-2, il numero 2 del mondo ha infatti liquidato Nishioka, nella sfida che la sua Serbia avrebbe poi chiuso sul 3-0. In conferenza stampa, a Nole è stato chiesto che cosa pensi del nuovo format della competizione.

“Se ne parla parecchio” ha commentato il belgradese. “l 99% delle nazioni non ha l'opportunità di giocare in casa. Scommettere su un nuovo formato doveva implicare un qualche grosso sacrificio, e questo di non poter giocare più in casa è forse il più grande, e infatti molti se ne lamentano.

Anche a me manca giocare in casa la Coppa Davis, in Serbia, ma appoggio l'idea che il formato precedente dovesse essere rinnovato, penso che non generasse più abbastanza interesse nel mondo dello sport”. Un passo verso il miglioramento, dunque, anche se per Djokovic la meta non è stata ancora raggiunta.

“Penso che il format ideale stia un po’ nel mezzo” ha infatti sottolineato il 16-volte campione Slam. “Magari creare un torneo d'élite con otto teste di serie, e un paio di settimane prima far disputare al resto delle squadre le qualificazioni in casa, qualcosa del genere.

Penso che sia emozionante giocare per il proprio paese, in qualsiasi formato; per me è un onore e un piacere. Non giocavo con la Serbia da due anni e mezzo, quindi mi mancava questa sensazione. Tutti i ragazzi della squadra sono miei amici, sono cresciuto con loro, abbiamo condiviso grandi momenti insieme in Coppa Davis.

Abbiamo vinto nel 2010 a casa nostra. Un evento che ha avuto tante belle ripercussioni anche a livello di carriera individuale”.“Quando scommetti su un cambio del genere, c'è sempre qualche rischio da correre” ha aggiunto Djokovic.

“Ci sono molti soldi investiti in questo progetto. Ci sono 18 squadre, novanta giocatori e centinaia di persone dello staff di ciascuna squadra. È una grande organizzazione, ci vogliono tanto tempo e tanto sforzo per assemblare tutto questo.

Sono sicuro che gli organizzatori stiano facendo il possibile per far sì che le cose funzionino, per renderlo un evento di successo. Per loro si tratta di una grande responsabilità, che comporta una forte pressione: hanno nelle loro mani l'evento più tradizionale e storico del nostro sport, con più di cento anni di storia.

È un enorme fardello, che li spingerà a correggere i difetti”.

Photo Credit: Getty Images