Tennis e Big Data: ecco come Djokovic ha distrutto Nadal


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Tennis e Big Data: ecco come Djokovic ha distrutto Nadal

Finalmente anche il mondo del tennis comincia a guardare ai Big Data e alla possibilità di estrarre valore dalle innumerevoli fonti di numeri e statistiche disponibili sui siti ufficiali. Il pioniere di questa apertura alla scienza dei dati applicata al mondo del tennis è Novak Djokovic, che ha incorporato nel proprio team una figura specializzata proprio nell’analisi dati: si tratta di Craig O’Shannessy, che per anni ha elaborato modelli matematici basati sulle informazioni derivanti dal circuito ATP e WTA.

Lo stesso O’Shannessy, nella rubrica che tiene sul sito web dell’ATP, ha spiegato quale sia stata la tattica che il serbo ha seguito per demolire Rafael Nadal nella finale degli Australian Open. “La sequenza è sempre la stessa: elimina il dritto, elimina il rovescio e anche il servizio finirà per perdere rapidamente di efficacia” ha scritto O’Shannessy, riferendosi alla duplice strategia messa in campo da Djokovic: nei primi game della partita, infatti, il belgradese ha sistematicamente spinto con il rovescio sul dritto di Rafa, trovando grande profondità e disinnescando di fatto il colpo più temibile del maiorchino.

Questa partenza in quarta, come ha sottolineato lo stesso Nadal in conferenza stampa, ha tolto certezze allo spagnolo e ha spianato la strada al numero 1 del mondo, che ha subito piazzato il break che gli ha poi permesso di amministrare in scioltezza il primo set.

A questo punto è intervenuta la seconda parte del piano tattico, ovvero insistere con il dritto stavolta sul rovescio dello spagnolo. I numeri rivelano impietosi le difficoltà del maiorchino su entrambe le diagonali: 28 errori col dritto, a fronte di soli 11 vincenti, e 21 col rovescio, a fronte di appena 3 vincenti.

Privato di ogni certezza da fondo, Nadal ha presto smarrito anche il servizio, mettendo in campo il 64% di prime in campo (contro una media nel torneo del 69%) e soprattutto ottenendo appena il 51% di punti con la prima, di gran lunga inferiore all’81% che il numero 2 del mondo aveva messo a referto nelle precedenti sei partite della sua avventura australiana.