Djokovic: "Ho pianto per tre giorni dopo l'operazione al gomito"


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Djokovic: "Ho pianto per tre giorni dopo l'operazione al gomito"

Negli utlimi cinque mesi, Novak Djokovic si è reso protagonista di una rimonta incredibile, e da numero 22 del mondo è riuscito a riprendersi la vetta del ranking mondiale. Stasera, a Londra, il serbo inizierà la rincorsa al sesto trionfo alle Atp Finals, che gli consentirebbe di agganciare il record di Roger Federer.

In un’intervista esclusiva a The Telegraph, Nole ha ripercorso i momenti più bui della sua carriera, quelli post Roland Garros 2016: il calo di motivazione, gli infortuni, il crollo nel ranking e per finire l’operazione al gomito, che aveva fatto dubitare molti circa il suo possibile ritorno ai massimi livelli.

Ho pianto per due tre giorni” ha raccontato Djokovic. “Ho pianto dopo l’intervento al gomito. Tutte le volte in cui pensavo a ciò che avevo fatto, mi sentivo come se avessi fallito.

Avevo provato ad evitare di finire su quel tavolo perchè non sono un fan delle operazioni chirurgiche. Cerco sempre di essere più naturale possibile, e credo che i nostri corpi siano dei meccanismi autosussistenti.

Non volevo neanche mettermi nella situazione di dovermi sottoporre ad un altro intervento. Ma penso fosse una mossa che dovevo fare. Non ero pronto a prendermi altri sei o dodici mesi. Sentivo il bisogno di tornare in campo e questo era il compromesso”.

A quei tempi provavo diverse emozioni” ha proseguito il serbo. “Dubitavo. Ero anche un po’ spaventato perchè non sapevo se avrei recuperato del tutto. Perchè non sai mai come il tuo corpo reagirà a trattamenti medici molto aggressivi.

Fortunatamente, l’intervento è andato molto bene. Ma dopo mi sono sentito in colpa per un mese o due - tra marzo e aprile di quest’anno. E poi c’è stato un momento in cui ho pensato che dovevo solo accettarlo, che ciò che è fatto è fatto, che non si può cambiare il corso degli eventi.

Potevo scegliere se essere pieno di riconoscenza o di risentimento, e non volevo restare intrappolato in quello stato emotivo”. Il belgradese identifica l’inizio del suo declino con la vittoria del Roland Garros: un successo che Nole inseguiva da anni, la cui realizzazione lo ha però portato ad un totale appagamento con conseguente mancanza di stimoli alla competizione.

Non c’ero con la testa” ha ammesso il serbo. “Dopo aver vinto il Roland Garros, mi sono svuotato sul piano emotivo. Ero sorpreso. Non pensavo che sarebbe mai successo perchè non avevo mai avuto problemi a motivarmi.

Amo giocare a tennis, no devo mai forzarmi. Ma c’era una differenza tra giocare e competere. Quando cominciavo a pensare al punteggio e dovevo competere e viaggiare per i tornei, ecco che mi sentivo vuoto. Per la prima volta nella mia carriera, era una lotta stare lì.

Poi è spuntato anche l’infortunio, che è diventato sempre più serio proprio dopo aver vinto il Roland Garros e mentre vivevo questo scombussolamento emotivo. Per un anno mi sono sottoposto a cure, cercando di giocare con gli anti-infiammatori.

Ma non avevo solo bisogno di una pausa per recuperare dall’infortunio, dovevo ricaricarmi anche mentalmente ed emotivamente. Sentivo di aver giocato troppo, e un infortunio era la scusa ideale per staccarmi per un po’ dal circuito”.

Il rientro, quest’anno, non è stato dei più facili, con le brutte sconfitte a Indian Wells e Miami contro Daniel e Paire. “Penso che Indian Wells e Miami siano stati mentalmente i punti più bassi per me” ha infatti commentato Djokovic.

Mi sentivo davvero indifeso in campo. Non sentivo dolore, ma non avevo gioco. Era un compromesso, il movimento del servizio cambiava da una settimana all’altra e solo allora ho davvero capito cosa avessero passato gli altri giocatori che avevano avuto un grave infortunio.

Ho pensato che forse avrei dovuto dare la priorità a certi eventi e a certe superfici dove mi sentissi più a mio agio, rinunciando alla programmazione che avevo seguito per dieci anni”. Di colpo, però, Nole ha dimostrato che il campione sepolto in lui era tutt’altro che morto.

Il trionfo a Wimbledon ha aperto la strada ad una serie di clamorosi successi, che gli hanno consentito di presentarsi a Londra da numero 1 del mondo. Djokovic ha tratto degli importanti insegnamenti da questo lungo periodo di crisi e rinascita.

Alla fine tutto è andato nel modo migliore per me. Ho imparato quanto sia importante chi ti sta vicino e ti consiglia. E un’altra lezione è che, anche quando raggiungi la tua comfort zone, non credo che tu ci possa restare per più di un giorno.

Quando ti svegli la mattina dopo, puoi infatti trovarti ad affrontare delle difficoltà - mentali, fisiche, emotive - che non avevi il giorno prima. La vita funziona così. Perciò io credo davvero in un approccio olistico alla vita.

Credo che ogni giorno rappresenti un’opportunità per crescere, una possibilità per conoscere se stessi ed evolvere. Forse sto entrando in una sfera più filosofica e spirituale, ma abbiamo la risposta dentro di noi.

Possiamo sempre trovarla se la cerchiamo” ha concluso il serbo.