Cecchinato: "Novak Djokovic è il vero numero uno del mondo"


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 Cecchinato: "Novak Djokovic è il vero numero uno del mondo"

Marco Cecchinato, dopo aver raggiunto la semifinale al Roland Garros e la posizione numero 22 del ranking mondiale, ha risposto ad alcune interessanti domande ai microfoni dell’AGI.

Come ti senti ad essere stato l’ultimo castigatore di Novak Djokovic in un torneo del Grande Slam? "Vedendo quello che fatto poi, tornando la macchina da guerra di qualche anno fa, mi sento ancor più orgoglioso del risultato di Parigi.

Perché ora lui è il vero numero 1 del mondo, e sapere che l’ho battuto mi dà molta fiducia per andare avanti negli allenamenti e nella stagione, all’inseguimento dei miei obiettivi. Che non dico per scaramanzia".

Il Djokovic di Parigi era già in crescita rispetto a quello di inizio anno "E questo aumenta la mia sensazione. Se riguardiamo il suo comportamento già nel secondo set, quando gli ho salvato tre set-point, e poi anche dopo il 6-1 che mi ha dato al terzo, quand’era andato avanti 5-2, prima che lo raggiungessi e lo portassi al tie-break… Non sbagliava più una palla, ogni punto era un vincente, gli ho annullato altre tre set point per evitare il quinto set… Il suo livello era molto molto alto".

Dopo quella sconfitta Nole ha avuto bisogno di una pausa sul Mount Saint Victoire con la moglie, cosa ne pensi? "Sì, ho letto anch’io che ha avuto bisogno di risettarsi. Mi ha molto colpito il suo comportamento, subito e anche dopo.

Invece di dire che aveva giocato male, ha detto pubblicamente: 'Il mio avversario ha meritato, ha giocato meglio di me'. E, da quel momento, ha ricominciato ad essere la macchina da guerra che conoscevamo. E’ davvero da prendere a esempio".

Cosa è successo dopo la tua vittoria ad Umago? "Cinque sconfitte al primo turno, quattro sul cemento, e anche quella sulla terra di Amburgo. Penso di essermela sempre giocata. Con Monfils ad Amburgo, ho perso al terzo, con Tiafoe a Toronto c’è stato un tie-break, a Cincinnati con Mannarino, che sul cemento è un signor giocatore, ho giocato due tie-break e al terzo set avuto match point, con Struff a Winston Salem ho perso, ma anche lui sul cemento non è male, e con Benneteau, al suo ultimo torneo della carriera, agli Us Open, ho lottato e poi lui ha perso solo al quinto contro Struff".

Cosa manca sul cemento rispetto alle altre superfici? "Mi manca soprattutto un po’ di fiducia, ma mi sto avvicinando, lo so, lo sento. Anche se a me piace palleggiare, trovare il mio ritmo con tanti scambi, infatti vado sempre meglio con l’andare del match, già dalla fine del primo set o all’inizio del secondo, cosa che sulla terra è abituale, mentre sul cemento gli scambi sono di meno.

E c’è anche il rimbalzo diverso, più basso, rispetto alla terra". Come è cambiata la tua vita dopo essere diventato il numero 22 del mondo? "Sì, lo confesso, lo stile di vita è un po’ cambiato, per via del livello economico, ma lo staff è rimasto quello, si è solo un po’ affiancato Ljubicic al mio manager.

Ma le motivazioni sono sempre alte e vanno oltre l’ingresso fra i primi 20 del mondo che è molto vicino". Il cemento sarà il protagonista di questa ultima parte di stagione, quali i tuoi pensieri? "Ormai queste superfici sono molto più vicine, non si dica più sul ghiaccio, non è più solo servizio e risposta.

Poi dovremo valutare bene dove fare la preparazione invernale: la chiave di questa mia importantissima stagione è venuta proprio dal lavoro da “10” che ho fatto ad Alicante. E io anche l’anno prossimo voglio vivere un’altra grande stagione".

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