"Mi sono lamentato, bisogna cambiare": Matteo Berrettini critico agli Us Open

L'azzurro spiega come modificherebbe un'attuale regola per massimizzare i tempi

by Luca Ferrante
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"Mi sono lamentato, bisogna cambiare": Matteo Berrettini critico agli Us Open

Matteo Berrettini ha rilasciato un'interessante intervista ai microfoni di Eurosport durante il giorno di riposo, dopo la vittoria pesante al terzo turno degli Us Open contro Andy Murray e prima degli ottavi di finale con Alejandro Davidovich Fokina.

Il tennista azzurro, oltre a parlare dell'ultimo successo ottenuto e sulla preferenza fra i vari tornei del Grande Slam, ha espresso una critica su una precisa regola, che ha fatto perdere tanto tempo prezioso anche nel match col britannico.

Le parole del romano

Dichiarazioni mature e da grande giocatore quelle di 'The Hammer', che ha sottolineato le differenze/somiglianze con la gara contro Monfils del 2019 sempre a New York: "Mi è venuto in mente perché ho giocato sullo stesso campo ed è stato un match in cui ho avuto tantissime chances, non riuscendo a chiuderla prima del previsto.

Si impara da quel tipo di situazioni, è successo una volta e sai che può ricapitare, però devi cercare di fare qualcosa di meglio. So che il mio gioco paga, quello che mi stavo dicendo durante il quarto set, alla fine l'opportunità di brekkare sarebbe arrivata e dovevo farmi trovare pronto" ha aggiunto.

Sulla polemica: "Non ho detto nulla nel corso dell'incontro, solo al termine. Secondo me passa troppo tempo nei cambi di campo, bisogna sempre aspettare almeno 20 secondi che le persone si siedano. O si comincia a giocare oppure non si fa entrare la gente.

Così si perde davvero il ritmo gara, abbiamo disputato una sfida da tre ore e mezza ma ci sono stati tantissimi tempi morti. Ne perde il gioco, la concentrazione e un po' tutto. Le partite son lunghe a prescindere, però se ogni volta dobbiamo aspettare che servano i drink o che scendano le persone...

per me a quel punto si comincia a giocare, soprattutto se accade nelle parti laterali del campo, mentre dietro posso capire che dia fastidio. Al pubblico non mi sembrava che importasse molto degli annunci del giudice di sedia, continuavano a fare quello che volevano fare.

In un certo senso lo capisco, perché uno paga il biglietto, magari arriva un po' in ritardo e vuole sedersi" è il parere sincero di Berrettini. Quale prestiogoso appuntamento preferisce fra i quattro? La sua risposta: "Difficile da dire.

Questo è lo Slam in cui è cominciato un po' tutto e dove ho sentito di aver fatto quel salto di qualità. Mi piace sempre giocare qui, c'è tantissima energia, gente e supporto. Non lo so, ovviamente Wimbledon ha un posto speciale nel mio cuore ma tutti gli Slam li considero importanti" ha concluso.

Matteo Berrettini Us Open
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