DA QUESTA INTERVISTA A GIANLUIGI QUINZI C'E' TANTO DA IMPARARE

Bellissima intervista al nostro Quinzi

by Federico Coppini
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DA QUESTA INTERVISTA A GIANLUIGI QUINZI C'E' TANTO DA IMPARARE

Dopo aver vinto Wimbledon juniores, eri stato etichettato come il Messia del tennis italiano: quanto ti ha schiacciato la pressione?
“Sì, dopo aver vinto Wimbledon juniores, ho avuto determinate pressioni e troppe aspettative su di me e non sono poi stato bravo né a convivermii che avrei potuto fare davvero bene nel tennis, né ad affrontare questa “bolla di sapone” nel non farmi coinvolgere da persone che non mi volevano bene. Ho fatto molta fatica nel dividere queste due cose, da lì in poi ho fatto fatica a resettare e a pensare ai tornei successivi“.

Quale è stato, a livello tecnico, il punto debole che ti ha impedito di fare il salto di qualità tra i professionisti?
“La seconda di servizio potevo migliorarla, la prima andava invece abbastanza bene, anche se a volte con poche percentuali in campo, ma la lacuna più importante era sul diritto perché perdevo molto campo con la mia preparazione, soprattutto sulle superfici veloci. Sul resto sono stato comunque bravo a migliorare anno dopo anno sempre di più, anche negli aspetti più importanti del mio tennis“.

Quanto conta la testa nel tennis?
“La parte mentale conta al 70%, a determinati livelli tutti sanno giocare molto bene, ma a un certo punto non si parla più di chi gioca meglio o peggio, ed è qui che la testa fa la differenza. Poi vi sono giocatori come Federer, Djokovic e Nadal: ciò che li contraddistingue è che nei punti importanti non fanno mai scelte affrettate o sbagliate. La parte mentale è importantissima, puoi essere messo bene fisicamente, giocare benissimo a tennis, ma se poi hai dei blocchi mentali in campo non è semplice“.

Come convivi con il pensiero di non essere riuscito a sfondare nel tennis?
“Non ho rimpianti. Con le mie lacune, con i miei alti e bassi, ho dato il massimo. Con i ‘se’ e il ‘ma’ non si può andare avanti nella vita, ho dato tutto, ho faticato molto per raggiungere traguardi importanti, mi allenavo 7 ore al giorno per migliorare il mio tennis; ma non tutti sono fenomeni, ho cercato in tutti i modi di essere un ragazzo determinato e rimpianti grossi non ne ho, ho fatto delle buone scelte, ma anche altre non altrettanto buone che però mi hanno poi permesso di maturare“.

Gianluigi Quinzi
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