LE CONTROINDICAZIONI DELLA GRATIFICAZIONE IMMEDIATA



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LE CONTROINDICAZIONI DELLA GRATIFICAZIONE IMMEDIATA

Nella quotidianità ci troviamo esposti costantemente ad una contrapposizione di forze: qualcosa che dà immediatamente un piccolo piacere (ora) rispetto a qualcosa che (forse) darà un grande piacere un domani.

Alcuni esempi per comprendere questo contrasto:

- Guardare una serie tv (ora) – Studiare per superare l’esame (forse)
- Mangiare una fetta di torta in più (ora) – Avere un corpo sano e magro (forse)
- Chattare sui social (ora) – Scrivere il tuo primo grande libro di successo (forse)

Se mi piace, se lo voglio, perché non dovrei averli? Non va bene?
La gratificazione immediata è eccellente. Se voglio la cioccolata, una doccia calda, una torta, una vacanza, una vittoria, quando la voglio? Quando sento di voler avere questi piaceri? ORA, ORA, ORA…grazie mille per non avermi fatto aspettare!!

Inseguire la gratificazione immediata è la ricetta per un disastro

La gratificazione immediata è il motivo per cui sono sempre sul telefono. Lo smartphone mi dà più piacere di quanto lo facessero tutti gli altri cellulari precedenti. La vita moderna è progettata per darmi piacere istantaneo.

Ma mi chiedo: sono soddisfatto di questo ? La gratificazione immediata può soddisfarmi? No, non lo fa. Mi fa ancora desiderare di più Ciò che ieri era soddisfacente, oggi mi scontenta, e domani mi rende triste.

E se dovessi aspettare per avere quello che voglio?
L'attesa mi mette tensione, mi innervosisce, mi agita e ho fretta. 

Portato al tennis, spesso perdo perché non so avere pazienza, non riesco a controllarmi.
La gratificazione immediata mi fa venire la sete, che porta alla fame, alla frustrazione, all'insoddisfazione e alla fine mi sento vuoto e ingannato. Ho tutto quello che ho sempre voluto eppure sono infelice. 
La gratificazione immediata è una sofferenza mascherata di piacere.
Le cose di valore richiedono tempo, ci vuole pazienza, allenamento, autocontrollo: DISCIPLINA.

Quando esaudisco questi desideri, mi sento soddisfatto, sento di aver realizzato qualcosa, sento che ne è valsa la pena. Perché? Perché questo processo riguarda molto di più il mio divenire, la mia formazione, che quello che ottengo immediatamente e senza nessun “sacrificio”.

L’essere umano è dotato di un grande potere, il potere creativo. La capacità di vedere ciò che ancora non esiste, di ideare e concepire ex-novo, nella sua mente, qualcosa che non esiste concretamente. Questa capacità astratta di generare idee e di elaborarle gli permette di creare, prima nella mente, poi nella materia.

Per agire questo impulso creativo abbiamo bisogno di introdurre il potere del ritardo della gratificazione. Inseguendo il piacere della gratificazione immediata si soffoca la parte creativa dell’essere umano.

Una credenza molto comune è che per dare avvio ad un’azione sia necessario sentirsi motivati a fare quella cosa. Si attende il “sentirsi motivati” per agire. Se manca la motivazione, si resta fermi.

La motivazione è un sentire, un sentirsi accesi e trascinati da quello che si sta facendo. Ma come tutto ciò che sta nel reame del sentire e dei sentimenti, è un qualcosa di transitorio e variabile. Fare affidamento esclusivamente alla motivazione come supporto per agire è garanzia di oscillazioni: ora ti senti motivato, dopo un po’ questa si consuma e non hai carburante per agire.

La disciplina come forzatura

La maggior parte delle persone ha associato all’esperienza della disciplina un’esperienza negativa. Infatti, per il modo in cui viene trasmessa socialmente e culturalmente la disciplina, questa diviene per molti una forzatura, una forzatura a fare qualcosa contro la propria volontà. Invece di apprendere come usare la volontà, si è imparato a forzare sé stessi. Ma forzatura e volontà non sono la stessa cosa.

Un’azione forzata è un’azione che si muove contro ciò che si sente.

Proprio perché opera “contro qualcosa”, crea una divergenza e una tensione. Questa tensione consuma energia nello svolgimento dell’azione, che risulta stancante e poco piacevole.

Più si forza più si crea un’attrazione inconscia verso ciò che apparentemente risolve la forzatura, ovvero la gratificazione istantanea.

La volontà: intenzione in azione

La volontà nella sua essenza è priva di forzatura, ed uno sviluppo corretto della propria volontà è proprio ciò che permette di uscire fuori da questo nodo evolutivo. Vediamo perciò ora alcuni elementi essenziali della volontà.

La volontà è la parte visibile di un’intenzione. Osservando un atto di volontà, la volontà è ciò che si vede, l’intenzione invece è ciò che resta invisibile (ma che agisce assieme alla volontà e ne determina la maggior parte dell’effetto).

Padroneggiare l’uso della volontà passa in primis attraverso la capacità di essere consapevoli delle proprie intenzioni. Non solo esserne consapevoli, ma imparare ad originarle ex-novo.

Un’intenzione origina direttamente dalla consapevolezza di sé. È l’Individuo Consapevole che origina le intenzioni.

L’intenzione, come dice la parola stessa, è una tensione verso qualcosa. In-tensione: ovvero un’energia diretta ad uno scopo. Quando quest’energia viene messa in movimento, allora diventa volontà in azione.

La consapevolezza del risultato futuro

La difficoltà nel superare un piacere immediato a scapito di un’azione costruttiva nel lungo periodo sta nel fatto che il risultato ipotetico a cui aspiriamo è posizionato in un tempo futuro. Se ci fosse un riscontro immediato rispetto a ciò che stiamo facendo, il problema non esisterebbe. Un elemento che fa la differenza è quindi la consapevolezza del risultato futuro e del suo valore.

Più sei consapevole di ciò a cui aspiri, più conosci l’importanza e il valore di avere questo nella tua vita, più sei facilitato ad originare un’intenzione e un atto di volontà che ti porta in quella direzione superando ogni gratificazione immediata.