Il coraggio e' utile nel tennis?



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Il coraggio e' utile nel tennis?

Recentemente ho avuto l’occasione di parlare con un tennista di 16 anni molto ambizioso (che chiameremo Larry) che aveva giocato male il suo ultimo torneo. Larry mi aveva raccontato che negli ultimi tempi era salito nel ranking, ma aveva iniziato a sentire la pressione. In una partita dei primi turni, aveva perso il primo set, ma era a soli due punti dal vincere il secondo. Mentre cercava di vincere quel game, ha iniziato a pensare troppo, a sentirsi teso e a avere fretta di chiudere i punti. Così in un attimo ha perso il game. Sempre più turbato per il modo in cui stava affrontando la partita, si è lasciato sfuggire anche i tre game successivi ed ha finito per perdere il match. Improvvisamente si trovava fuori dal torneo ed era finito nel tabellone di consolazione. A quel punto si era completamente scoraggiato e ha di nuovo perso 6-1, 6-1. Le sue speranze di migliorare il ranking sono così crollate e ha iniziato a considerare quel torneo un vero disastro. Ma quella esperienza ha molto da insegnargli: perché le cose sono andate così? Come avrebbe potuto evitare che tutto ciò si ripetesse?

Chiaramente le cose sono andate così perché a Larry è mancato il coraggio. E non perché non è stato determinato quando ha servito per il set e poi ha sbagliato alcuni set point. Ma per come ha reagito a queste situazioni. Avere dei momenti di tensione è normale, succede a tutti, anche a Roger Federer e Serena Williams. Le differenza sta nel modo in cui si superano quei momenti.

I giocatori coraggiosi accettano i propri errori e le indecisioni senza provare imbarazzo e senza dispiacersi troppo. Sono pronti a razionalizzare l’accaduto e a continuare a giocare la partita con un atteggiamento positivo. Sanno che i momenti di tensione fanno parte del gioco. I professionisti riescono a superare queste situazioni velocemente, senza farne un dramma e senza lamentarsi per troppo tempo.

Andy Roddick ci ha dato un ottimo esempio di questo atteggiamento nella finale di Wimbledon del 2009, persa contro Federer al quinto set. Prima del torneo aveva migliorato uno dei suoi punti deboli: era dimagrito più di sei chili per sentirsi più leggero nei movimenti. Nella finale stava giocando davvero bene: gli spostamenti erano veloci, colpiva con sicurezza col rovescio (un atro dei suoi punti deboli), scendeva a rete al momento giusto e metteva a segno tanti ace. Aveva vinto il primo set facilmente e stava andando bene anche nel secondo fino ad arrivare al set point. Ma Federer non aveva intenzione di gettare la spugna facilmente. Al quarto set point, Roddick prende in mano il gioco e scende a rete con un colpo in avanzamento che risulta essere quasi vincente e sposta Federer sul lato del dritto facendolo quasi uscire dal campo. La risposta di Federer è debole e poco incisiva. Roddick deve solo appoggiare la palla nel campo vuoto per vincere anche il secondo set. Sarebbe stato quasi più facile fare questo punto che sbagliarlo, invece Roddick l’ha sbagliato malamente. All’improvviso l’opportunità di vincere il secondo set è sparita. Federer è tornato alla carica e l’ha vinto al tie-break. Poi ha vinto il terzo con un altro tie-break. Invece di demoralizzarsi, Roddick si è lanciato all’inseguimento di Roger in modo aggressivo e ha vinto il quarto set 6-3, portando così l’incontro alla maratona del quinto. Roddick ha tenuto il servizio per restare nel match 10 volte di fila prima di arrendersi sul 14-15. Sì, ha perso, ma senza arrendersi mai. Roddick è uscito dal campo sconfitto ma non distrutto.

Il tennis è molto più di una gara a suon di colpi o di uno scontro atletico, è ben altro che due strategie a confronto. Una partita di tennis anche una prova di carattere. Sei sempre in campo da solo e nessuno ti aiuterà nei momenti difficili. Devi avere il coraggio di gestire tutte le difficoltà emotive con cui il gioco ti punirà, senza crollare. Se riuscirai a farlo, sia che tu vinca o che tu perda, potrai uscire dal campo orgoglioso di avere vinto o almeno di non aver battuto te stesso.