Mi alleno sempre tanto: allora perché non vinco?



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Mi alleno sempre tanto: allora perché non vinco?

“Lavora sodo e il resto verrà da sé!”

“Devi solo crede in te stesso! Tutto è possibile!”

“Resta positivo, poniti degli obiettivi e cerca di migliorare un po' ogni giorno. In questo modo i tuoi sogni si realizzeranno.”

Vi sarete sentiti dire tante volte queste frasi fatte nel corso della vostra vita. Ma se in certe situazioni possono essere d’ispirazione e confortanti, valgono davvero per tutti o solo per qualcuno?

Quando avevo 12 anni, mia madre è riuscita a portarci sui campi di Wimbledon il giorno prima dell’inizio del torneo. Abbiamo visto Stefan Edberg (il mio eroe di quando ero piccolo) che si allenava con Michael Chang. Per mezz’ora ho studiato ogni singolo movimento, ma la cosa che più mi ha impressionato di quella coppia di atleti sono state le dimensioni dei loro polpacci! Non so perché, ma mentre camminavo tra i campi quel giorno, osservando i giocatori che si preparavano al torneo più importante dell’anno, ho iniziato ad osservare le loro gambe: vi assicuro che tutti i tennisti avevano dei polpacci incredibili!

Dopo questa esperienza, mi sono convinto che avere delle gambe potenti e muscolose fosse un elemento fondamentale per diventare un tennista professionista. Penavo che con l’allenamento giusto, l’alimentazione adeguata e molto impegno, anch’io un giorno avrei avuto dei polpacci simili. Ma per me quel giorno non è mai arrivato. In effetti ho un fisico più da mezzofondista: il mio corpo non è fatto per essere potente, ma per essere resistente. Non importa quanti esercizi io faccia, non avrò mai le gambe possenti dei tennisti che avevo visto sui campi di Wimbledon.

Perché?

Quando ero adolescente, mi ricordo che alcuni dei miei compagni di tennis avevano lasciato la scuola per dedicarsi completamente allo sport. Giocavano 3 o 4 ore al giorno e venivano seguiti da un coach quasi quotidianamente. Io ho continuato a giocare un’ora al giorno, magari un po' di più nel fine settimana… e ho continuato a studiare.

Non mi spiegavo come riuscissi comunque a battere quei giocatori così facilmente. Notavo in quei ragazzi dei miglioramenti, ma non sono mai arrivati al mio livello e, alla fine, hanno abbandonato il tennis agonistico molto prima di me. Si allenavano, venivano seguiti da un coach e giocavano tornei più di me e tuttavia non riuscivano a battermi. Perché?

Quando sono diventato a mia volta maestro di tennis a livello college, ho iniziato a capire i limiti di certi giocatori. I primi anni di lavoro volevo credere che il talento non fosse così importante. Pensavo che con la mentalità giusta e il duro lavoro, i risultati dei miei giocatori non avrebbero avuto limiti. È stato invece molto frustrante notare come alcuni dei giocatori che si impegnavano di più non raggiungevano i risultati sperati: vincevano poco e non riuscivano neppure a entrare in squadra. Avrei voluto che il loro impegno venisse in qualche modo premiato, ma nei momenti importanti i giocatori più “talentuosi” avevano la meglio. Ho iniziato a capire che i tennisti che vincevano più spesso avevano sia “talento” che una grande etica del lavoro. Ho capito che il talento e la genetica sono DAVVERO importanti.

Nel mio lavoro da coach, sapevo che la capacità del giocatore di competere non derivasse solamente dal numero di ore di allenamento. Dopo aver allenato per alcuni anni sia ragazzi che ragazze (studenti di college di alto livello), ho capito che certi fattori influenzano le loro prestazioni.

Ora anche la scienza ha confermato le mie valutazioni.

I genitori spesso chiedono all’allenatore perché il figlio non stia migliorando o perché continui a perdere. Non è sbagliato porre queste domande, ma dovete anche capire che vostro figlio possiede dei limiti dettati dal suo patrimonio genetico, che non possono essere cambiati e che potrebbero essere alla base dei suoi scarsi risultati.

Il libro “Top Dog” di Bronson e Merrymen affronta questo argomento. Ci rivela che ore e ore di allenamento non sono sufficienti per competere ai massimi livelli in qualsiasi professione. Uno degli studi più interessanti di questo libro riguarda il modo in cui le persone gestiscono le situazioni stressanti. Quando siamo in un momento di difficoltà, le sinapsi della corteccia prefrontale vengono irrorate di dopamina tramite uno speciale enzima (COMT). La maggior parte delle persone è dotata di enzimi a velocità di reazione sia alta che bassa; alcuni posseggono solo gli enzimi ad alta velocità di reazione e purtroppo il 25% della popolazione possiede solo enzimi a bassa velocità di reazione. Significa che queste persone faranno fatica a ristabilire la calma dopo un evento stressante. La dopamina resterà in circolo più a lungo del necessario.

Provate a immaginare di essere un tennista molto bravo e di appartenere a quest’ultimo gruppo di persone. Sentite la pressione di dover vincere l’incontro proveniente sia dal vostro interno che dall’esterno. State vincendo, ma poi le cose iniziano ad andare male e sentire salire la pressione ancora di più.

In questo momento la dopamina inizia a crescere e fate fatica a riportarla a livelli accettabili a causa di questa vostra caratteristica genetica. Ogni muscolo del vostro corpo è estremamente teso, commettete un doppio fallo dopo l’altro e la vostra tecnica si scioglie come neve al sole.

Un coach o un genitore si dovrebbe davvero arrabbiare per questo? Io lo facevo… almeno fino a quando ho letto questo studio e ho capito che uno dei miei giocatori molto probabilmente aveva questa problematica genetica legata agli enzimi e sarebbe sempre stato destinato ad “andare in palla” durante le partite “difficili”.

Un altro libro che ho letto recentemente, “SUPERHUMAN” di Pullman, parla di alcuni studi che hanno dimostrato che “circa un quarto della quantità di tempo dedicata agli allenamenti potrebbe dipendere da fattori genetici.” Significa che un quarto dell’energia e della volontà che avete di allenarvi è influenzata dai geni. L’allenamento inoltre amplifica gli effetti di un talento innato. In sintesi i vostri geni influenzano quanto vi vorrete allenate e anche vorrete vincere.

Questo libro spiega anche il Modello di Interazione Multifattoriale Gene-Ambiente (MGIM): in sintesi questo modello spiega che l’allenamento non determina il risultato e stabilisce che la prestazione deriva sia da fattori genetici che non-genetici. Gli studiosi che hanno creato questo modello di interazione hanno inoltre stabilito che la quantità di allenamento portata a termine da ogni atleta partecipa per un 30% alla possibile variazione di prestazione. In altre parole, il 70% della nostra prestazione è influenzato da fattori che non hanno nulla a che vedere con l’allenamento”.

In generale, la genetica influisce su ogni aspetto della vita di un atleta. Potrei citare molti altri esempi oltre a quelli già descritti in questo blog, ma sono certo che ne basteranno pochi per farvene richiamare alla mente ad altri che già conoscete. Tutto ciò va oltre quello che si vede in superficie: altezza, peso, velocità, capacità di saltare, ecc.

La genetica influenza notevolmente il modo in cui un atleta gestisce lo stress e anche il suo impegno nell’allenamento! Potremmo pensare che i geni non riguardino questi aspetti meno “evidenti” della crescita di un atleta, perché non sono cose concrete che potete vedere con gli occhi. Speriamo quasi che tutto ciò non esista e semplicemente ci ripetiamo: “Lavora sodo e non mollare mai!”.

Spero che gli allenatori e i genitori possano capire sempre più che far crescere un tennista è un processo estremamente complicato. Nessuno di noi sa quale sarà il limite massimo della carriera che la genetica stabilirà per ogni giovane atleta. Vorremmo tutti che le cose fossero chiare e semplici; qualche sedicente “esperto” cercherà sicuramente di offrirvi soluzioni facili, ma la crescita di un tennista (come la crescita personale) può essere un percorso pieno di ostacoli e passi falsi.

Se vostro figlio ama il tennis e sogna di diventare un top player, fate il possibile per aiutarlo, ma durante il percorso cercate di avere delle aspettative realistiche. Abbiate ben chiaro che moltissimi fattori partecipano alla realizzazione di questo sogno. Il livello tennistico dei migliori al mondo è raggiungibile da pochi atleti; ma se davvero amiamo questo sport e desideriamo migliorare, allora dovremo fare del nostro meglio per trarre il massimo da ciò che la nostra genetica e l’ambiente in cui viviamo ci mette a disposizione.

Ognuno di noi ha dei limiti e non ha senso arrabbiarsi per questo.

by a USA coach