DAL GIOCATORE ALLO STAFF: PER UNO SPOSTAMENTO DI PROSPETTIVA SULL’INTENSITA’



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DAL GIOCATORE ALLO STAFF: PER UNO SPOSTAMENTO DI PROSPETTIVA SULL’INTENSITA’

“Intensità: chi era costei…?” Parafraso la celebre frase di manzoniana memoria per introdurre Signora Intensità: colei cui tutti, o quasi, noi addetti ai lavori ci riferiamo in campo un giorno sì e un giorno sì. Sfuggente, selettiva, esigente e dunque incline ad abbandonare i nostri giovani atleti durante allenamenti e gare, invece di restar loro vicina come un’ombra fedele, la Signora ci richiede di venir spesso richiamata e alimentata.

Giovani atleti, dicevo. Sì, giovani, perché il palcoscenico da cui traggo le considerazioni che seguono è quello che mi vede co-protagonista, in qualità di Preparatore Mentale, con gli altri membri dello Staff, a fianco di tennisti in erba, impegnati nel loro personale percorso di crescita, all’interno del Settore Agonistico di una Scuola Tennis.

Ecco allora porsi la questione: come portare i nostri giovani ad esprimere alta intensità in campo, a tenere viva quella fiamma appassionata che ne rappresenta il cuore? “Più intenso! Forza, metti più intensità! Sei stata poco intensa! Sei scesa!” Se fossi a digiuno di tennis, mi trovassi su un campo durante un allenamento e sentissi incitamenti simili, potrei intuirne vagamente il senso, magari cogliendone una parte o sfumatura, senza però riuscire a darne una più precisa e completa descrizione. Mi potrebbe forse venire in aiuto quel che osserverei: fondamentalmente, l’atleta e il suo sforzo, le energie scaturite da quegli incitamenti e riversate sul campo.

Rimandando ad altro contributo il tentativo di descrivere meglio signora intensità e i modi della sua espressione dalla parte del giocatore, mi preme ora proporre un preliminare spostamento di prospettiva, forse insolito ma – credo - promettente: che cosa intendiamo noi che lavoriamo accanto agli atleti, quando parliamo di intensità in riferimento a noi stessi? Ecco, per come io la intendo ovvero in un’accezione molto ampia, l’intensità diventa strada maestra per realizzare l’essenziale auto-monitoraggio della qualità del proprio operato.

Il nocciolo della questione è questo: dobbiamo offrire noi stessi come modelli operativi coerenti e dunque credibili agli occhi del giocatore. E’ anche e soprattutto attraverso questa credibilità, per nulla scontata né immediata, che possiamo trasmettere l’esperienza viva dell’intensità e qualità dell’allenamento; solo così queste, una volta fatte proprie dal giocatore e divenute abituali, potranno venire da lui trasferite e riproposte in gara. In altre parole: se chiediamo intensità ai giocatori, dobbiamo preliminarmente offrire loro intensità come singoli professionisti e come Staff, risultando così coerenti tra ciò che esigiamo e ciò che siamo.

E così torno al punto: come offrire intensità? Concretamente, attraverso la nostra azione in campo – declinata in alcune sue dimensioni – ed il suo sistematico monitoraggio, in relazione alla situazione, al momento e alle persone intorno a noi. Le dimensioni del nostro operato che prendo in esame sono gli spazi, i tempi, i modi e i destinatari. Un esempio tratto dal campo:

- situazione: match di allenamento

- destinatario: giocatore

- tempo: cambio-campo

- modo: chiedo/ascolto/descrivo assicurandomi che vi sia reciproco ascolto e contatto di sguardo

- spazio: di prossimità

- obiettivo: mettere a fuoco insieme al giocatore un aspetto mentale legato al suo atteggiamento in campo durante il match

Se opero il necessario auto-monitoraggio nessuna delle azioni messe in atto, scelte tra le opzioni possibili nella cornice di queste dimensioni, risulterà casuale (ciò non significa naturalmente che siamo infallibili, ma idealmente la prospettiva è quella di risultare corretti ed efficaci): ogni scelta descritta nell’esempio è sorretta dalla serie di variabili proprie della situazione in atto. Per esempio la scelta di utilizzare lo spazio di prossimità così come di aspettare la fine del game e di ottenere il contatto di sguardo, aiutano a isolare i contenuti dal contesto e a trasmettere al giocatore l’idea che gli stessi sono salienti e particolarmente importanti. Più in generale, i tempi, gli spazi e i modi devono essere il più possibile funzionali e far arrivare la nostra “presenza”: misto di interesse, competenza, energia, fiducia, in una parola la nostra intensità. Funzionali perché capaci – come ben disse un giorno un tecnico competente e appassionato – di “accendere una luce” nel giocatore.

Con l’esempio descritto ho cercato di mettere in evidenza l’idea di intensità in riferimento al singolo professionista. Con la situazione seguente tento invece di rendere vivida l’idea di uno “staff intenso”:

conduco insieme al maestro la sessione di allenamento sul campo, l’ultima della giornata. Verso la fine della stessa, osservo il collega e colgo nel suo stare in campo uno di quei fisiologici momenti “off”, in cui mi pare essere sceso d’intensità (linguaggio del corpo negativo, assenza di feedback ai giocatori, posizione statica da diversi minuti, appoggiato al paletto della rete). Come posso in questo frangente perseguire lo scopo di continuare a far arrivare ai giocatori la percezione di uno “staff intenso”, compensando il temporaneo “calo” del collega? In molti modi, senza dubbio. Tra i tanti io scelgo, intenzionalmente, di incrementare i miei feedback verbali verso i giocatori e di farli “arrivare” anche al collega usando attivamente gli spazi in modo mirato (gli passo vicino mentre incito i giocatori), “chiamandolo dentro” con riferimenti espliciti ai suggerimenti tecnici che suole fornire. Ancor più essenziale è tuttavia ciò che scelgo di non fare: riprendere verbalmente il collega e sottolineare il suo momentaneo calo, tanto più in presenza dei giocatori.

Gli esempi che ho portato sono solo due tra i tanti possibili, tenendo conto che molteplici sono gli oggetti dell’azione di monitoraggio che rappresenta il cuore dell’intensità. Ricapitolando:

- la situazione in corso;

- Il momento;

- le persone intorno a me (giocatori, colleghi, famiglie);

- me stesso in relazione ai messaggi che mando/ricevo, agli effetti delle mie azioni, al momento e alla situazione, alle persone intorno.

Concludo allora con questa raccomandazione, direttamente dal campo, come siamo soliti dire ai giocatori: intensità dalla prima all’ultima pallina!!

By Gian Luca Traversari

Psicologo Psicoterapeuta

Preparatore mentale di II° livello FIT