DOMINA LA MENTE SFIDANDO L’IMPOSSIBILE



by   |  LETTURE 3300

DOMINA LA MENTE SFIDANDO L’IMPOSSIBILE

Chi e’ David Goggins?
David Goggins è un Navy SEAL in pensione, che ha prestato servizio nella guerra in Afghanistan e in Iraq. È un atleta di endurance, in particolare le sue specialità sono l’ultramaratona, il triathlon e l’ultra- triathlon; è stato nel Guinness dei primati per i suoi 4.030 pull up portati a termine in 17 ore. È anche uno speaker motivazionale, fa interventi per grandi aziende, team di sportivi professionisti, e studenti.

David Goggins ce l’ha fatta, e questo grazie al duro allenamento (che ha rimodellato il suo corpo) e alla forza interiore (che ha plasmato la sua mente). Ce l’ha fatta perché ha imparato a dominare la mente e a non farsi più comandare da lei. Ha imparato ad andare oltre la sofferenza e il dolore, superando limiti che non erano reali, ma solo pensati.

David è convinto che tutti noi, mediamente, ci arrendiamo dopo avere fatto solo il 40% di ciò che potremmo realmente fare. Anche quando pensiamo di non avere più forza, né energia, ci sbagliamo: c’è sempre un 60% di potenziale in ognuno di noi che resta inutilizzato e dormiente. Una volta capito come funziona, è sufficiente metterci alla prova e resistere ai primi impulsi di mollare, di qualsiasi cosa si tratti, che sia

un allenamento sportivo o un compito interminabile sul lavoro. È sufficiente fare quello sforzo in più e non ascoltare tutte le storie

autolimitanti che la mente ci racconta, solo per il timore del fallimento. E questa sfida non si vince mai una volta per tutte: non è perché David Goggins sia entrato nei Navy SEAL, che si è sentito in qualche modo “arrivato” o “a posto”.

LEGGI ANCHE: Come liberarti dal burattinaio della mente

Tutti noi possiamo farcela e raggiungere l’impossibile, con il duro lavoro, plasmando la mente e alzandoci presto al mattino!

David ha un approccio all’eccellenza che si basa fondamentalmente sull’idea di assumersi la responsabilità della propria vita; ha uno stratagemma che lui chiama Accountability Mirror, lo specchio della responsabilità, da intendersi come onestà e trasparenza verso se stessi. Il primo passo è mettere da parte il nostro ego, che vorrebbe illuderci che andiamo bene così come siamo. Guardiamoci allo specchio e siamo onesti con noi stessi: ci piace quello che vediamo? Ci piace la vita che stiamo facendo? Se non ci piace, non c’è nulla di male, perché possiamo sempre cambiare le cose, purché siamo disposti a prenderci un impegno con noi stessi e portarlo a termine.

Fatto questo, dobbiamo ricordarci di fuggire il più possibile dalle nostre zone di comfort, ponendoci obiettivi sempre più difficili, più sfidanti, in modo graduale, ma costante. Dobbiamo sapere che non è possibile cambiare vita all’improvviso, ma con la programmazione, il duro lavoro e la costanza, si può fare. In questo percorso, le zone di comfort sono pericolose. Più ci poniamo sfide, più diventiamo forti, e più aumenta la nostra autostima − non perché ce ne convinciamo, ma perché abbiamo prove concrete del fatto che possiamo farcela.
Sfidare i limiti vuol dire avere il coraggio di affrontare la fatica, lo sforzo, e anche il dolore, andando ad alimentare un circolo virtuoso di continui miglioramenti che a loro volta attirano altri miglioramenti. Per facilitare l’impresa, possiamo aiutarci tenendo sempre presente le imprese che siamo già stati in grado di fare, gli ostacoli che abbiamo superato e la determinazione che ci ha guidato.

LEGGI ANCHE: IL DESIDERIO E L'INTENZIONE DI FARCELA

Essere sempre pronti a rialzarci e sapere che gli ostacoli e le difficoltà fanno parte della vita

Il Buddha dice che la vita è sofferenza; anche se non siamo buddhisti, possiamo essere sufficientemente onesti per riconoscere questa verità. Ogni esistenza ha la sua porzione di sofferenza, è inevitabile. Ma quello che si può evitare è di rimanere incastrati in una vita troppo comoda, poco stimolante e non autentica. I nostri limiti possono diventare la nostra peggior prigione, anche se la cultura dominante vorrebbe farci restare chiusi tra i paletti della prevedibilità. I limiti esterni non sono

il reale problema, così come non lo sono le persone; i limiti veri sono quelli che ci mettiamo noi da soli, e che solo noi possiamo scardinare. Non si spezzano da un giorno all’altro, con il solo pensiero positivo, ma si spezzano prima di tutto chiedendosi: “cosa succederebbe se...”? e poi agendo. La prossima volta che vogliamo fare qualcosa di nuovo e che ci capita di scontrarci con una nostra convinzione limitante, proviamo a chiederci: “e se invece fosse possibile?” E poi agiamo.

Nella vita, ci potrà capitare di essere derisi, di sentirci insicuri, di non essere i migliori; ci saranno situazioni in cui saremo l’unica persona
di colore, oppure l’unica bianca, o l’unica donna, l’unico uomo, e ci saranno volte in cui ci sentiremo terribilmente soli. Possiamo superare questi momenti, perché la nostra mente è incredibilmente forte, abbiamo accesso a risorse inimmaginabili e l’unica guerra che dobbiamo combattere è quella contro noi stessi e la nostra mancanza di volontà di diventare chi siamo davvero.

Dobbiamo avere la mente aperta, sfidare l’identità che ci siamo costruiti e che col tempo ci ha inchiodati in una figura statica e immutabile,
che preferisce rimanere insoddisfatta, ma comoda, piuttosto che sperimentare le meraviglie di cui è capace. Se per esempio siamo diventati così bravi da riuscire a correre per 30 minuti di fila e ci sentiamo perfettamente a nostro agio nel farlo, vuol dire che è arrivato il momento di correrne 40. Mai fermarsi, mai accontentarsi, ricordiamoci che c’è sempre quel 60% di potenziale che aspetta di essere sprigionato; non tutto in un a volta, per gradi, con costanza e impegno continuo. L’eccellenza non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte e resta con noi per sempre, svanisce se non continuiamo a coltivarla; per diventare persone straordinarie dobbiamo eccellere ogni giorno, nelle situazioni ordinarie e non smettere mai di farlo.

LEGGI ANCHE: NON AVERE PAURA DI ENTRARE NELLA ZONA DI DISCOMFORT