Impara l'arte della vittoria dal fondatore della Nike



by   |  LETTURE 3555

Impara l'arte della vittoria dal fondatore della Nike

Oggi mi piacerebbe soffermarmi su un qualcosa di diverso ma che e' sicuramente utile per imparare ad affrontare i problemi e avere una chiara visione di successo!

Oggi parlo della storia di PHIL KNIGHT....il co-fondatore della Nike.

Poco più che ventenne, appassionato di sport, fresco di laurea in economia all’università di Stanford e reduce da un anno passato nell’esercito, Phil “Buck” Knight torna a casa dei genitori in Oregon. È quel momento di svolta in cui un giovane deve decidere che cosa fare della propria vita, e Phil è in cerca di un senso più profondo di un 2 semplice lavoro d’ufficio da contabile.

il suo concetto principale che ha nella mente e' di iniziare a fare qualcosa....
Molto utile qui il concetto di INIZIARE PRIMA DI ESSERE PRONTI

Di una cosa è certo: vuole che la sua vita sia piena di significato, che sia creativa e abbia uno scopo. Prima di prendere decisioni sul suo futuro vuole conoscere il mondo, così parte per un giro di un anno in solitaria tra le isole Hawaii, l’Asia, l’Europa e l’Africa, mantenendosi con lavori di fortuna, come il vendere enciclopedie e assicurazioni. Nel corso del suo viaggio affronta le grandi domande della vita e decide che l’unica strada percorribile per lui è fuori dai binari convenzionali. Non vuole lavorare per una grande azienda, ma ha intenzione di realizzare qualcosa di suo che sia nuovo, dinamico, diverso. 

Nella sua testa continua a ronzare un’idea, la sua “folle idea” che risale ai tempi del college. All’epoca, Phil si era reso conto che le auto giapponesi erano diventate molto popolari in America e, data la sua passione per lo sport e per la corsa in particolare, aveva avuto l’intuizione che le scarpe giapponesi, di ottima qualità e di prezzo minore, avrebbero potuto riscuotere molto successo negli Stati Uniti. Dopo mesi di ricerche Knight presentò l’idea nel suo paper finale al college, senza che nessuno ne rimanesse particolarmente colpito. Eppure lui non riusciva a togliersi questa “folle idea” dalla testa, con la convinzione profonda di aver intuito una grande opportunità. Così, verso la fine del suo viaggio intorno al mondo decide di fermarsi in Giappone per parlare con un’azienda locale produttrice di scarpe. È giovanissimo e con zero esperienza imprenditoriale o commerciale. Inoltre, i rapporti tra Stati Uniti e Giappone negli anni ‘60 sono piuttosto delicati. Tutt’altro che sicuro di ciò che può ottenere, eppure determinato a vedere se si possa aprire una strada per la sua folle idea, Knight si mette in contatto con la Onitsuka, produttrice delle scarpe Tiger, e ottiene un incontro. 

I manager della Onitsuka credono che Phil rappresenti un’azienda americana affermata: quando gli chiedono il nome, il primo che a lui viene in mente è “Blue Ribbon”, in riferimento ai nastri blu vinti negli sport a scuola. Eppure, nonostante queste deboli premesse, Onitsuka vede un’opportunità e accetta di lasciare che Phil Knight distribuisca le loro scarpe in America. Così nasce ufficialmente l’azienda Blue Ribbon, che in seguito diventerà Nike. Phil fa il primo ordine per alcune migliaia di scarpe Tiger da fabbricare e spedire in America. Quando firma l’ordine non ha i soldi per pagare, né un’idea di come ottenerli, ma è fiducioso nella sua capacità di trovare una soluzione. Prende in prestito una piccola somma di denaro dal padre e la utilizza per importare le Tiger, che inizia a vendere dal bagagliaio della sua Plymouth Valiant nel 1963. Nel primo anno di attività – quando già Adidas e Puma sono grandi aziende affermate – Knight incassa ottomila dollari.

Guardando al tennis....tutti i grandi giocatori hanno avuto dentro quella vocina, quella visione e non hanno mai mollato.
Malgrado le sconfitte, le avversita', i problemi....sono sempre andati avanti: cadevano e velocemente si rialzavano avendo ben chiaro dove volevano arrivare!

PER DIVENTARE GRANDI DEVI CIRCONDARTI DI PERSONE VALIDE.

 Fin dall’inizio Knight ha un importante mentore, che diventa il suo socio in affari. Si tratta di Bill Bowerman, grande allenatore di corsa americano con la passione per la sperimentazione in fatto di scarpe da ginnastica.  Carismatico e appassionato, ama mettere alla prova le sue creazioni direttamente ai piedi degli atleti che allena. Una mattina a colazione – mentre vede la moglie che prepara i waffle - ha l’idea di creare una scarpa con un motivo a forma di waffle sulla suola, che possa migliorare la presa del piede sul terreno. Versa quindi della gomma nella macchina per waffle di sua moglie e inizia a fare prove. Il risultato finale è una scarpa, la Waffle Racer, che ottiene un enorme successo sul mercato.

Phil Knight costruisce la sua azienda circondandosi di quelli che lui chiama “shoe dogs”, persone completamente assorbite dal mondo delle scarpe da ginnastica in ogni aspetto, dalla progettazione alla produzione alla vendita e naturalmente all’utilizzo. Appassionati, visionari, maniaci dei dettagli e costantemente attenti alle esigenze concrete degli atleti: è questo il team di senior manager che forgia la Nike.

Insieme, grazie a una visione audace e alla fiducia condivisa nella forza trasformatrice dello sport, Knight e i suoi collaboratori hanno creato un marchio rivoluzionario. Inoltre, gran parte del successo iniziale dell’azienda è scaturito dai primi rappresentanti di vendita: Knight si è circondato ed ha assunto atleti ed ex atleti che adoravano le sue scarpe e ne diffondevano la gloria per tutti gli Stati Uniti.

ALTRO CONCETTO CHIAVE CHE EMERGE E': "NON DIRE ALLE PERSONE COME FARE LE COSE"

A Phil Knight piaceva leggere libri scritti da grandi generali e leader, perché adorava imparare nuove lezioni sulla leadership. Una delle più importanti che ha appreso, e che ha fatto sua durante tutta la carriera è stata l’importanza di parlare poco, in particolare di “non dire alla persone come fare le cose” ed evitare il controllo eccessivo sui dipendenti. Il suo stile di management prevedeva di dire a collaboratori e dipendenti COSA voleva che fosse fatto, ma lasciarli liberi sul COME... e farsi sorprendere dai risultati.

Così, Phil ha dato carta bianca ai suoi collaboratori, lasciando che risolvessero da soli le cose e ottenendo grandi risultati. Alla base di questo stile di management c’è però un dato di fatto: il fondatore della Nike ha mostrato un’abilità quasi naturale nell’assumere persone appassionate alla missione della sua azienda come lui. Questo ha fatto sì che molti suoi collaboratori ottenessero e facessero ottenere all’azienda grandi risultati. “Di’ alla tua gente COSA fare, ma dai loro molta libertà sul COME realizzarla” è un approccio comune a molti grandi leader, ma alla base ci deve essere la scelta di collaboratori e dipendenti fortemente motivati a portare avanti la missione e lo spirito aziendale. 

Ed e' vero anche per il mondo del tennis.....oggi troppe volte i tennisti sono imbrigliati (i piccoli tennisti che stanno crescendo) in preconcetti tattici che non fanno altro che mettere delle corde alla liberta', all'immaginazione e alla creativita'. Certo....sembra assurdo quello che dico ma il tennis e' come un'arte....si gioca d'istinto....il tennis e' fatto di momenti e in quei momenti SOLO una mente libera e priva di preconcetti....potra' trovare da sola la sua soluzione.
Amo molto lasciare che i miei allievi provino a trovare la soluzione in maniera autonoma. Li guardo nei tornei ma amo analizzare quanto riescono DA SOLI a tirarsi fuori dalle situazioni difficili: li lascio crescere in maniera indipendente. SANNO COSA VOGLIO NEL MATCH ...ma saranno loro a trovare il modo di arrivare a quella cosa!

ALTRO GRANDE CONCETTO: NON AVER PAURA DI FALLIRE, DI SBAGLIARE!

L’azienda di Knight è sempre stata a corto di liquidità, sempre sull’orlo del disastro, fino a quando – dopo molte resistenze da parte di Phil e soci – Nike non si è quotata in borsa. Ogni centesimo fatturato veniva reinvestito nell’ordinare e produrre più scarpe e la società raddoppiava di dimensioni ogni anno.

All’epoca i venture capitalist non c’erano e le banche respingevano Blue Ribbon poiché non aveva abbastanza capitale, nonostante la sua folle crescita. Così l’azienda ha mantenuto per molto tempo un profilo basso, lottando per far quadrare i conti, pagare i fornitori in tempo e soddisfare una domanda da parte dei clienti che cresceva a ritmi forsennati. Phil viveva ogni giorno sul filo del rasoio, ma per lui quello era l’unico modo di fare le cose. Mentre la maggior parte delle persone vive nella paura ed è avversa al rischio, lui ha rischiato e vissuto al limite per anni, nella convinzione che se l’azienda fosse fallita lui avrebbe perso soldi ma ci avrebbe guadagnato in saggezza da poter applicare alla prossima attività. La saggezza derivata da una possibile esperienza fallimentare per Knight era una risorsa, un vantaggio che giustificava il rischio. In quei primi anni, il suo mantra divenne “fallisci velocemente”. Se la Blue Ribbon era destinata a fallire, lui spingeva al massimo perché fallisse velocemente, in modo da avere tutto il tempo di poter usare la lezione appresa per il suo prossimo progetto. Ma la sua azienda non fallì. 

In riferimento al tennis....si deve osare....si deve rischiare nel tennis!
Non dico di giocare in maniera scriteriata, ma di non aver paura di tirare un colpo, di fare una cosa....se la si sente dentro...FALLA!
Lo dico sempre ai miei giocatori: "fai quello che ti senti in campo...fallo e se va male amen...voltati e non giudicarti ma pensa al punto successivo...."

HAI PAURA DI USCIRE DALLA TUA CONFORT ZONE? 

Dopo un paio d’anni di attività della Blue Ribbon le Tiger iniziarono a diventare molto popolari in America. Nel frattempo, Knight si impegnava quotidianamente per far crescere l’azienda il più velocemente possibile: tutti i profitti ottenuti dalla vendita di un ordine di scarpe venivano reinvestiti per fare un nuovo ordine, ogni volta più grande del precedente, alzando sempre di più l’asticella del rischio. Le vendite salivano alle stelle, a volte raddoppiando anno dopo anno.

 In questa situazione, il problema principale era il rapporto con le banche, che osteggiavano questo approccio commerciale altamente rischioso. Le banche suggerivano a Knight di rallentare la crescita e mettere da parte dei soldi nel caso in cui qualcosa fosse andato storto. Ma Phil non ha mai utilizzato questo approccio cauto, e a costo di enorme stress è rimasto per anni sul filo del rasoio, portando l’azienda a crescere vertiginosamente.

La sua filosofia – mutuata dalle sue letture di strategia - era chiara: la vita (e il business) è crescita, o cresci o muori. Per questo ha investito tutti i suoi soldi nella crescita della sua azienda. Inoltre, Knight si è trovato a superare una sfida apparentemente impossibile dopo l’altra, per trasformare la sua azienda nella Nike che conosciamo oggi. Se all’inizio, senza alcuna esperienza commerciale, si è proposto come partner della Onitsuka, qualche anno dopo il rapporto con l’azienda si è interrotto e la Blue Ribbon si è trovata a dover progettare le proprie scarpe e a cercare nuove fabbriche. In seguito i concorrenti dell’azienda di Knight, spaventati dalla sua crescita, trovarono il modo di stravolgere i regolamenti governativi e far infliggere alla Blue Ribbon una multa di proporzioni astronomiche. Knight dovette combattere ancora per la sopravvivenza, lottando niente meno che contro il governo degli Stati Uniti per uscire dall’impasse di un tranello burocratico. Eppure per Phil queste sfide erano un carburante, uno stimolo costante e un’occasione di crescita.

Poi sappiamo come la Nike e' arrivata ad essere quella di ora....un colosso!

Ma perche' Phil e' riuscito in un'impresa che sembrava titanica?
Era appassionato della corsa e in genere dello sport = AVEVA UNA PASSIONE
Ha sempre creduto che le sue scarpe avrebbero potuto aiutare a diffondere la passione della corsa = AVEVA NELLA MENTE UNA VISIONE, UNA MISSIONE

Nei primi anni di vita della sua azienda non ha fatto quasi alcun profitto, poiché ha reinvestito ogni centesimo per comprare più scarpe da vendere. Knight ha visto e creduto in un’opportunità che era convinto sarebbe potuta diventare qualcosa di enorme, per questo si è impegnato per far crescere il suo progetto il più possibile. All’inizio - per dare stabilità alla moglie e ai figli piccoli – dopo aver fondato la sua azienda è tornato a lavorare come contabile per qualche tempo, ma ben presto è tornato a dedicare tutte le energie al 100% alla sua “folle idea”.

“Se segui la tua vocazione, la fatica sarà più facile da sopportare, le delusioni saranno carburante, i momenti alti saranno come niente che tu abbia mai provato.”

Il denaro non era la sua meta finale...era solo un mezzo per far funzionare tutto quanto.
Lui stava lavorando (e ne aveva la consapevolezza) per una missione...una visione!

E qui, tornando al tennis...se giochi a tennis riesci ad affrontare tutti i sacrifici, i duri allenamenti, i momenti piu' bui.
Perche' se il lavoro che fai ogni giorno e' la tua missione, ogni ostacolo diventa piu' facile da affrontare.

Il mio consiglio e' quello di non cercare la vittoria, il successo fine a se stesso...ma gioca perche' hai una visione, una missione. Credici fino in fondo!
Se stai perseguendo la tua missione sara' piu' facile sopportare la fatica, le ostilita' saranno un carburante e le soddisfazioni saranno impagabili.

PS Sapete il perche' del logo della Nike, quella virgola, quello swoosh?
“Che cosa diavolo è uno swoosh? La risposta è venuta da me: è il suono di qualcuno che ti supera.”