Quali sono le caratteristiche che rendono un tennista ambizioso e di successo?



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Quali sono le caratteristiche che rendono un tennista ambizioso e di successo?

Chi ha successo nella vita molto spesso è un esempio di perseveranza, ma cos’è che lo rende tale? Cosa spinge a perseguire un obiettivo?
Molte personalità di successo considerano irraggiungibile l’obiettivo della loro ambizione, non sono mai soddisfatte dei propri risultati e non si riposano mai sugli allori, tuttavia è proprio questa sensazione di insoddisfazione a spingerle, a dar loro quell’impulso di continua lotta verso il miglioramento, in poche parole trovano gratificante dare la caccia a qualcosa che ritengono estremamente importante e di cui sono appassionate. 

Un’altra caratteristica principale degli individui di successo è la consapevolezza di una direzione, non solo sono determinati ma sanno anche, senza ombra di dubbio, a cosa mirano e cosa vogliono. Si può affermare quindi che è la combinazione tra passione e perseveranza che genera ciò che chiamiamo: grinta.

Perché alcuni individui falliscono e altri hanno successo? Come interagiscono talento e grinta e qual è più importante

La società in cui viviamo considera molto spesso il talento naturale come una risorsa più preziosa rispetto al duro lavoro e alla perseveranza, è un’idea diffusa considerare un genio o un talento naturale chi ha raggiunto un alto livello di esecuzione in un determinato campo e non tenere in conto il duro lavoro che ha prodotto un tale risultato.

Ma è davvero il talento naturale, ciò che conseguiamo senza alcuno sforzo apparente, l’unico ingrediente per il successo?

Molti psicologi si sono chiesti cosa determina il successo o il fallimento di un individuo, tra di essi c’è stato Francis Galton (mezzo cugino di Charles Darwin), il quale ha concluso che i fuoriclasse sono eccezionali poiché dimostrano un’abilità inusuale abbinata a un profondo zelo e alla capacità di non farsi spaventare dal duro lavoro.
Una quarantina di anni dopo William James, uno psicologo di Harvard, ha studiato come gli individui differiscono nel loro perseguimento degli obiettivi e ha scoperto un divario tra il potenziale e la sua attuazione. Secondo James il genere umano non sfrutta al massimo il suo potenziale e solo individui eccezionali lavorano duro per metterlo in atto. La maggior parte dell’umanità preferisce credere che il talento naturale sia l’unica spiegazione per l’incredibile risultato di un atleta o di un musicista, come se ci fosse qualcosa di magico in atto, in questo modo il resto di noi può rilassarsi nel suo status quo, decidendo che è impossibile raggiungere livelli elevati solo con la semplice perseveranza.
Dobbiamo quindi pensare che abbiamo tutti lo stesso potenziale talento di migliorare in qualsiasi area? No, di certo alcuni di noi possono apprendere qualcosa più velocemente di altri, ma il talento non è l’unico ingrediente che determina il successo.

Secondo la Duckworth l’impegno è incredibilmente importante, ha perciò creato le due equazioni seguenti per spiegarlo: talento + impegno = abilità, il talento è quanto velocemente possiamo apprendere un’abilità attraverso l’impegno; abilità + impegno = risultato, il risultato è ciò che si ottiene quando si mettono a frutto le abilità acquisite.

Secondo queste due equazioni il talento è importante per l’ottenimento di un risultato ma l’impegno lo è il doppio, è infatti quest’ultimo a determinare la crescita delle nostre abilità e a renderle produttive per raggiungere un risultato.
Ad esempio, lo scrittore John Irving non ha iniziato la sua carriera affidandosi al mero talento, essendo dislessico ha infatti imparato fin da bambino che solo impegnandosi al massimo e attraverso la pratica continua avrebbe imparato ad eccellere in ciò che amava fare. È proprio questa idea di impegno costante in qualcosa che si ama che determina la grinta, è facile iniziare diverse attività e impegnarsi per un giorno o due, ma senza costanza o passione non si otterrà mai alcun risultato. Senza impegno il talento non è altro che potenziale inutilizzato, con l’impegno invece diventa un’abilità, lo sforzo continuo poi rende l’abilità produttiva. 

La passione e la costanza determinano la grinta, ma come facciamo a scoprire il nostro obiettivo finale?

La passione è ciò che ci dona direzione. Quando ci si sente persi e non si è sicuri quale sia l’obiettivo o il nostro interesse ultimo, può essere utile immaginare i nostri obiettivi come una gerarchia, espediente utilizzato dall’allenatore della squadra di football dei Seattle Seahawks Pete Carroll. Al livello base della gerarchia si possono inserire gli obiettivi a breve termine, tipo scrivere un’e-mail, questi sono degli obiettivi che permettono di raggiungere un secondo fine, più si sale nella gerarchia più l’obiettivo diviene astratto e fine a se stesso.

“Il nostro potenziale è una cosa. Come lo usiamo è completamente un’altra cosa.”

Ad esempio: voglio uscire da casa alle 8:00 (primo livello), perché voglio arrivare al lavoro in orario (secondo livello), perché voglio essere puntuale (terzo livello), si può continuare a chiedersi perché fino ad arrivare all’ultimo livello, nel quale la risposta al perché sarà solo “perché sì”. Questo sarà l’obiettivo che fa da bussola e dà la direzione a tutti gli altri obiettivi dei livelli inferiori, mettendo in ordine le proprie priorità.
La grinta significa mantenere lo stesso obiettivo finale per un lungo periodo, rendendolo la propria filosofia di vita.
Quando si hanno i propri obiettivi definiti in una gerarchia chiara, si realizza che la grinta non significa raggiungere ogni singolo obiettivo di basso livello, certo si dovrà comunque provare ma non è necessario raggiungere ogni obiettivo che è solo un mezzo per un fine più importante. Rinunciare a degli obiettivi di livello basso è in realtà necessario quando li si può sostituire con altri più semplici che conducono allo stesso fine rendendo il percorso più facile, ragionevole o persino più divertente.

Si può accrescere la propria grinta?

La grinta, come ogni altra caratteristica umana, è influenzata dalla genetica e dalle esperienze, può quindi crescere o diminuire. Ciò significa che le differenze di tenacia tra gli individui possono essere in parte attribuite ai singoli fattori genetici di ognuno di noi e in parte alle esperienze di vita.

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Non esiste un solo gene che influenza l’ereditabilità della grinta, ma come molti studi nell’ambito della genetica hanno dimostrato, molto spesso i nostri tratti sono dovuti a un’eredità poligenica. Inoltre la nostra specie è una delle più adattabili del pianeta, in pratica siamo in grado di adattarci alle varie situazioni in base all’esperienza, si può affermare che “la necessità è la madre dell’adattamento” e secondo gli studi condotti dall’autrice su individui di diversa età, viene dimostrato che la grinta non è fissa nel tempo, ma cambia e si evolve. I ventenni mostrano di avere meno grinta dei sessantenni e settantenni, questo è dovuto sia a un diverso momento culturale in cui entrambi sono cresciuti e sia all’adattamento alle circostanze più impegnative a cui si è esposti nel tempo. Se non si ha la grinta che si desidererebbe bisogna chiedere a se stessi perché. Quando non si persevera in qualcosa c’è sempre una o diverse ragioni.
Gli individui che sono degli esempi di grinta sviluppano quattro caratteristiche nell'ordine seguente:
- l'interesse
- la disciplina ad impegnarsi
- la convinzione che il proprio lavoro e' importante
- la speranza

Come trovare il proprio interesse, la propria passione.

Durante la crescita molto spesso il messaggio che i genitori passano ai propri figli è che seguire i sogni o le proprie passioni non è la strategia giusta se si vuole conseguire una vita agiata o di successo. Tuttavia la ricerca dimostra che gli individui conducono una vita più gratificante e soddisfacente se si adoperano in qualcosa che amano o che combacia con i loro interessi, inoltre lavorano anche con maggiore impegno e con risultati migliori.

Quindi il primo scalino per aumentare la propria grinta è fare qualcosa che ci interessa, tuttavia non bisogna credere che ognuno di noi conosca ciò che lo appassiona fin dalla nascita.
La ricerca dimostra che la passione per il proprio lavoro è una scoperta, seguita dallo sviluppo e dall’approfondimento perenne. Gli interessi non si riconoscono attraverso l’introspezione ma interagendo con il mondo, la passione per qualcosa può essere una scoperta lenta che a volte può anche passare inosservata, si sviluppa con il tempo e prospera anche grazie al supporto di amici e familiari.

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Secondo alcuni studi, i bambini a cui è data maggiore libertà di scelta riguardo ciò che può stimolare il loro interesse, hanno più probabilità di svilupparne e con il tempo identificarli come passioni. Un aspetto importante del processo di nascita di una passione è capire che l’interesse nella sua fase iniziale non attiva automaticamente un’ossessione a migliorare, ma inizia come un gioco, dopo la scoperta avviene la fase dello sviluppo. Se si vuole sviluppare un interesse ma non si ha idea di dove iniziare, il primo passo da fare è la scoperta, chiedersi a cosa ci piace pensare, a cosa teniamo e come ci piace passare il nostro tempo.

Come migliorare la pratica

La grinta non significa solo passare continuamente del tempo a praticare il proprio interesse, ma riguarda anche la qualità del tempo passato a praticarlo.
Lo psicologo cognitivo Anders Ericsson ha scoperto che gli esperti di un settore non solo impegnano maggior tempo nel proprio interesse, ma usano quel tempo in maniera diversa, usano ciò che Ericsson definisce “Pratica deliberata”.

“La pratica deliberata è un elemento che predice l’avanzamento nei round finali delle competizioni molto meglio di qualsiasi altra pratica.”

Gli esperti si prefiggono un obiettivo, un punto debole specifico in cui vogliono migliorare e continuano ad esercitarsi e a porsi delle sfide in quell’area finché non riescono ad eseguire in maniera perfetta ciò con cui prima avevano problemi, a quel punto si pongono un nuovo obiettivo di miglioramento.

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Si può perciò dire che gli esperti sono più interessati ai propri errori e non a ciò che fanno correttamente. Per imparare a trarre il meglio dalla pratica deliberata si deve:
1. definire un obiettivo;
2. concentrarsi;
3. ricevere un feedback immediato sulla propria prestazione;
4. ripetere e rifinire la propria abilità;
5. rendere la pratica deliberata un’abitudine;
6. imparare ad accogliere la sfida invece di temerla.

La speranza 

La grinta dipende dalla speranza che le nostre azioni e il nostro impegno possono avere effetto e migliorare il futuro.
La speranza degli individui grintosi non è correlata alla fortuna ma alla perseveranza.

Solitamente i modelli di grinta sono individui che hanno una mentalità positiva e hanno una visione più ottimistica delle avversità, non si danno per vinti al primo intoppo ma continuano a perseverare. Quando si continua a cercare di migliorare la propria situazione si hanno alte probabilità di trovare una soluzione, quando invece si presume, con un’attitudine negativa, che non esista alcuna soluzione, allora si smetterà di cercare e si realizzerà proprio ciò in cui si crede.

“Più si è tenaci, più è probabile avere una vita emozionale sana e felice.”

Gli individui con una mentalità fissa credono in fondo di non poter cambiare o migliorare, allora interpreteranno tutte le avversità o gli intoppi in maniera negativa come una prova che non si ha la stoffa adatta, una mentalità di crescita invece spinge a credere che con l’impegno si può sempre fare di meglio, si vedranno le difficoltà in una luce più positiva come sfide da superare, che a loro volta ci renderanno più forti. La speranza, l’ottimismo e una mentalità di crescita insegnano a non darsi per vinti e a perseverare.

RIASSUMENDO

La grinta è la perseveranza nel praticare qualcosa che amiamo e che crediamo abbia uno scopo più grande. La grinta si può sviluppare coltivando i propri interessi, esercitandosi nella pratica deliberata, trovare uno scopo più grande che guida la nostra vita avendo una visione positiva di fronte alle sfide. La grinta inoltre può essere insegnata dai genitori, dagli insegnanti, amici e capi, che diventano dei modelli di comportamento dai quali trarre ispirazione.

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