Tre insegnamenti del tennis utili nella meditazione “mindfulness”



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Tre insegnamenti del tennis utili nella meditazione “mindfulness”

Le capacità mentali che si acquisiscono con il tennis aiutano anche a migliorare la consapevolezza: proprio quello che è possibile fare nelle pratiche di mindfulness senza aver mai preso in mano una racchetta!

Il successo di un tennista si basa su un concetto apparentemente semplice: ciò che conta è solo il presente. Questa frase potrebbe sembrare banale, ma risulta estremamente difficile da mettere in pratica nella quotidianità. Uno studio dell’Università di Harvard ha spiegato che il nostro cervello tende a distrarsi per il 47% del tempo di veglia e che, così facendo, solitamente si rivolge verso pensieri poco gradevoli.

Una parte del problema è dovuta al fatto che la nostra mente è stata creata per controllare che non ci siano pericoli attorno a noi. Che si tratti dell’autobus in arrivo o di un orso che corre nella foresta, parliamo di una capacità necessaria per la sopravvivenza, che ci è stata tramandata dai nostri antenati e che è ormai parte integrante della nostra personalità.

Secondo Jeff Bostic, psichiatra dell’ospedale Medstar di Georgetown “Siamo costantemente vigili e attenti ai pericoli”. E questa attitudine costante risulta difficile da interrompere anche solo per un breve lasso di tempo.

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Nei tornei dello Slam i migliori giocatori al mondo eseguono spesso dei vincenti incredibili, ma sprecano anche tante occasioni tirando la palla in rete. Anche quando il montepremi è inferiore e la quantità di pubblico è molto più limitata, per chiunque prenda in mano una racchetta, la più grande sfida è restare davvero concentrati nel presente.

Si tratta fondamentalmente di calmare la mente e scacciare tutti i pensieri che continuamente si affollano nella nostra testa.

Come dice Bostic, dobbiamo provare a “Eliminare il rumore di sottofondo” e, come per ogni altra pratica, questo processo richiede allenamento.

Si tratta fondamentalmente di calmare la mente e scacciare tutti i pensieri che continuamente si affollano nella nostra testa.

Ecco perché i tennisti solitamente sono tra gli atleti con la migliore consapevolezza (“mindfulness”). Provate a pensare alla situazione che solitamente si vive in campo: c’è un avversario che sta cercando di fermarvi e un pubblico che solitamente vi distrae, mentre dovete giocare una partita dagli scambi molto veloci e in cui la concentrazione è tutto!

Al torneo di Indian Wells di marzo di quest’anno, Serena Williams ha dato vita con Victoria Azarenka al tipico incontro tra due vincitrici slam e ex numero uno al mondo. La partita è stata estremamente combattuta ed è stata vinta dalla Williams 7-6 6-3. Nell’intervista di fine match Serena ha dichiarato “È davvero difficile godersi il gioco, perché si rischia di perdere la concentrazione. Si deve sempre restare assolutamente presenti nel momento.”

Tre insegnamenti del tennis utili nella meditazione “mindfulness”

Questi tre tecniche potranno aiutarvi a raggiungere e mantenere la concentrazione.

Tenere a freno le aspettative

Potrete anche entrare in campo sicuri di vincere tutti gli scambi, ma dovrete essere allo stesso tempo ben consapevoli del fatto che le vittorie soddisfacenti sono quelle ottenute contro avversari di pari livello o anche di livello leggermente superiore. Tenete presente che potreste perdere anche giocando il vostro miglior tennis: questa massima vale per ogni situazione della vita. La realtà può a volte essere frustrante e può innescare nella mente una spirale negativa che può portare a perdere l’autocontrollo.

Secondo Bostic, nel tennis, affrontando le sfide in modo realistico, vedrete ridurre il vostro livello di stress e di conseguenza giocherete meglio. Questo consiglio vi sarà utile sia dentro che fuori dal campo.

 Decidere dove portare l’attenzione

Nel tennis è normale fissare il proprio avversario, ma vi chiedo di non considerarlo il punto migliore su cui portare l’attenzione. Al contrario, il mio consiglio è di fissare la palla dal momento in cui lascia il piatto corde del vostro avversario, come dice Chris Evert. Questo vi farà restare assolutamente concentrati, presenti nel momento, e vi aiuterà anche a leggere sempre meglio la direzione e il tipo di spin della palla. Avrete la sensazione di essere in controllo del gioco. Se pensate di poter reagire quando la palla passa la rete, sarà sempre troppo tardi. Alla stessa stregua, trovare il punto giusto su cui portare l’attenzione durante la meditazione (magari il respiro o una parte del corpo), vi aiuterà a concentrarvi meglio; in questo modo sarete in grado di rispondere in modo adeguato a ciò che avviene in campo invece di “reagire”.

Creare dei rituali e eseguirli regolarmente

Tre rimbalzi della palla. Due saltelli prima di rispondere. Una parola (“Vai!” “Salta!”) che faccia attivare la vostra memoria muscolare.

Bostic consiglia di scegliere delle routine molto semplici che vi aiuteranno a non pensare continuamente al punteggio, che vi faranno restare nel presente e che vi faranno desistere dal provare colpi estremi, al di là delle vostre capacità.

Quando creiamo una routine per la meditazione, non lo facciamo per diventare i più bravi al mondo nella meditazione, ma per diventare degli esseri umani più consapevoli.

Più attiviamo la parte “intenzionale” del nostro cervello, più riusciremo a allenarla e quindi a rafforzarla.

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Nessuna di queste routine ci potrà garantire la vittoria. È impossibile controllare totalmente il risultato di ogni partita. Qualsiasi incontro è soggetto a molteplici variabili e quello che ha funzionato ieri, potrebbe non funzionare oggi.

Ma se riuscirete a mantenere la concentrazione e ad affinare la vostra intenzionalità, potrete godervi di più la partita, la vostra capacità di “problem-solving” e passare dal piano A al piano B e poi al C (non solo nello sport ma anche nella vita). Potrete quindi uscire dal campo (o alzarvi dal cuscino di meditazione) e poi cercare di capire quello che è andato bene e quello su cui dovete ancora lavorare.

Non si tratta solo di una partita persa, ma di un quadro più complesso.

“È giusto prendere il tennis sul serio e cercare sempre di vincere. È il motivo per cui si gioca.” dice Bostic, “Ma non dimenticatevi di dare molta importanza a tutto quello che imparate in ogni partita. Non è una gara di sopravvivenza: giocherete ancora tantissime volte!”

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