Errori e vincenti nel tennis



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Errori e vincenti nel tennis

Il tennis è un gioco fatto di errori. Molti, molti, ma molti errori. Per vincere è fondamentale capirli meglio e fare in modo che il vostro avversario ne commetta il più possibile.

Ma… un attimo! Negli articoli precedenti non ho appena scritto che la cosa più importante per vincere sono i primissimi colpi, ossia il servizio, la risposta al servizio, più al massimo un altro colpo?

Questo non significa allora che i vincenti eseguiti nei primissimi colpi sono fondamentali per vincere una partita di tennis? La risposta è no. E proprio qui arriviamo a capire la sottigliezza e la complessità delle vittorie del gioco che tanto amiamo.

È vero, nel tennis di ogni livello la maggior parte degli scambi sono brevi e durano meno di 4 colpi, ma la maggior parte di questi scambi vengono decisi da degli errori.

È un paradosso? Forse sì. Ma capire questo paradosso è fondamentale per diventare un tennista migliore, per raggiungere il vostro pieno potenziale e concepire il tennis in modo diverso per provare a battere dei giocatori che diversamente non sareste mai riusciti a battere.

Gli errori fanno la differenza tra chi vince e chi perde i primi 4 colpi. E non dimentichiamo gli scambi che durano dai 5 agli 8 colpi, che rappresentano almeno il 20% dei punti giocati. Anche questi sono molto importanti. Il segreto è ridurre i vostri errori adottando delle strategie che costringano all’errore il vostro avversario.

Ma cos’è un errore?

Fondamentalmente ogni punto si può concludere in due modi: con un vincente o con un errore. Ma per capire meglio come funzionano le cose, proviamo ad approfondire il significato della parola “errore”.

La mia definizione di “errore” è leggermente diversa da quella convenzionale, perché il mio scopo è eliminare la confusione che ci impedisce di analizzare le partite in modo adeguato.

Di solito gli errori vengono divisi in due categorie: errori forzati e non forzati. Io voglio mettere da parte questa distinzione e considerare un errore semplicemente come un errore.

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Perché voglio adottare questa nuova prospettiva? Prima di tutto la categoria degli “errori non forzati” è viziata dal giudizio personale.

Tra i professionisti, ad esempio, gli errori non forzati vengono conteggiati e giudicati da volontari non retribuiti che solitamente non hanno grande esperienza e possono facilmente commettere degli errori. I risultati quindi sono spesso poco precisi e soggettivi.

Inoltre, nelle statistiche sulle partite di tennis il conteggio degli errori non forzati non ha alcun senso. Sommando gli errori non forzati e i vincenti, non si arriva certo al numero di punti totali. I punti non conteggiati restano in una zona grigia indefinita. Quasi tutti gli scambi sono almeno in parte carichi di pressione, per cui credo sia meglio avere un’unica distinzione tra vincenti ed errori.

Le prove

Ecco un’incredibile statistica che può sconvolgere il modo in cui vengono valutate le partite di tennis: due terzi dei punti finiscono sempre con un errore. Ad ogni livello, dagli under 12 ai professionisti, i numeri sono sempre gli stessi. Due terzi. Gli errori sono davvero fondamentali.

È strano come tuttavia queste percentuali non vengano considerate dai commentatori sportivi e dai cosiddetti esperti del settore. Parliamo di percentuali che decidono davvero l’esito delle partite e che quindi dovrebbero stabilire in che modo osservare le partite, come giocarle e come allenare i tennisti.

Ecco i dati relativi ai 4 Slam del 2012. Per questa statistica ho conteggiato più di 100.000 punti.

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Ecco i risultati. A Wimbledon il 65% dei punti è stato deciso da un errore. Agli US Open il 75%. Gli Australian Open e il Roland Garros si trovavano a metà strada. La media negli Slam è risultata quindi superiore al 70% e parliamo dei tornei in cui si stabilisce chi è il miglior tennista al mondo.

E per quello che riguarda le donne? Le percentuali negli Slam del 2012 sono risultate leggermente più alte: dal 69% a Parigi a più dell’80% agli US Open, con una media superiore al 74% dei punti decisi da un errore.

Da quel momento abbiamo studiato molti altri dati relativi al circuito ATP e WTA. Questi dati ci indicano che almeno i due terzi (66%) dei punti vengono conclusi con un errore. La percentuale è costante.

Come ci riguarda tutto questo?

Come abbiamo già detto delle cifre sui primi colpi, le domande che potrebbero sorgervi spontanee e che spesso mi vengono rivolte dagli allenatori sono le seguenti: come possiamo usare questi dati? Possiamo considerarli validi per il tennis di qualsiasi livello? E anche in questo caso la risposta è sì.

Warren Pretorius della Tennis Analytics ha analizzato questi numeri per il tennis a livello college, junior, fino agli under 12. Le cifre non cambiano. Almeno due terzi dei punti vengono decisi da un errore. È incredibile. Una percentuale magica del tennis che trascende l’età, le capacità e il livello dei giocatori.

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Ma che significato può avere questo per il vostro gioco? Come potreste adattare il vostro tennis e la vostra strategia di gioco a questi due concetti paradossali? Cercare di vincere con i primissimi colpi, sapendo che almeno due terzi degli scambi verranno decisi da un errore! Come giocare in modo aggressivo ma evitando di commettere errori e allo stesso tempo portare all’errore il vostro avversario?

Restate con noi per conoscere la risposta. 

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Il rovescio in corsa è forse uno dei colpi più difficili da eseguire: non a caso rappresenta un punto debole per tanti giocatori, una défaillance che di conseguenza si trasforma in un vantaggio per l’avversario, che spesso ci forza a giocarlo. Un parte importante del colpo in corsa è senza dubbio giocata dall’equilibrio e dal corretto posizionamento dei piedi: se non abbiamo il peso correttamente distribuito, il colpo difficilmente arriverà dall’altra parte del campo con abbastanza forza da non regalare spazio importante all’avversario.
Ecco perché allenare la stabilità in condizioni precarie di equilibrio diventa una parte fondamentale per ogni giocatore.
Qui trovi un esercizio molto efficace da effettuare con un cuscino propriocettivo