LO STRETCHING: COME, QUANDO E PERCHE’



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LO STRETCHING: COME, QUANDO E PERCHE’

Uno dei temi più discussi, più approfonditi e dove si incontrano sempre nuove personali teorie e metodologie di allenamento è senza dubbio l’argomento riguardante lo stretching.

Per leggere l’articolo integrale Vi riportiamo al testo “Preparazione fisica del tennista” edito da www.altromondoeditore.com/libri.

Lo stretching arriva in Italia anche grazie a Bob Anderson e all’uscita del suo libro nel 1975 che parla proprio di questa pratica, e che prendendo il nome da stretching (ovvero da to stretch), identifica il lavoro di allungamento muscolare. Inizialmente si conosce e si utilizza solamente lo stretching definito come statico, ovvero si mantengono una serie di posizioni senza muoversi per un tempo compreso tra i 30” e il 1’. Oggi come oggi essendo questo argomento fonte inesauribile di confronti scientifici e non, ed essendoci molto materiale sulla tematica in questione cercheremo di riportare, grazie allo studio di ricerche scientifiche, il focus pratico verso il campo da tennis.

Iniziamo chiarendo che lo stretching e la mobilità articolare sono due argomenti diversi e per questo motivo sono stati tenuti separati, anche se possiamo affermare che il primo può influenzare positivamente l’altro. Sono due argomenti diversi perché lo stretching coinvolge l’apparato muscolo-tendineo mentre la mobilità coinvolge l’apparato articolare. Si possono considerare complementari ed infatti vedremo come le forme di allungamento si siano evolute e diversificate nel corso degli anni. Proviamo ora a rispondere alla seguente domanda. Perché lo stretching è inserito in ogni seduta di allenamento a tutti i livelli, per tutte le attività fisico-motorie e a qualsiasi età? La risposta è molto semplice.

Tutte le pratiche di allungamento prese singolarmente sono efficaci; alcune però risultano essere migliori di altre. Esso è fondamentale in ambito sportivo poiché la capacità di contrarsi propria dei muscoli, è direttamente proporzionale alla capacità di allungarsi; maggiore sarà la capacità di allungarsi e quindi di contrarsi e maggiore sarà la capacità di un muscolo o di una catena muscolare di produrre forza. Le due forme di allungamento che consigliamo sono da svolgere prima dell’allenamento, per quanto riguarda lo stretching dinamico, mentre le posture Mezieres sono da svolgere a fine seduta.

Lo stretching dinamico prevede esercizi i quali movimenti aumentano di escursione articolare in modo progressivo; con oscillazioni e movimenti controllati si arriva al limite della propria escursione articolare. Il metodo Mezieres (dal nome dell’inventore, un fisioterapista francese) cerca di creare sinergia tra i diversi distretti muscolari coinvolti nelle varie posture e cerca di eliminare eventuali compensi dannosi, alleviando le tensioni muscolari e restituendo la lunghezza iniziale ai muscoli. Le posizioni sono praticate in decubito supino con gli arti inferiori contro un piano verticale (solitamente al muro) e le varianti sono in flessione anteriore, in appoggio frontale, in spaccata e in decubito laterale. Anche la posizione degli arti superiori varia e diversifica le zone dorsali maggiormente interessate all’allungamento. Un protocollo efficace si esaurisce in 15-20’ totali.

È quindi fondamentale a tutti i livelli praticare quotidianamente la parte di allungamento muscolare pre e post allenamento (tecnico o fisico) per prevenire noie muscolari e per dare la possibilità al corpo di creare un ambiente muscolare ottimale in grado di rispondere alle sollecitazioni richieste.