SENZA IL CAMPO DA TENNIS…GIOCA E ALLENATI AL MURO!



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SENZA IL CAMPO DA TENNIS…GIOCA E ALLENATI AL MURO!

Il circuito professionistico e l’attività tennistica in generale è ferma da circa un mese per far fronte alle problematiche legate al Coronavirus. Soprattutto in Italia, giocatori e appassionati della racchetta, stanno cercando di resistere alla sfrenata voglia di colpire quella tanto amata pallina gialla. Ma come possiamo fare a combattere questa libertà condizionata e trarre comunque dei benefici che ritroveremo una volta tornati in campo?

Uno dei mezzi più semplici ed immediati che ogni giocatore di tennis ha è senza dubbio il muro. Questo strumento che ancora in qualche club resiste ma che oggi riscopriamo come alleato del nostro gioco, a casa o in garage, permette di non far arrugginire quelle sensazioni tanto fondamentali e che caratterizzano il tennis. In questo articolo abbiamo chiesto un punto di vista autorevole al riguardo a due tecnici esperti che ci parleranno di pregi (molti) e difetti (pochi) di questa forma di allenamento.

Marco Girardini, coach tra gli ultimi di Dayana Yastremska e attuale direttore del circolo della Pineta di Verona, ci spiega come il muro sia utile a tutti i livelli, dall’amatore al professionista; ognuno può dedicarsi in modo soggettivo ai contenuti da migliorare, senza dimenticare che si è di fronte ad un maestro severo e non ad un maestro che “pulisce” la palla all’allievo e ne facilita il compito.
Anche per i principianti ed i piccoli fruitori delle scuole tennis è un ottimo amico dal quale si può imparare il senso del ritmo, che è strettamente correlato con l’ imparare ad avere dimestichezza con le giuste traiettorie e al dover indirizzare la palla nel posto giusto dosando la forza con cui giocare; in questo modo si impara ad allenare controllo e regolarità. Regolarità che si impara “giocando” con la rete e non con l’avversario. Mi spiego meglio. In campo da tennis troppe volte si commette l’errore di porre l’attenzione visiva oltre alla rete mentre, soprattutto al muro, si è chiamati a limitare questo errore concentrandosi visivamente sul net, il che può essere riportato poi in campo mantenendo le giuste traiettorie e le giuste altezze sopra il nastro. Marco prosegue: “Posso concentrarmi in modo selettivo sia sui colpi a rimbalzo che sul gioco al volo, per quest’ultimo oltretutto il muro impone autocorrezioni obbligate per “pulire” la tecnica poiché si è chiamati a lavorare al meglio sui tempi di reazione ma soprattutto sul lavoro che compie il tronco e sull’impatto che deve cercare di essere avanti. Si può lavorare anche sul servizio ed in particolar modo sull’uscita dal servizio, cercando di soffermarsi sui tempi di riposizionamento per essere pronti e reattivi a giocare quello che sarebbe il terzo colpo. Unico neo – ci spiega Marco – potrebbe essere la difficoltà nel compiere lavori analitici sulle rotazioni legate più che altro alla difficoltà nel mantenere un ritmo di palleggio costante e continuo; il top spin per esempio salta e schizza amplificandone l’effetto”.

APPROFONDISCI COME USARE AL MASSIMO IL MURO

A Marco Girardini fa eco anche Alessandro Bertoldero, coach della giovane Melania Delai, nell’elencare i vantaggi che si possono estrapolare grazie all’allenamento al muro. Alessandro ci spiega: “il muro è eccezionale per colpire tante palle e consolidare aspetti tecnici che in campo imporrebbero la presenza di un maestro o di uno sparring partner; quindi quando serve lavorare sulla quantità è uno strumento ottimo. Si possono stimolare moltissime componenti tecniche soprattutto per quanto concerne la parte superiore del corpo, lavorando anche stimolando la resistenza. Inoltre non bisogna sottovalutare come il lavoro dei piedi, inteso come intensità nella ricerca di palla, venga amplificato dal dimezzamento del tempo con cui la palla torna indietro. Un aspetto sul quale bisogna prestare attenzione dal punto di vista tecnico è legato ai tempi delle aperture e della preparazione della racchetta; può essere utile accorciare un minimo le aperture, tenendole più “brevi” qualora ci siano in preparazione tornei su superfici veloci o, anche in preparazione a match con avversari dotati di grande potenza e velocità nei colpi, ma di base è sempre meglio cercare di allenare un gesto tecnico specifico che sia il più uniforme possibile.

L’intensità che regala il muro è unica e per questo motivo sia Alessandro che Marco pongono particolare enfasi sull’importanza di mantenere un focus attentivo molto alto; attenzione e concentrazione che è elemento fondamentale affinchè l’allenamento risulti efficace. Fondamentale anche il lavoro sul timing e la sincronizzazione dello split step e delle aperture della racchetta.

Dal punto di vista prettamente fisico è difficile descrivere parametri che non si intersechino con la parte tecnica ma quelli maggiormente coinvolti, soprattutto all’aumentare del livello di gioco, sono in primis la componente aerobica, allenata in maniera altamente specifica dato che vengono coinvolti tutti i muscoli e le catene cinetiche del gioco, e dato l’enorme numero di colpi che si possono compiere in un tempo ridotto. Altro parametro che si allena è l’intensità dei piedi, sia in ricerca di palla sia nel doversi riposizionare per essere pronti al colpo successivo. Lavori specifici possono riguardare anche gli appoggi e le stance con le quali ci si posiziona per impattare la palla; il coach ed il preparatore fisico possono porre attenzione alla cura dell’equilibrio e della stabilità, requisito indispensabile per la qualità esecutiva di ogni gesto tecnico.

Il lavoro al muro dunque ha innumerevoli vantaggi anche se non è da considerarsi come la panacea di tutti i mali. Risulta essere molto utile qualora si è impossibilitati a scendere in campo per i regolari allenamenti e permette, in particolar modo in questo momento di inattività, di mantenere la confidenza tecnica, il timing sulla palla ed un buon condizionamento specifico. Basterà dunque trovare un muro o una parete con attiguo uno spazio minimo per gli spostamenti per non perdere il fuoco dentro di Voi.

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Articolo scritto da

MASSIMO TODESCHI
preparatore fisico nel mondo del tennis da 15 anni e docente di scienze motorie. Sono alla continua ricerca dello studio della parte scientifica che accompagna l’attività “da campo”...nulla è lasciato all’improvvisazione!!
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