DOPING NEL TENNIS: CASI ISOLATI O RICERCA DELLA SCORCIATOIA?


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DOPING NEL TENNIS: CASI ISOLATI O RICERCA DELLA SCORCIATOIA?

La scorsa settimana il mondo del tennis è stato scosso da due casi di provvisoria squalifica per doping. Il primo che ha come protagonista il cileno Nicolas Jarry, fermato dopo un controllo sulle urine che contenevano tracce dei metaboliti del ligandrol e dello stanozololo, due sostanze anabolizzanti proibite. Il secondo che colpisce il colombiano Robert Farah, che con Juan Sebastian Cabal sono campioni Slam e tuttora numeri 1 al mondo nella classifica di doppio, reo di aver utilizzato la “Boldenona”, un integratore venduto in Colombia dietro prescrizione veterinaria, molto usato negli allevamenti per la carne bovina. Entrambi i giocatori si dichiarano innocenti e promettono di dimostrare nelle sedi appropriate la loro estraneità a tali utilizzi. Proprio per questo motivo non si può ancora parlare di una squalifica piena ma solo di squalifica provvisoria; i giocatori hanno il diritto di difesa.

Ma cosa si intende quando si parla di doping? La definizione più calzante è la seguente: doping è la somministrazione a un atleta, o l'assunzione volontaria da parte di quest'ultimo, di sostanze proibite dai regolamenti (eccitanti, anabolizzanti), allo scopo di accrescere artificiosamente e slealmente il rendimento fisico nel corso di una competizione.

Cerchiamo ora di fare chiarezza e di contestualizzare in che modo vengono effettuati i controlli anti-doping e quali regolamenti i giocatori devono rispettare. I controlli effettuati sui tennisti vengono svolti sui soli campioni di urine, anche se, per riuscire a rilevare un ampio spettro di sostanze servirebbero anche i campioni di sangue. Quando si parla di regolamenti invece, essi si rifanno ad un programma unificato di regole chiare che l’ITF si è data in collaborazione con ATP e WTA; esso si chiama Tennis Anti Doping Programme (TADP) ed è assolutamente compatibile con i dettami del Codice mondiale antidoping redatto dalla Wada, l’Agenzia mondiale anti doping. I giocatori inoltre devono rispettare anche i regolamenti stilati dalle rispettive federazioni e le normative nazionali, e sono obbligati a dichiarare dove possono essere reperibili per almeno un'ora al giorno. Ci si può comunque muovere entro certi limiti e si ha la facoltà di fare esplicite richieste per l’uso di farmaci particolari. Il cosiddetto TUE (trattamento per uso terapeutico) di un medicinale concede un permesso temporaneo al tennista, il quale può assumere una sostanza proibita per la cura di particolari infortuni o patologie.

Sappiamo come in passato vi siano stati protagonisti illustri incappati in casi di doping. Uno dei casi più recenti ha colpito Maria Sharapova, fermata per il caso “Meldonium”, il quale farmaco era consentito fino a qualche mese prima del test effettuato dalla giocatrice russa (era lecito fino a fine 2015). Uno studio pubblicato dal Drug Testing And Analysis Journal dimostra come il Meldonium migliori in modo sensibile la resistenza alla fatica di un atleta, la sua capacità di recupero, aumenta la protezione dallo stress e facilita l’attivazione del sistema nervoso centrale.

Per questo motivo, tornando ai casi di Jarry e Farah, essi sembrano essere velati di sostanziali differenze. Vi sono sostanze i quali utilizzi vanno a migliorare in modo inconfutabile alcuni parametri interni al corpo umano e di conseguenza vanno a migliorare anche le performance (vedi caso Jarry e le sostanze anabolizzanti) mentre vi sono casi particolari di potenziali contaminazioni (le più frequenti tramite il cibo) che possono far pensare ad un eventuale danno non direttamente collegabile ad un’assunzione volontaria (vedi caso Farah). Cosìccome vi siano sostanziali differenze tra le sostanze, vi sono sostanziali differenze anche tra quelle che vengono catalogate come pratiche dopanti. Il doping, per gli organi competenti e di controllo, non è costituito solo dalla categoria delle sostanze o dei principi attivi non consentiti, bensì anche delle pratiche o dai metodi dopanti. Anch’essi sono rivolti a migliorare in modo artificioso le prestazioni agonistiche. Le pratiche più conosciute, anche se riconducibili soprattutto ad altri sport, sono per esempio le autoemotrasfusioni. Ma vi sono alcuni metodi i quali vengono considerati ancora in modo non del tutto chiaro da parte delle commissioni anti-doping o per meglio definire la questione, le regole non sono uguali per tutti. La stagione agonistica per eccellenza si sta svolgendo in Australia ed è proprio nella terra dei canguri che qualche anno fa (e tuttora capita, e non solo lì) ha visto numerosi giocatori fare utilizzo, soprattutto dopo partite fisicamente estenuanti, delle camere iperbariche (un centro medico si trovava molto vicino a Melbourne Park). È stato il giocatore serbo Novak Djokovic uno dei primi a dichiarare di farne uso abituale, insieme ad altri colleghi, decantandone le qualità di recupero e di ossigenazione dei tessuti che porta in dote tale metodo (si respira ossigeno puro al 100% mentre la quantità nell’aria è del 21%).

Ma per quale motivo citiamo questa terapia? Bè la citiamo poiché non per tutti è lecita e non per tutta la comunità medica e scientifica essa risulta così salutare, sebbene indubbi sono i vantaggi che si hanno. In Italia per esempio questa pratica non risulta ancora legale se non accompagnata da prescrizione medica che attesti l’effettivo bisogno di utilizzo e risulta pratica dopante la terapia ipobarica/ipossica; nemmeno per i giocatori italiani all’estero è lecito utilizzarla poiché si devono rispettare i regolamenti nazionali e federali.

Queste differenze sono fortemente discriminatorie e andrebbero azzerate per uniformare il metro di giudizio tra i vari giocatori e giocatrici. Le regole dovrebbero essere chiare e uguali per tutti e non vi devono essere molteplici possibilità di interpretazione nei casi. Doping o non doping, pratiche dopanti o semplici escamotage, somministrazioni volontarie o intossicazioni alimentari? Il tennis è uno sport tendenzialmente pulito ed i casi di doping si attestano come isolati. Speriamo che continui così e che possa non aleggiare mai il dubbio che una partita epica o la carriera di un grande campione sia viziata da inganni di questo tipo. Buon tennis a tutti!

Articolo scritto da

MASSIMO TODESCHI
preparatore fisico nel mondo del tennis da 15 anni e docente di scienze motorie. Sono alla continua ricerca dello studio della parte scientifica che accompagna l’attività “da campo”...nulla è lasciato all’improvvisazione!!
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