QUANDO IL CALDO PUO’ DIVENTARE UN CATTIVO ALLEATO



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QUANDO IL CALDO PUO’ DIVENTARE UN CATTIVO ALLEATO

Come noto agli appassionati di tennis e agli addetti ai lavori il primo Slam stagionale porta tutti in Australia per uno dei tornei che racchiude in sé un fascino molto particolare. Ma l’edizione degli Australian Open 2020 porta in dote nuovi problemi legati alle condizioni climatiche ed agli incendi che hanno causato devastazione e che hanno sterminato milioni di animali, tra cui specie rarissime, nonché vecchi problemi che ogni anno si ripresentano come il caldo torrido di alcune giornate a Melbourne.

A partire dal 2015 per mano degli organizzatori è cambiata la regola (heat rules) per fermare gli incontri in caso di condizioni di caldo estremo. I match possono essere sospesi senza aspettare che si concluda il set qualora si raggiungano le temperature stabilite. Gli incontri verranno dunque sospesi al raggiungimento dei 40 gradi o dei 32,5 gradi in particolari casi di estrema umidità.

Ma cosa cambia veramente a livello fisico quando si è chiamati a giocare in tali situazioni climatiche? Quali sono i parametri condizionali e le difficoltà che si incontrano nella performance in campo?

In uno studio scientifico del 2015 Racinaias et al. hanno studiato quali possono essere i parametri da considerare, e possibilmente controllare, per le competizioni che si svolgono in situazioni di caldo elevato. Durante tali competizioni , con il calore, il flusso sanguigno cutaneo e la velocità del sudore aumentano per consentire la dissipazione del calore nell'ambiente circostante. Questi aggiustamenti termoregolatori, tuttavia, aumentano lo sforzo fisiologico e possono portare a disidratazione durante l'esercizio prolungato. Lo stress da calore da solo comprometterà le prestazioni aerobiche (la resistenza in campo) quando si verifica l'ipertermia. Di conseguenza, gli atleti compiono i loro sforzi (tecnico-tattici, fisici e mentali) ad una velocità di lavoro inferiore rispetto agli ambienti temperati. Inoltre la disidratazione durante l'esercizio aggrava la tensione termica e cardiovascolare, e compromette ulteriormente le prestazioni aerobiche. Crampi muscolari, giramenti di testa, senso di nausea e vomito sono ulteriori rischi in cui si può incorrere.

Ma è possibile per i giocatori prepararsi, per esempio durante la off-season, a questi casi? Al giorno d’oggi i giocatori e le giocatrici svolgono quasi tutti la preparazione in posti caldi, o comunque giocano dei tornei di preparazione dove le condizioni climatiche sono molto simili a quelle che si troveranno in Australia. Proprio per questo motivo allenano il cosiddetto stato di acclimatazione al calore che risulterà essere fondamentale durante i match. Tale stato ha bisogno di essere ricreato per almeno 6-10 giorni per fare in modo che vi siano i corretti adattamenti cardiovascolari e di aumento della sudorazione cutanea.

Sappiamo inoltre che vi sono alcune strategie per evitare il più possibile di incorrere in eventi indesiderati ed anche in questo caso ci corre in soccorso uno studio del 2018 di Lynch et al., che proprio durante gli Australian Open hanno indagato quali possono essere i fattori da non sottovalutare. Essi sono soprattutto legati all’idratazione (fondamentali sono sali minerali, elettroliti, carboidrati, supplementazioni di sodio) prima, durante e dopo le sessioni di allenamento ed i match, ma anche durante l’intero arco della giornata, ed alle strategie di raffreddamento (bagni di ghiaccio, criosauna, giubbotti refrigeranti, asciugamani ghiacciati, creme rinfrescanti, ventilatori).

Riportando il discorso sul campo e nel match, in uno studio di Smith et al. del 2018, che hanno analizzato 360 partite femminili degli Australian Open tra il 2014 e il 2016 si evince come le problematiche iniziano a presentarsi già sopra i 30 gradi con aumenti di medical call, minor numero di colpi vincenti e discese a rete e un maggior numero di doppi falli. In campo maschile le problematiche possono essere anche maggiori dati i 3 set su 5 ed il conseguente aumento della durata media degli incontri.

Tali questioni non vanno prese sotto gamba e fanno parte a tutti gli effetti di quell’allenamento chiamato invisibile ma che in questi casi può fare la differenza. Sperando che il clima australiano sia clemente con i giocatori e le giocatrici durante le due settimane dello Slam aussie, non vediamo l’ora di iniziare un altro anno fantastico di tennis.

Articolo scritto da

MASSIMO TODESCHI
preparatore fisico nel mondo del tennis da 15 anni e docente di scienze motorie. Sono alla continua ricerca dello studio della parte scientifica che accompagna l’attività “da campo”...nulla è lasciato all’improvvisazione!!
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