L’APPRENDIMENTO NEL TENNIS – INTRODUZIONE ALLA TEORIA DEI SISTEMI DINAMICI


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L’APPRENDIMENTO NEL TENNIS – INTRODUZIONE ALLA TEORIA DEI SISTEMI DINAMICI

"Tutto il progresso nasce al di fuori della comfort zone". 
Michael John Bobak
 

Vi racconto una storia.... (non metto i nomi)

"Quando ero un ragazzino, ho lasciato la mia casa e la mia famiglia per andare ad allenarmi in un’accademia a circa due ore di distanza. Nella cittadina in cui sono cresciuto esisteva un unico circolo con soli campi all’aperto: questo è stato il motivo che mi ha spinto ad andarmene. Quando inizi a giocare a tennis da bambino in un piccolo circolo che non offre nessun programma specifico per i giocatori di quella età, tendi a fare amicizia con i giocatori più adulti. La maggior parte dei tennisti con cui mi allenavo aveva più di 35 anni e alcuni anche più di 50. Quando li ho informati della mia intenzione di andar via di casa, mi hanno detto tutti una cosa, qualcosa che mi è rimasto dentro per tutta la vita: “Speriamo che ti aiutino a migliorare il tuo tipo di gioco, piuttosto che snaturarlo!”.

A quell’epoca non avevo capito l’esatto significato di quelle parole, ma crescendo ho cercato di mettere insieme gli indizi un po’ alla volta. Nel corso degli anni ho avuto molti allenatori, alcuni dei quali non si rendevano neppure conto dell’influenza che stessero avendo su di me, ma devo ammettere che tutti hanno avuto un certo impatto sulla mia crescita come tennista e come coach ora. Prima di entrare nel vivo dell’argomento di questo post, che riguarda l’apprendimento tecnico e motorio, vorrei precisare che non credo di possedere quella che normalmente viene considerata una buona tecnica. Ho un’impugnatura Western. Non è molto accentuata e non credo sia il motivo per cui “non ce l’ho fatta” come giocatore: ci sono molti giocatori di alto livello che hanno un’impugnatura più estrema della mia. Molti dei miei coach (ognuno con le sue doti e punti deboli), spinti da buone intenzioni, hanno cercato di modificare il mio modo di giocare usando la tecnica del “modellamento” (verso quella che è normalmente considerata una buona tecnica). I miglioramenti sono stati spesso scarsi e di breve durata, per non parlare della possibilità che tutto ciò possa aver rallentato la mia crescita, sia stato spesso causa di frustrazione e abbia affossato la mia sicurezza personale. I progressi più significativi che ho avuto da giocatore si sono verificati con allenamenti che utilizzavano dei particolari esercizi. Ma ne parleremo meglio più avanti.

Ovviamente è importante allenare la tecnica. È uno dei 4 fattori che l’ITF ha riconosciuto come fondamentali per diventare dei grandi giocatori. Gli altri 3 sono l’aspetto psicologico, l’allenamento fisico e la tattica.

Ma come si migliora la tecnica? Questo è un argomento interessante e non pretendo di essere un esperto in materia, ma voglio condividere con voi quello che ho capito in 20 anni da tennista, 10 anni da coach e più di un decennio di studio e ricerca sull’argomento. Se dovessi riassumerlo in una frase, direi:

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LA TECNICA È UNO STRUMENTO DELLA TATTICA

Mi spiego meglio. Osservate un qualsiasi giocatore ATP durante una partita. In particolare, provate ad osservarlo mentre colpisce la palla, come recupera e così via. Non riuscirete mai a trovare un colpo perfettamente identico all’altro. Possono sembrare simili, ma ci sono sempre delle leggere differenze dovute alla situazione tattica del momento. Quando parliamo di tattica, non ci riferiamo semplicemente al tipo di gioco (difesa, attacco, ecc.), ma anche al punto in cui il giocatore si posiziona sul campo, la traiettoria della palla in arrivo, il rimbalzo, la posizione dell’avversario e così via.

Facciamo un esempio per spiegare meglio il concetto. Eseguire un dritto inside out in risposta a una palla lenta ma profonda, richiede un movimento diverso dal dritto inside out in risposta a una palla molto potente. Se un giocatore volesse eseguire il dritto inside out allo stesso modo su ogni palla, indipendentemente dalla sua velocità e dal punto in cui rimbalza, commetterebbe sicuramente molti errori o comunque colpirebbe spesso la palla in modo non adeguato.

Proviamo ad osservare Rafa che colpisce due dritti inside out. Uno in cui riesce a colpire la palla più in alto e a mandarla con l’incrociato nell’angolo opposto, mentre l’altra lo costringe ad eseguire quel dritto “stile Rafa” che finisce con la racchetta dietro la testa. Se avesse provato ad eseguire lo stesso movimento in entrambe le situazioni, probabilmente il risultato sarebbe stato molto diverso (e vi posso assicurare che in entrambi i casi Rafa non stava pensando razionalmente a come eseguire questi due colpi).

Come influenza tutto ciò il miglioramento dei colpi?

Invece di perdere tempo in analisi inutili (dove dovrebbe stare il braccio sinistro durante la preparazione, che angolo dovrebbe avere il polso durante l’impatto con la palla, ecc.) credo sia più utile fornire ai giocatori delle istruzioni di tipo esterno (o meglio, delle limitazioni) per fare in modo che provino a gestire da soli il movimento seguendo le istruzioni del coach. Questa è una rappresentazione della Teoria dei Sistemi Dinamici, una teoria sull’apprendimento motorio inventata da Bernstein nel 1967, basata su un approccio all’apprendimento guidato di tipo costrittivo. Cosa significa esattamente? Significa dare delle limitazioni all’atleta per fare in modo che esegua un determinato colpo.

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Molti allenatori utilizzano questo metodo senza neppure rendersene conto. Poniamo il caso che volete che il vostro allievo impari a colpire più in profondità. Potreste utilizzare un esercizio in cui se la palla rimbalza dentro l’area di servizio, il punto va all’avversario. Ecco l’aspetto interessante della teoria dei sistemi dinamici. Secondo questa teoria, dovreste evitare di dare ai vostri allievi dei consigli su come colpire la palla per farla arrivare oltre l’area di servizio, ma dovreste lasciare che capiscano da soli. I primi tiri probabilmente saranno troppo lunghi o troppo corti, ma questo fa parte del processo di apprendimento. A un certo punto noterete che i loro colpi diventeranno più alti e riusciranno a colpire alcune palle di fila oltre l’area di servizio. Fantastico! Ora, per ottenere più altezza (e quindi più profondità) devono aver modificato la meccanica del movimento; ma ricordatevi che non hanno avuto istruzioni su come farlo, ma solo delle regole da seguire sulla profondità della palla (cioè, se la palla è corta, il punto va all’avversario). In pratica abbiamo fornito loro un problema (il compito da eseguire) e loro hanno trovato la soluzione (il movimento adatto).

Tuttavia, pur essendo l’utilizzo l’altezza una buona opzione per aumentare la profondità dei colpi, noterete che il vostro giocatore la sta usando per tutti i colpi. Questo potrebbe diventare molto prevedibile e i buoni giocatori troverebbero facilmente una tattica per fronteggiare questo tipo di gioco. Quindi cosa possiamo fare? Si potrebbe creare un’altra limitazione. Per esempio, potreste dire al giocatore che non può far salire la palla più di due volte di fila sopra una certa altezza (in questo esercizio potrebbe essere utile avere una corda o qualcosa di simile sopra la rete). Ora dovranno trovare un altro modo per dare profondità alla palla (magari aumentando la potenza). Anche questa volta non state dicendo loro di aumentare la velocità di palla o come farlo, ma state soltanto fornendo la limitazione e dando loro la possibilità di risolvere il problema da soli.

L’approccio di tipo costrittivo: cos’altro possiamo limitare/controllare?

Gli esempi precedenti potrebbero essere classificati come “esercizi con limitazioni”, ma secondo la teoria dei sistemi dinamici esistono altri due aspetti che possono essere controllati o limitati: l’ambiente esterno e l’organismo (il tennista) – vedi immagine sottostante. Un esempio di limitazione ambientale potrebbe essere chiedere a un giocatore di allenarsi al servizio sotto il sole o programmare gli allenamenti in momenti particolari della giornata (col sole a picco a mezzogiorno, di notte, ecc.). Oppure variare le superfici di allenamento dei giovani emergenti (prima sul cemento, poi sulla terra, poi sull’erba sintetica, ecc.): questo richiederà aggiustamenti nella meccanica di movimento.

I condizionamenti ambientali sono più difficili da controllare ma possono avere un ruolo importante nel modo in cui un giocatore cambia la tecnica per adattarsi ad essi (sulla terra la palla rimbalza di più rispetto ai tappeti sintetici, sulle superfici veloci si ha meno tempo per preparare i colpi, ecc.).

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Per finire abbiamo le limitazioni sul corpo dell’atleta. Un esempio di questo tipo potrebbe essere enfatizzare una certa posizione iniziale o finale. Frans Bosch, grande esponente della scienza sportiva, ha studiato questo aspetto in modo approfondito e gli esempi che andremo ad esaminare derivano dalle ricerche da lui effettuate. Eccone uno. Poniamo che il vostro giocatore faccia fatica a posizionare bene la racchetta nella risalita del braccio per il servizio (per riuscire a creare una buona accelerazione). Per analizzare bene questa capacità, potreste iniziare a suggerirgli di iniziare il movimento del servizio proprio da quella posizione. Ho visto di persona una giocatrice top 100 farlo per mesi, persino durante i tornei, fino a quando non l’ha imparato alla perfezione. Ecco un altro esempio che riguarda il servizio. Molti allenatori vogliono che i ragazzini usino di più la spinta delle gambe (cosa di per sé discutibile, ma approfondiremo l’argomento in un altro post). Questo potrebbe risultare difficile avendo delle gambe ancora poco potenti; in ogni modo un buon metodo per iniziare potrebbe essere chiedere al giocatore di appoggiarsi sulla gamba anteriore quando colpisce la palla e di continuare a farlo per alcuni secondi. È virtualmente impossibile in questo modo non usare le gambe per spingersi in avanti. Potreste entrare ancora più nello specifico e chiedere ai vostri allievi di riatterrare sulla gamba anteriore dentro il campo: questo richiederà ancora più spinta e li spingerà a migliorare il lancio di palla. Anche qui, per eseguire il compito richiesto, riorganizzeranno i movimenti nel modo più efficace possibile.

A volte gli allenatori posso preparare degli esercizi combinati, con limitazioni multiple sia relative ad aspetti ambientali che al corpo dell’atleta. Tutto ciò può diventare molto più impegnativo per il tennista dal punto di vista cognitivo rispetto a un semplice palleggio.

LA RICERCA SULLA TEORIA DEI SISTEMI DINAMICI INEGRATI

Può essere utile per i bambini ridurre le dimensioni del campo e il peso delle palline e della racchetta?

Al giorno d’oggi esistono meno giocatori che eseguono il rovescio a una mano rispetto al passato (anche se ultimamente è tornato un po’ più in voga). Perché sono comunque sempre meno? Alcuni fattori possono giocare un ruolo determinante (lo spirito di emulazione dei bambini verso i propri beniamini, gli allenatori che li spingono a usare il rovescio bimane, ecc.), ma il fattore principale resta il fatto che quando i bambini iniziano a giocare solitamente non posseggono la forza necessaria per eseguire il rovescio a una mano. Secondo una ricerca di Chow et al. del 2015, per incoraggiare i giovani giocatori a sperimentare il rovescio a una mano, i maestri dovrebbero provare ad utilizzare con loro delle racchette più piccole e delle palle più leggere. La maggior parte delle federazioni (e quindi anche dei maestri) sta già cercando di seguire queste direttive, ma anche una racchetta più piccola può essere comunque troppo grande per la forza di un bambino.

Un altro tipo di approccio potrebbe essere quello di iniziare proprio senza racchetta, utilizzando un palloncino da colpire a mani nude per farli impratichire con l’uso del dorso della mano. Lo step successivo potrebbe essere quello di passare a una pallone gonfiabile da spiaggia, per poi passare a racchetta e palloncino, racchetta e pallone da spiaggia, pallina di gomma piuma, ecc.

“Se il pugno è chiuso la mano è vuota. Solo se la mano è aperta puoi possedere tutto.”

Ridurre le dimensioni del campo può essere utile?
Uno studio del 2014 ha cercato di rispondere a questa domanda. Dei ragazzini di 9 anni hanno giocato delle partite di 30 minuti l’una su 4 campi le cui dimensioni e altezza della rete venivano gradualmente ridotte dalle misure standard fino ad arrivare a un campo per bambini. I risultati hanno dimostrato che con le dimensioni e l’altezza ridotte, i bambini riuscivano a fare più vincenti, commettevano meno errori non forzati, tiravano meno palle oltre la linea di fondo e riuscivano a colpire la maggior parte delle palline tra le ginocchia e le spalle (che rappresenta generalmente l’altezza ideale per impattare). Gli autori hanno concluso che questo tipo di gioco è più aggressivo e più simile a quello dei tennisti adulti. Quello che è interessante notare è che la seconda situazione più favorevole a questo tipo di gioco era un campo di dimensioni normali con rete ribassata, mentre le condizioni peggiori si verificavano con il campo più piccolo e la rete ad altezza standard (qui si verificavano più errori e i bambini si sentivano meno a loro agio).

Apprendimento lineare e non lineare – risultati interessanti

Un altro studio del 2014 si è basato su un allenamento di 4 settimane di alcune giocatrici di 10 anni per capire i diversi risultati dell’insegnamento lineare e non lineare. Lo scopo era capire quale fosse il metodo migliore per insegnare il dritto. Il gruppo non lineare doveva seguire degli esercizi con delle limitazioni imposte dal maestro (variare l’altezza della rete, le dimensioni del campo, le zone del campo in cui far rimbalzare la palla, ecc.), mentre il gruppo lineare è stato così descritto:

Le tenniste ricevevano le classiche istruzioni di tecnica per il dritto ed si allenavano a colpire in modo ripetitivo. Le istruzioni fornite seguivano le diverse fasi del dritto.

1- Preparazione: “Scuoti le braccia!” – “Racchetta davanti e gambe divaricate a larghezza spalle!”.
2 – Pre-esecuzione: “Ruota le spalle e spingi indietro la racchetta!”, “Spostati verso la palla e posizionati!”.
3 – Esecuzione: “Partendo da sotto, fai salire la racchetta e colpisci la palla davanti al piede anteriore!”.
4 – Finale: “Accompagna la palla e finisci il movimento sopra la spalla opposta!”

Il gruppo dell’apprendimento lineare riceveva quindi le classiche istruzioni che ricevono quasi tutti i tennisti, secondo un modello molto prescrittivo.

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Ecco i principali risultati di questo studio:

1 – Entrambi i gruppi hanno notevolmente migliorato la precisione del dritto.

2 – Il gruppo lineare eseguiva meglio il movimento rispetto alle tenniste dell’altro gruppo (secondo il classico movimento del dritto).

3 – Il gruppo non lineare dimostrava di riuscire ad eseguire lo stesso esercizio con movimenti diversi.

4 – Le giocatrici del gruppo dell’apprendimento lineare che avevano il movimento migliore, risultavano avere una minore precisione; erano probabilmente troppo concentrate sul movimento rispetto, ad esempio, a colpire l’area del campo stabilita; mentre il gruppo non lineare aveva una precisione migliore.

5 – In un test di verifica successivo, il gruppo non lineare dimostrava di riuscire a mantenere meglio nel tempo la precisione dei colpi.

Se i risultati di questo studio sembrano essere in favore dell’apprendimento non lineare, ci sono alcuni segnali che ci possono far pensare che l’apprendimento lineare possa accelerare il processo di apprendimento. Ossia, fornire le indicazioni di base del modello di movimento da seguire per il dritto può aiutare nella fase iniziale; ma poi un passaggio verso la fase di insegnamento non lineare può aiutare i giocatori a trovare più opzioni per gestire le varie situazioni di gioco (tramite esercizi con bersagli da colpire e fare delle partitelle).

Conclusioni

L’apprendimento resta un interessante argomento di studio che richiederà ulteriori approfondimenti, vista la sua importanza per la crescita dei giocatori. Esistono molti esempi concreti in cui i giocatori adattano la tecnica o un colpo alle mutevoli richieste del gioco, senza che venga loro espressamente insegnano in modo tradizionale. Per esempio, l’evoluzione dell’impugnatura verso la Western, i dritti schiacciati in difesa, la SABR di Federer, ecc.

L’utilizzo dell’apprendimento non lineare per la crescita di un tennista potrebbe aiutarlo a sviluppare la creatività e a trovare più facilmente le soluzioni necessarie durante le partite. Quante volte siamo rimasti a bocca aperta per qualche colpo di Federer? Molti di questi colpi stupefacenti derivano dalla sua capacità di problem-solving nel contesto tattico del momento. Speriamo di vedere altri giocatori in futuro dotati di questa grande capacità.

Ma che ruolo gioca in tutto ciò il tipo di insegnamento ricevuto? Sono sicuro che col passare del tempo lo capiremo sempre meglio.