Ti è mai capitato durante una lezione di tennis di trovarti in una situazione di “paralisi da analisi”?


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Ti è mai capitato durante una lezione di tennis di trovarti in una situazione di “paralisi da analisi”?

Si tratta di una condizione in cui stai pensando davvero troppo o stai cercando di seguire troppi consigli contemporaneamente o semplicemente stai andando nel panico.

Quando sei in questo stato di sopraffazione mentale, inizierai a sbagliare di più; questo ti abbasserà ulteriormente il morale e da lì le cose tenderanno a peggiorare in modo esponenziale.

Come evitare di farsi sopraffare dai pensieri

All’inizio della mia carriera da coach, spesso tendevo a fornire troppi consigli e informazioni ai miei allievi, soprattutto agli adulti.

Solitamente gli adulti cadono più facilmente in questo stato mentale. Infatti, se i ragazzini ricevono troppe istruzioni, solitamente tendono più semplicemente a ignorare il surplus di informazioni che non riescono a processare. Per i bambini certe parole entrano da un orecchio e escono dall’altro, così riescono a tenere la mente relativamente libera e a continuare a giocare a tennis.

A volte quindi i coach possono non rendersi neppure conto di star dando troppe informazioni contemporaneamente, visto che i ragazzini comunque riescono a giocare e a migliorare nel lungo periodo.

Ma se date troppe istruzioni a un tennista adulto durante una lezione, rischiate di bloccarlo. Gli adulti vogliono provare a seguire i vostri consigli per colpire nel modo giusto e cercano di ricordare tutte le istruzioni ricevute, anche quelle ricevute il giorno prima. Se un tennista sta già processando altre informazioni oltre a quello su cui gli viene chiesto di concentrarsi in quel momento, rischia di essere sopraffatto dai pensieri. In quel caso non riuscirebbe a seguire bene la palla, ad avere il giusto timing e inizierebbe quindi a sbagliare molto. Questa situazione poco favorevole a sua volta potrebbe far sorgere altri pensieri e altrettanti tentativi di correzione, facendo entrare il giocatore in un loop di negatività.

L’unico modo per uscire da questo stato mentale è fare una pausa, sedersi per qualche minuto e liberare la mente.

Per cui, anche se le istruzioni del tuo maestro sono corrette, non potranno essere efficaci se ricevute tutte contemporaneamente. Di conseguenza tu o il tuo maestro, dovrete decidere a quale informazione dare la priorità e dovrai cercare di concentrarti su un consiglio o due alla volta. A questo punto potresti notare che altri aspetti del colpo non saranno perfetti, perché li stai trascurando, ma per il momento cerca di non dar peso alla cosa.

La soluzione migliore è quella di concentrarsi su informazioni semplici e considerarle una alla volta, lavorando quindi sui diversi aspetti del colpo in momenti separati.

Dopo aver eseguito un certo numero di ripetizioni, col passare dei giorni e delle settimane, alcune istruzioni verranno assorbite a livello subconscio, lasciandoti la possibilità di lavorare su qualcos’altro.

Ma tutto ciò richiede tempo e dobbiamo cercare di essere pazienti sia nel lungo periodo che nell’immediato. In pratica, dobbiamo essere consapevoli che durante ogni lezione commetteremo dei movimenti non corretti, perché ci dovremo concentrare su altri aspetti del colpo a cui stiamo dando priorità.

Ecco una spiegazione delle istruzioni che ho dato all’allievo che stava giocando a minitennis:

1 – Niente apertura: se state giocando in un campo a dimensioni ridotte e continuate ad eseguire la solita apertura, i vostri colpi risulteranno troppo potenti e non riuscirete a controllare bene la palla.

Se cercate di frenare il movimento di apertura, rischiate poi di irrigidire i muscoli. Per cui il mio consiglio è di giocare a minitennis completamente senza apertura; cercate di eseguire la seconda metà del colpo (a partire dall’impatto). Questo vi aiuterà anche a stabilire meglio quale dev’essere il vostro punto di impatto ideale.

2 – Accompagnate molto la palla, fino a quando rimbalzerà nel campo avversario. Questo vi aiuterà ad eseguire un movimento più rilassato, perché in questa situazione può capitare di non riuscire a eseguire movimenti morbidi.

Il motivo per cui questo si verifica è la mancanza di spinta dalle gambe e dai fianchi: la forza viene generata solo dalle braccia in questa situazione. Ma il braccio non sente l’aiuto del corpo, per cui tende a esagerare la spinta per compensare. Di conseguenza si possono perdere sia il controllo del colpo che le capacità tecniche.

Quindi, quando il tennista accompagna la palla e non blocca il movimento fino a che la palla non rimbalza nel campo avversario, potrà imparare a controllare meglio il movimento e a non perdere le sue capacità tecniche.

Chiaramente durante gli allenamenti abbiamo passato la maggior parte del tempo a cercare di coinvolgere i fianchi nel movimento del suo rovescio a una mano.

Come avete visto nel video, ho aspettato molto prima di chiedere al giocatore di modificare la posizione della testa. L’avevo chiaramente notato appena abbiamo iniziato a scambiare, ma ho voluto tener fede alla regola numero uno di ogni coach: non sovraccaricare l’allievo di istruzioni.

Concentratevi sulle priorità e cercate scambiare; provate a capire quanto il tennista stia pensando in quel determinato momento e poi decidete se sia il caso di aggiungere un altro consiglio o aspettare.

A volte mi capita ancora di sovraccaricare i miei giocatori di informazioni e so che è colpa mia (a meno che decidano di pensare a qualcosa di loro iniziativa).

Ecco a cosa mi riferivo quando ho detto al mio allievo che era colpa sua se stava aggiungendo altri pensieri alle mie istruzioni. In quel caso la sensazione di sopraffazione è auto-inflitta.

Quindi, quello che consiglio a tutti i giocatori che prendono lezione da me o a qualsiasi altro coach è: pensate solo a quello che vi sta dicendo il maestro, non aggiungete altro.

Insegnando ogni giorno da anni, l’esperienza mi ha insegnato a fornire le istruzioni necessarie al momento giusto basandomi sulle priorità dell’allievo.

Il pericolo di entrare in una spirale di pensieri pressanti è sempre in agguato nel tennis e questo processo rischia spesso di trasformarsi in uno stato di sopraffazione mentale per cui vi potrà risultare difficile anche solo mettere la palla in campo, per non parlare di giocare al meglio.

Se avete avuto delle esperienze di questo tipo e vi è capitato di sentirvi in uno stato di “paralisi da analisi”, condividete la vostra esperienza qui sotto per far capire agli altri giocatori che può succedere a tutti.