Uno PSOAS per ogni sport


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Uno PSOAS per ogni sport

La senti la tua “voce”?

Sì, perché ogni parte del corpo ha una sua voce; voce che partecipa al linguaggio corporeo sì come uno strumento contribuisce a creare l’armonia di un’orchestra.

E’ il corpo che, spesso, può aiutarci a ritrovare il nostro cammino. A volte, con incidenti apparentemente casuali, ci sussurra, dice.

Ma noi siam lì, sordi alla vita e alle emozioni; alla voce del corpo e dell’anima.

E’ una voce, spesso, di dolori, contratture, lesioni. E’ il corpo che grida, tavolta in modo tragico, il nostro malessere profondo.

Lo urla a gran voce, rimanendo non ascoltato.

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Lo urla a gran voce, un muscolo su tutti: lo psoas, il muscolo dell’anima.

Quel muscolo a forma di cuore che ci potrebbe far ritrovare il cammino, ma che, ahimè, ancor così poco conosciuto.

- Settembre 2018, Australian Open Tennis. Lesione del muscolo ileopsoas per Rafael Nadal.

- Ottobre 2018, Nazionale Italiana Calcio. Contratture del muscolo ileopsoas per Federico Bernardeschi.

- Settembre 2019, Nantes Francia. Lesione del muscolo ileopsoas per il martello veneto Filippo Lanza.

E l’elenco potrebbe esser ancor più lungo!

Le lesioni muscolari acute sono di frequente riscontro in tutte le discipline agonistiche -e non- sportive, tanto che la loro incidenza viene calcolata tra il 10 ed il 30% di tutti i traumi da sport. Ed è molto frequente che il trauma riguardi spesso codesto muscolo.

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E’ pura coincidenza?

Cerchiamo di capirne qualcosa in più.

Dal ciclismo, al calcio; dal tennis alla pallavolo; dallo sci all’atletica leggera e alla corsa; in ogni sport il muscolo deve possedere ben specifiche caratteristiche: forza e resistenza; prontezza e velocità; estensibilità e flessibilità. Caratteristiche acquisite con specifici allenamenti spesso, però, troppo estenuanti e intensivi.

Le tre suddette caratteristiche si fondano, altresì, su tre sistemi in fusione tra loro:

- Struttura biomeccanica del muscolo

- Attività metabolica

- Sistema neuromuscolare.

La prima conferisce proprietà visco-elastiche e contrattili; la seconda condiziona la potenza, la durata e l’inerzia dell’attività muscolare; la terza permette di regolare le attività volontarie, anatomiche o riflesse, intervenendo nel e sul controllo posturale e gestuale proprio di ogni sport.

Ed è proprio il muscolo ileopsoas il responsabile assoluto della nostra postura e del nostro equilibrio, non solo fisico ma anche psichico (è il muscolo di attacco e fuga).

Situato al centro del nostro corpo come una sorta di cintura, è uno dei muscoli collocati più in profondità; esso collega, passando sotto le viscere, il tratto lombare della colonna vertebrale e il piccolo trocantere del femore. In altre parole, è il muscolo che ci consente di stare in piedi e di ruotare il bacino; di flettere la gamba e di estendere e muovere l’anca.

Da ciò detto, direi che lo psoas è il muscolo che ci permette qualsiasi sport!

Spesso, ahimè, sollecitato in maniera scorretta ed estenuante.

Andiamo nel concreto.

Nel ciclismo, vi è una retroversione del bacino –dovuta alla posizione in sella- che inevitabilmente va ad accentuare una perdita di naturale lordosi, provocando, così, l’accorciamento del muscolo psoas; ossia una situazione incline già a provocare uno stato infiammatorio dello stesso muscolo.

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Peraltro, è proprio il momento della pedalata che più sollecita lo psoas, che in questo caso ha un ruolo fondamentale nella flessione dell’articolazione dell’anca. Senza dire che, nella fase di richiamo, l’ileopsoas si contrae per permettere il recupero della gamba, cosicché l’angolo cresta-anca-ginocchio si riduce ed il muscolo si accorcia e, se sovrastimolato, si ipertrofizza scatenando infiammazione e contrattura.

Fulvio Messini, allenatore peraltro del grande Pietro Mennea, nel suo ultimo libro “Tipi che corrono” parla dello psoas come il muscolo più importante della corsa, dedicandogli grande attenzione attraverso il rafforzamento del core, il miglior modo di allenare gli addominali senza portare in stress il muscolo dell’anima. Nonché all’importanza circa l'elasticità e mobilità dello stesso psoas.

Postura del calciatore?

Spalle risalite, appoggio dei piedi prevalentemente sulla parte esterna; iperlordosi lombare e conseguente antiversione del bacino; rotazione interna dei femori e rotazione esterna delle tibie, con conseguente eccesso di pressione della rotula sul condilo esterno del femore!

Assolutamente situazione tipica di uno psoas che urla la sua sofferenza.

E...caro Nadal!

Il gioco del tennis richiede un determinato posizionamento del corpo sia per il diritto che per il rovescio, con degli stress rotazionali che possono essere più bilanciati attraverso l’anca (muscolo interno dello psoas!) piuttosto che attraverso la spalla, dove la catena cinetica coinvolge un solo arto superiore.

Perciò detto, i tennisti tutti hanno un’asimmetrica ipertrofia dell’ileopsoas, rispetto ai controlli non attivi, con conseguente aumento di diametro dell’ileopsoas dell’anca non dominante.

E la muscolatura addominale, di cui lo psoas ne è cintura, gioca un significativo ruolo nella stabilità del tronco, costituendo un link meccanico tra l'arto inferiore e l'arto superiore nella catena cinetica, in particolare durate il servizio.

Una storia di stiramenti addominali è riportata almeno nel 10% dei tennisti ed è stata trovata una forte correlazione tra i traumi dell'anca ed i tennisti con una positività al test di Thomas ed al segno dello scatto dell'ileo-psoas. Uno stiramento dei muscoli addominali nei tennisti è un trauma debilitante; generalmente colpisce il muscolo retto addominale sul lato non dominante e richiede 4-8 settimane per il recupero prima di tornare alle competizioni ed ha la tendenza a recidivare se il tennista rientra troppo presto alle gare.

Una ipertrofia asimmetrica dell'ileo-psoas è noto che avvenga nei tennisti.

Chissà che non sia ipotizzabile l’uso di una “fascia” di sostegno del nostro muscolo dell’anima, a protezione della stabilità dello stesso muscolo...magari potrebbe essere “la ciligiena sulla torta”, un valido mezzo per aiutarci a sentire più consapevolmente il muscolo dell’anima.

Rimane il fatto di non dimenticare di allenarci con la testa, con il cuore e soprattutto con lo psoas!

Buon fitnessdellanima a noi!


 

Rossella Pece,

ideatrice e fondatrice de ilfitnessdellanima, lavoro specifico sullo psoas

autrice del libro “Accarezziamolo con calma: riflessioni e manutenzione del muscolo ileopsoas”, prossima pubblicazione in italia