Il feedback del coach dovrebbe sempre basarsi sul motto “less is more”?


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Il feedback del coach dovrebbe sempre basarsi sul motto “less is more”?

“Prepara!” … “Muovi le gambe!” … “Blocca il polso!” … “Entra in campo!” … “Avanza!” … “Colpisci più in alto!” … “Accompagna bene la palla!” …

Queste sono alcune delle frasi che solitamente si sentono gridare dai maestri durante le lezioni di tennis. Al di là della vaghezza di queste indicazioni, il problema è che vengono ripetute troppo spesso. A volte il giocatore riceve 5 istruzioni diverse su ogni colpo e le stesse vengono ripetute ogni volta in cui la palla viene colpita. Ma questo tipo di feedback facilita davvero il miglioramento? O lo ostacola?

In questo post cercheremo di capire quando e quanto spesso sia necessario dare delle indicazioni al tennista e spiegheremo l’importanza del modo in cui darle (per ora dico solo che ha a che fare con la capacità del cervello di processare le informazioni).

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Le tempistiche del feedback

A seconda del momento in cui viene fornito, il feedback può essere di due tipi: “simultaneo” o “consecutivo”.

Il feedback simultaneo avviene durante l’esecuzione di un esercizio. Per esempio quando un atleta sta sollevando il bilanciere in squat, gli si può dire “Più in alto! Più in alto!”. O quando una palla è un po’ corta: “Spingi! Spingi di più!”. Questo tipo di feedback è il più utilizzato. Dopo aver spiegato un esercizio, dare dei suggerimenti ne migliora l’efficacia. Ma una volta che l’atleta ha iniziato ad eseguirlo, solitamente cerco di evitare i commenti per lasciare spazio all’apprendimento esplicito, piuttosto che a quello implicito.

In generale i coach e i ricercatori sconsigliano di fare eccessivo affidamento sul feedback simultaneo (e costante), perché quasi sempre si trasforma in un ripetitivo rumore di sottofondo che non porta benefici all’atleta. Dal punto di vista del giocatore e dei genitori questo può sembrare strano e possono pensare: “Quel maestro parla poco”. In verità quel maestro si sta trattenendo volontariamente per lasciare il tempo al giocatore di capire da solo.

Chiaramente c’è differenza tra un maestro distratto, che sta pensando a tutt’altro e un maestro che evita di commentare per il bene del giocatore. Ma quelli che stanno leggendo questo post saranno sicuramente del secondo tipo.

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Poi esiste il feedback “consecutivo” …
Quando forniamo il nostro feedback alla fine di un esercizio, questo viene chiamato feedback consecutivo. Se durante uno scambio il feedback viene fornito dopo l’esecuzione di un colpo mentre lo scambio è ancora in corso, questo verrà comunque considerato feedback simultaneo. Se il feedback viene comunicato quando lo scambio è finito, allora può essere considerato consecutivo: in questo modo l’informazione sarà analizzata in modo efficace.

Ma il feedback consecutivo non esiste solo in questo tipo di situazione. Durante un allenamento al servizio, il coach può fare i suoi commenti alla fine di ogni colpo (feedback immediato) oppure aspettare che ne vengano eseguiti una decina o aspettare la fine dell’esercizio o addirittura dell’allenamento.

Il feedback di fine allenamento o di fine partita viene solitamente considerato un “debriefing” (resoconto o analisi finale) ed ha un’importanza maggiore rispetto ai consigli dati durante l’allenamento (soprattutto rispetto ai 10 consigli dati durante un esercizio per il dritto).

Ecco cosa pensano i migliori coach di altri sport del feedback consecutivo:

“Nel caso di un esercizio specifico come uno slancio o uno squat, solitamente facciamo i nostri commenti a fine esecuzione, perché se ne ha la possibilità. In ogni modo, credo sia giusto aspettare un errore importante prima di parlare! Non create degli atleti che non riescono a fare nulla senza un vostro commento. Lasciate loro lo spazio di poter sviluppare la capacità di risolvere le problematiche in modo autonomo: questo è ciò che fa crescere la sicurezza.”

Credo si possa dire lo stesso per il tennis, poiché il servizio, il dritto, il rovescio, ecc. possono essere considerati sia attività specifiche (per cui esistono un inizio e una fine ben precisi) o attività seriali (una serie di attività specifiche).

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La frequenza del feedback

È interessante sapere che la ricerca ha dimostrato che quando un atleta ha la possibilità di scegliere, preferisce ricevere indicazioni dal coach per circa il 30% delle volte. Molto spesso invece è vero il contrario: il feedback del coach arriva il 70% delle volte o anche più spesso!

Dipende anche dall’atleta con cui state lavorando e dalle vostre qualità specifiche come coach. I coach più giovani tendono a parlare molto per dimostrare che “sanno di cosa stiamo parlando”. I coach più esperti non ne hanno bisogno, perché sanno di avere esperienza.

Per esempio, avete mai visto un allenamento con due giocatori professionisti e un coach esperto?
Si sentono davvero molte poche parole durante l’allenamento. Quando lavoro con dei coach di alto livello, ci poniamo degli obiettivi prima dell’inizio dell’allenamento, diamo un paio di consigli durante le pause e solo alla fine dell’allenamento faremo un resoconto generale, approfondendo i dettagli. Questo è importante soprattutto quando si devono affrontare dei tornei: il giocatore ha bisogno di spazio per cercare di migliorare da solo.

Oltre a ciò, esistono vari tipi di feedback che il giocatore e il maestro possono esplorare assieme. Eccone l’elenco.

Feedback a scalare

Con questo tipo di feedback il coach inizierà col commentare ogni singolo colpo (o quasi). La ricerca dice che può essere d’aiuto nell’apprendimento iniziale del movimento. Una volta che il movimento è stato sufficientemente assimilato, il feedback tenderà a diminuire, ossia andrà a scalare fino quasi a scomparire. Lo scopo è far sì che il tennista impari il movimento senza dipendere dal maestro.

Nel caso in cui il movimento dovesse peggiorare, i consigli del coach potranno tornare ad essere più frequenti, per poi tornare a diminuire dopo il nuovo miglioramento.

Feedback in base al livello

Con questo tipo di feedback si dovrà prima stabilire un “livello di accettabilità” e nessun feedback sarà fornito nel caso in cui l’esercizio venga eseguito entro la fascia di accettabilità, mentre verrà fornito in caso contrario. La cosa fondamentale in questo caso è che il tennista sa che se non riceverà alcun commento, potrà considerare il suo movimento sufficientemente ben eseguito.

Una ricerca del 1998 ha scoperto che una fascia di accettabilità ampia (circa del 10%) rispetto all’obiettivo, di solito risulta più efficace. A causa della maggiore ampiezza della fascia di accettabilità, il feedback tenderà a diminuire, dando come risultato un’azione più continua ed efficace nel tempo.

Feedback riassuntivo

In questo caso il feedback viene fornito dopo una serie di esecuzioni (5 o 10 per esempio). È interessante notare come questo tipo di feedback sia risultato più efficace rispetto alla correzione continua, anche se con questo tipo di approccio gli errori potrebbero aumentare durante gli allenamenti.

È interessante anche sapere che i ricercatori hanno scoperto che un feedback continuo (ad ogni colpo) può dar luogo ad un’eccessiva dipendenza dal coach. Allo stesso tempo un feedback troppo poco frequente (ad esempio ogni 100 colpi) non riesce a guidare il tennista a sufficienza. Sulla base di numerosi esperimenti, l’opzione ottimale è risultata quella di commentare ogni 5 colpi, se parliamo di apprendimento a lungo termine.

Consiglio: se state allenando al cesto, cercate di commentare dopo ogni serie di 5 palle, anche se notate un errore prima. I benefici di questo approccio sono che innanzitutto il giocatore sarà libero di auto-correggersi; inoltre 5 colpi non sono un numero così alto da poter innescare cattive abitudini; per finire si tratta di un feedback più adatto al tennis anche dal punto di vista fisico (considerando il rapporto tra lavoro e riposo).

Feedback determinato del tennista

In questo caso il feedback è fornito solo su richiesta dell’allievo. Mi è capitato di riscontrarlo in varie occasioni durante gli allenamenti dei tennisti di alto livello. Ma è qualcosa di efficace?

Da uno studio effettuato sui lanci, i partecipanti che auto-gestivano il feedback (la frequenza e il tipo di feedback erano abbinati) eseguivano dei lanci migliori. Come può essere? Il ricercatore Wulf ha scoperto che quando il feedback è stabilito dall’allievo tende ad essere richiesto di più dopo le esecuzioni positive. Non è interessante?

Sembra che questi atleti desiderino ricevere commenti positivi per rafforzare la propria sicurezza e che questi commenti poi abbiano un effetto positivo sull’apprendimento e la motivazione.

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