Fai attenzione! - Istruzioni per rivolgere l’attenzione al nostro interno o all’esterno


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Fai attenzione! - Istruzioni per rivolgere l’attenzione al nostro interno o all’esterno

Piega le ginocchia! Usa le gambe! Ruota le spalle! Stendi il braccio! Ruota il polso! ... Queste sono solo alcune delle istruzioni che avrete tutti ricevuto centinaia di volte. Vi sembra che abbiano qualcosa in comune? ... Vi dò un indizio: sono tutti suggerimenti che richiamano l’attenzione su una parte del vostro corpo. Questo tipo di consiglio può essere utile per migliorare la tecnica e quindi la vostra prestazione sul campo? Proviamo ad analizzarne uno, per esempio: “Piega le ginocchia”. Il giocatore come dovrebbe interpretare questo tipo di istruzione? Cioè, quanto dovrebbe piegare le ginocchia? Avrà un risultato migliore piegandole a 90 gradi oppure a 100? E in quale colpo? Un ginocchio dovrebbe essere piegato più dell’altro? Come potete notare, questo tipo di istruzione può essere interpretata in modo diverso a seconda di chi la riceve e dal contesto in cui il giocatore si viene a trovare.

Per nostra fortuna c’è un crescente numero di ricercatori che sta cercando di capire meglio questo tipo di comunicazione. Alcuni ricercatori (e in particolare Gabriele Wulf, pioniere nel campo dell’apprendimento motorio) hanno studiato per anni l’apprendimento e l’insegnamento in campo motorio, interessandosi in particolare al punto in cui viene focalizzata l’attenzione. Le indicazioni del coach che spronano a rivolgere la propria attenzione in un punto preciso possono riguardare qualcosa di esterno o interno a noi (daremo qui sotto delle definizioni più precise).

Questo post spiegherà la differenza tra questi due tipi di focus attentivo utilizzando esempi presi dalle ricerche svolte nell’ambito di vari sport (tennis, golf, baseball, ecc.). Per finire forniremo alcuni esempi di indicazioni per concentrare la propria attenzione verso l’esterno o l’interno. Come vedremo anche poche parole possono far passare un’indicazione verbale da una tipologia all’altra e quindi le parole possono fare cambiare il vostro gioco.

NB: Gli esempi forniti nelle prime righe sono tutti di indicazioni che fanno rivolgere l’attenzione verso l’interno.

Focus attentivo interno e esterno: quale è la differenza?

Definiamo innanzitutto questi due tipi di focus. Nel caso del focus esterno “il punto verso cui è rivolta l’attenzione del giocatore è il risultato dell’azione” mentre nel caso del focus interno “il punto verso cui è rivolta l’attenzione del giocatore è l’esecuzione dell’azione stessa”.

Per chiarire meglio, le indicazioni del coach verso un focus esterno riguardano tutto ciò che è all’ esterno del corpo dell’atleta, come l’attrezzatura, il campo, la traiettoria della palla o un bersaglio. Per esempio nel tennis l’attenzione viene rivolta verso la racchetta (il suo percorso), la palla (la sua altezza, la sua velocità, il tipo di spin, ecc.) o un punto specifico del campo da colpire come bersaglio. Questo tipo di istruzioni può essere dato anche durante la preparazione fisica. Potreste per esempio spronare un atleta a rivolgere l’attenzione al suolo. Mentre l’atleta esegue dei salti, per migliorare la potenza o l’altezza, il consiglio da dare potrebbe essere “Spingi via il pavimento!” oppure “Cerca di arrivare alla mia mano!” (o in qualsiasi altro punto).

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Un esempio di incitamento rivolto verso l’interno invece cercherebbe di far rivolgere l’attenzione dell’atleta verso uno dei suoi arti o una parte del corpo che lo aiuti a creare il movimento desiderato. Nel tennis potrebbe essere quindi il movimento del braccio durante l’esecuzione di un colpo. Nello specifico, l’attenzione potrebbe essere rivolta a una parte del braccio, come ad esempio il polso (“Distendi il polso!”). Un altro esempio potrebbe essere: “Ruota le spalle!” mentre il tennista si sta preparando ad eseguire un dritto o un rovescio. Parlando invece di preparazione fisica, una frase tipica per migliorare i salti potrebbe essere: “Piega le ginocchia a 90° e poi distendile in modo esplosivo!”

Quale dei due tipi di focus può essere considerato migliore dell’altro?

Quale dei due metodi è più efficace per migliorare l’apprendimento e quindi per la prestazione?

La risposta degli studi effettuati è molto chiara. Dopo quasi 100 esperimenti in vari tipi di sport e discipline, è stato stabilito che esistono differenze significative tra i due modi di focalizzare l’attenzione. Le direttive del coach che fanno portare l’attenzione su qualcosa di esterno al giocatore hanno risultati di gran lunga migliori. A parte alcuni studi che hanno riportato differenze poco significative, l’attenzione agli elementi esterni sembra davvero essere il metodo da preferire.

Ma secondo Wulf esiste un problema. In uno studio sull’atletica leggera, più dell’84% degli atleti aveva confermato di ricevere dai propri allenatori istruzioni specifiche sul movimento di una parte del corpo. E lo vediamo spesso anche nel tennis: dai principianti ai migliori al mondo, i tennisti ricevono continue indicazioni che fanno portare l’attenzione sul movimento specifico di una parte del corpo durante gli allenamenti.

Prima di andare a rivoluzionare il modo in cui lavoriamo come maestri di tennis o come allievi, cerchiamo di capire perché focalizzarsi su qualcosa di esterno potrebbe essere più efficace attraverso i risultati delle ricerche effettuate.

La teoria sul focus attentivo

Abbiamo già parlato in un altro post del sistema dinamico. Sul tema della coordinazione e del controllo del movimento, Bernstein ritiene che i processi che governano il movimento siano “delegati al livello subordinato del sistema nervoso in cui il controllo tende ad essere più subconscio”. La sua teoria del sistema dinamico si basa sulla premessa che il corpo tende ad auto-organizzarsi per eseguire i compiti che gli vengono richiesti. Quando il movimento avviene a un livello più subconscio, secondo questa teoria, l’esercizio richiesto viene eseguito in modo migliore. Per contro, “Se il movimento avviene in modo più conscio, vengono maggiormente coinvolti i livelli superiori del sistema nervoso centrale e questo può portare a un errore involontario nell’esecuzione del movimento” (Chow 2015).

“Se il movimento avviene in modo più conscio, vengono maggiormente coinvolti i livelli superiori del sistema nervoso centrale e questo può portare a un errore involontario nell’esecuzione del movimento” - Chow

È interessante notare come siano proprio le istruzioni che spingono l’allievo a rivolgere l’attenzione verso il proprio corpo a contribuire a creare una maggiore consapevolezza del movimento desiderato e quindi a inibire i processi automatici; mentre è vero il contrario per il focus rivolto verso l’esterno (facilita un controllo del movimento a livello subconscio). Perché il focus attentivo interno funziona così?
Wulf ritiene che un focus attentivo interno possa fungere da “stimolo auto-sollecitante”. Ossia, se per esempio rivolgiamo la nostra attenzione su uno dei nostri arti, avremo una rappresentazione neurale del “sé”. Finiremo per controllare le nostre azioni, ossia il contrario dello scopo che ci eravamo preposti. Invece di muoverci in modo più armonico, ci muoveremo con più tensione e in modo più meccanico, per nulla spontaneo. È una sensazione che abbiamo provato tutti, vero? Il maestro ti chiede per esempio di bloccare il polso quando colpisci la palla e cosa succede? La tensione si propaga al braccio, alla spalla e al collo e finisci per colpire male la palla.

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Esiste un altro fattore che contribuisce negativamente al risultato del movimento quando il “sé” è coinvolto (a proposito, se avete letto “Il gioco interiore del tennis” di Tim Gallwey, probabilmente apprezzerete il lavoro di Wulf e la ricerca sul focus attentivo).
Quando prestiamo maggiore attenzione al movimento del nostro corpo, tendiamo a diventare più critici verso noi stessi, valutando negativamente la nostra prestazione. Parafrasando Wulf, tutti i nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri comportamenti influenzano il modo in cui percepiamo il movimento e questa percezione finisce per limitare, per esempio, la scioltezza del nostro movimento di braccio. Questo è uno dei motivi per cui Gallwey ha cercato di creare degli esercizi specifici per eliminare l’influenza del “sé”. Per esempio, ha usato un semplice esercizio per fare in modo che i suoi studenti si concentrassero di più sulla palla, piuttosto che farli pensare al movimento del braccio e della racchetta. Gli studenti dovevano dire “rimbalzo” nel momento in cui la palla rimbalzava nella loro parte del campo e “colpo” al momento dell’impatto con la racchetta. Egli ha notato che con questo esercizio la prestazione dei suoi allievi tendeva a migliorare quasi da subito. Esistono alcuni esercizi basati su indicazioni e focus percettivo esterno che possono aiutare l’allievo a distrarre il “sé” e quindi facilitare un movimento più spontaneo. Nei prossimi post parleremo di altri esercizi di questo genere, ma per il momento analizziamo quello che la ricerca ha da dirci sull’argomento.

Su cosa si concentrano i giocatori di alto livello e i dilettanti? Il punto di vista scientifico

Il tennis è uno sport di precisione. Le linee del campo danno delle limitazioni, per cui i vostri colpi non possono essere casuali. Alcuni studi hanno cercato di determinare se fosse meglio un focus interno o esterno per migliorare la precisione dei vari colpi. Uno studio (Hadler et al, 2014) ha messo in pratica un esperimento con dei bambini di 11 anni, nessuno dei quali aveva mai giocato a tennis in precedenza. I bambini a cui erano state date istruzioni che facevano rivolgere la loro attenzione su un focus esterno hanno avuto delle prestazioni migliori rispetto a quelli a cui venivano date indicazioni per rivolgere l’attenzione verso un focus interno e a quelli a cui non veniva dato alcun tipo di istruzione. È interessante notare che non è stata riscontrata una sostanziale differenza tra il gruppo del focus interno e il gruppo di controllo: la prestazione è stata ugualmente scarsa. Secondo un’altra ricerca di Wulf, la prestazione al servizio dei principianti e di chi era già ad un livello avanzato riceveva maggiori benefici dalle istruzioni di focus esterno.

Risultati simili sono stati ottenuti nel golf sia con principianti che con giocatori esperti. Wulf ha notato prestazioni migliori quando l’attenzione del giocatore veniva rivolta al movimento della mazza o a un bersaglio piuttosto che al movimento delle braccia. Un’altra ricerca del 2003 ha stabilito che le istruzioni di focus interno aiutavano i giocatori meno esperti mentre quelle di focus esterno erano più utili ai golfisti di livello più avanzato. Forse il livello di gioco potrebbe essere un fattore decisivo per il tipo di istruzioni da dare al giocatore. Proviamo ad approfondire l’argomento.

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Secondo una ricerca del 2007 nell’ambito del baseball, le prestazioni che ricevevano indicazioni di focus attentivo variavano a seconda del livello di gioco del battitore. In 4 situazioni diverse si è riscontrato che il battitore esperto aveva una prestazione migliore quando si concentrava sul volo della palla che si staccava dalla mazza (indicazione sia ambientale che esterna). Gli stessi battitori avevano prestazioni peggiori quando si concentravano sul movimento delle mani, quindi con focus interno sulla tecnica. È comunque interessante notare che i battitori dilettanti avevano delle prestazioni peggiori seguendo istruzioni di tipo ambientale, anche con focus esterno. Questi principianti battevano meglio concentrandosi sulla tecnica, senza significativa differenza tra istruzioni esterne e interne (anche se con quelle esterne il risultato era leggermente migliore). Quindi i giocatori meno bravi traevano beneficio da entrambi i tipi di istruzioni.

I giocatori meno bravi traevano beneficio sia dalle istruzioni di focus interno che esterno (in base a una ricerca che ha messo a confronto giocatori di baseball di alto livello con altri di livello inferiore).

Sulla base di queste scoperte e dei principi dei sostenitori dei sistemi dinamici, sembrerebbe che, nonostante l’attenzione a fattori esterni possa avere un maggiore impatto sull’apprendimento di capacità motorie complesse, ci possa essere spazio per le istruzioni di focus interno per i principianti. Ossia, i puri principianti traggono in qualche modo beneficio dalle istruzioni di focus interno.

CONFRONTO TRA LE ISTRUZIONI DI TIPO INTERNO ED ESTERNO

NUOVE RICERCHE E CONCLUSIONI

Gli allenatori dovrebbero collaborare con i ricercatori per portare avanti nuovi studi sulle istruzioni specifiche da fornire in svariate situazioni (dai bambini principianti ai giocatori di alto livello). Questo potrebbe aiutare a migliorare il dibattito, poiché a volte i ricercatori non sono in possesso delle conoscenze specifiche per fornire istruzioni precise ai giocatori. Per esempio, rivolgere semplicemente l’attenzione al vostro braccio durante l’esecuzione del dritto può essere molto diverso dal rivolgerla alla posizione del gomito subito dopo aver colpito la palla. In effetti il primo tipo di consiglio è molto diffuso mentre il secondo ha delle caratteristiche specifiche che solitamente vengono richieste solamente a un livello di gioco molto alto. Inoltre, sebbene esistano delle similitudini tra le capacità richieste nei vari sport, non si può sempre sorvolare sulle differenze. Analizzare le specifiche abilità necessarie per ogni sport può fornire ulteriori spunti in merito; per esempio la risposta a una prima di servizio dal lato del dritto è completamente diversa da un normale dritto incrociato eseguito durante uno scambio.

Hanno inoltre una grande importanza il tipo di focus e persino gli intricati dettagli di ogni istruzione ricevuta. I giocatori di alto livello trarranno maggiori benefici dalle istruzioni di focus esterno rispetto ai principianti. Hanno giocato a tennis a sufficienza per sapere come colpire la palla.

Ma le istruzioni di focus esterno possono essere di tipo tecnico o ambientale.
Per esempio, se chiedo a un giocatore di focalizzare l’attenzione su una funzione della sua racchetta, potremmo considerare questa indicazione come focus esterno basato sulla tecnica. Mentre se chiedo a un giocatore di focalizzare l’attenzione sulla traiettoria della palla o verso qualche punto del campo da colpire, questo sarebbe un esempio di istruzione di focus esterno ambientale. Alcuni studi svolti tra i giocatori di alto livello indicano le istruzioni distali come le più efficaci: più lontano sarà il punto a cui rivolgere l’attenzione rispetto al corpo, migliore sarà la prestazione (come il bersaglio che è più lontano rispetto alla racchetta).

Queste conoscenze possono aiutarci a modificare le istruzioni da dare ai nostri allievi nel corso dell’anno. Nella fase competitiva potrebbe essere controproducente dire a un giocatore di portare l’attenzione sul movimento della racchetta (pur essendo un’istruzione di tipo esterno). In questa fase della stagione è più appropriato portare l’attenzione sulla palla, su un bersaglio o persino su certe caratteristiche dell’avversario (come si muove, la sua posizione, come si prepara ai vari tipi di colpo, ecc.)

Infine, quando gli allenatori usano delle istruzioni con focus di tipo interno, solitamente non sono interessati al risultato del colpo. A parer mio, questa è una buona cosa: lo scopo è infatti modificare la biomeccanica del movimento. Se invece viene fissato un bersaglio da colpire, solitamente è quello il punto su cui portare l’attenzione. Per cui ha senso che la ricerca sulle istruzioni con focus interno o esterno propenda per quello esterno: quello che conta è il risultato! Ma in certi casi non conta il risultato: soprattutto quando si allena la tecnica (ad esempio quando si vuole migliorare la posizione di un braccio o di una gamba). La prevenzione degli infortuni è l’esempio di un modo per usare il focus interno per mettere a punto la tecnica.

Tutto sommato, il controllo subconscio ci permettere di rivolgere l’attenzione verso dei dettagli importanti dell’ambiente di gioco (cosa fondamentale durante le partite). Come nell’esempio precedente sui giocatori di baseball, i battitori più bravi avevano prestazioni migliori quando spostavano l’attenzione su un elemento dell’ambiente circostante. Gli autori ritengono che questo possa “liberare” in qualche modo la loro concentrazione, ossia, distogliere il pensiero cosciente dal movimento delle braccia per colpire la palla. Questi giocatori hanno già colpito milioni di palle e quindi possono colpire bene semplicemente lasciando agire i processi automatici e basandosi sulle informazioni ambientali che possono osservare. Questo processo fa sì che il corpo umano si possa organizzare in modo efficace per eseguire il movimento richiesto. Questo è anche il motivo per cui alcuni giocatori di alto livello non riescono a volte a ricordare esattamente il modo in cui hanno eseguito un particolare colpo, lo hanno semplicemente fatto.

Dobbiamo quindi conoscere l’atleta e il suo livello di gioco. Le istruzioni e la concentrazione agiscono in un contesto senza soluzione di continuità spazio-temporale: non dimentichiamolo!

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