I tipi di feedback e consigli del coach


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I tipi di feedback e consigli del coach

Sono un coach e lavoro con un vari tipi di tennisti: adolescenti che si stanno preparando a entrare nel circuito pro, ragazzini che stanno ancora affinando la loro tecnica, tennisti maturi che vogliono migliorare ancora e anche professionisti che si stanno avvicinando alla top 100. Chiaramente seguo sia uomini che donne.

Ho cercato di capire se i miei consigli e i miei commenti fuori e dentro il campo avessero un effetto positivo sui giocatori, se portassero davvero a un miglioramento o se a volte potessero involontariamente ostacolarlo.

Spesso quando devo rispondere a domande difficili, mi fermo e cerco di rileggere gli studi scientifici in merito. A quanto pare non esistono risposte ben precise, ma alcune ricerche hanno provato a fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

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La domanda a cui più mi interessa rispondere è la seguente: che tipo di feedback dovremmo fornire noi coach? Come rispondono i diversi tipi di tennisti? Con che frequenza dovremmo dare i nostri consigli e i nostri riscontri in merito al loro lavoro?

Credo che conoscere le diverse categorie di feedback possa essere utile per ottenere buoni risultati e far progredire il lavoro tra maestro e allievo. Vi voglio ora esporre le basi concettuali di questo argomento, spiegando la terminologia e fornendo degli esempi.

Il feedback sul risultato e sulla performance

Esistono essenzialmente due tipologie di feedback:

1 – La comprensione dei risultati: questo tipo di feedback riguarda i risultati ottenuti

2 – La comprensione della performance: questo tipo di feedback riguarda la qualità e la meccanica del movimento che hanno prodotto il risultato.

Nel tennis il feedback che riguarda i risultati può riguardare i punti dove cade la palla, la velocità di palla, la quantità di spin generato, ecc. In palestra può riguardare la quantità di peso sollevato, l’altezza o la lunghezza dei salti, la velocità degli esercizi di agilità ecc.

In generale questo di tipo di feedback è più caratterizzato da dati numerici e, come disse una volta un mio mentore, i dati numerici possono essere un ottimo maestro. Nei periodi di preparazione faccio spesso eseguire esercizi a tempo. Un esempio può essere un semplice scambio incrociato focalizzato sulla profondità. Segno una linea sul campo, misuro la distanza dalla linea di fondo, chiedo a un giocatore di contare il numero di colpi che arrivano oltre la linea tracciata e prendo nota del tempo impiegato per eseguire un determinato numero di “colpi profondi”.

Spesso non fornisco alcun tipo di feedback sulla meccanica dei colpi perché voglio che l’attenzione resti sull’obiettivo della profondità. In questo esercizio possono essere forniti molti tipi di feedback inerenti il risultato. Quello più ovvio riguarda il tempo impiegato a colpire il numero di palle richieste nell’area designata. Inoltre possiamo fornire informazioni sull’altezza delle palle, se sono arrivate corte, lunghe o larghe, se alcune avevano bisogno di più spin, ecc. Tutti i dati sono basati sul risultato.

Un altro esempio può essere fatto col servizio. Uso spesso una pistola laser per poi fornire un riscontro riguardante la velocità, prendendo nota dei migliori servizi del giorno per tutta la settimana. Durante l’allenamento solitamente fornisco alcuni dati qua e là sulla velocità, ma quasi sempre evito volontariamente di fare commenti sul movimento e sulla tecnica.

È interessante sapere che secondo delle ricerche sull’apprendimento motorio fornire un feedback sul 50% dei colpi può essere più efficace che farlo su ogni colpo. Nella mia esperienza ho notato che fornire i risultati numerici soprattutto sui colpi migliori (ad es.: “il servizio era dentro e la velocità era buona”) fa sentire il giocatore più sicuro di sé e quindi lo farà colpire meglio in quella sessione di allenamento e anche nelle successive.

Al contrario il feedback sulla prestazione riguarda il movimento del giocatore che ha poi prodotto un certo tipo di risultato. Questo tipo di feedback è un po’ più complesso perché meno oggettivo e quindi più aperto ad interpretazioni.

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Per esempio, siccome riguarda il modo in cui il giocatore ha eseguito un movimento o un colpo, possono essere utilizzate diverse forme di feedback per rafforzare l’uso di una buona tecnica o per correggere un’imperfezione. Posso dire al giocatore quello che ha fatto o non ha fatto bene. Posso mostrargli il movimento eseguendolo io stesso o usare dei video e delle foto per spiegare l’esecuzione corretta. Posso anche guidare il giocatore muovendo la racchetta che tiene in mano. Potrei usare anche qualche tipo di suono per fare capire il ritmo (dei sibili per imitare lo swing) o descrivere il gioco di gambe battendo le mani.

Spesso dare questo tipo di feedback non è facile, perché ogni giocatore impara (e preferisce imparare) in modo diverso. Ci sono anche tipologie di apprendimento che noi coach non consideriamo a sufficienza. Se per esempio un tennista apprende facilmente in modo cinestetico (sentendo il movimento), il suoi organuli propriocettivi devono essere freschi per questo tipo di apprendimento. Se è stanco e dolorante per una precedente sessione di allenamento, la sua capacità di apprendimento tramite il tocco e le sensazioni muscolari verrà sensibilmente limitata.

Recentemente con un atleta ho trovato molto utile l’uso dei fotogrammi per fargli capire la corretta sequenza di movimenti del dritto, ma poi ho notato che la cosa migliore per mettere in pratica il colpo in maniera corretta è stato far loro sentire il movimento concentrandosi sulle singole parti del corpo coinvolte.

Diversamente, un altro giocatore con cui ho recentemente iniziato a lavorare non ha risposto così bene a questo tipo di istruzioni. Da quello che ho capito, preferisce vedere il movimento eseguito in tempo reale (da me o da un altro giocatore) e poi semplicemente cercare di copiarlo (tennista che predilige l’apprendimento visivo).

Feedback estrinseco e intrinseco

I coach più esperti forniranno istintivamente sia feedback basati sui risultati che sulla performance a seconda dello scopo della sessione di allenamento o dell’esercizio. Altre volte comunque potrebbe essere utile unire le due modalità dicendo frasi come: “Quella palla non è arrivata alla linea fissata (primo tipo), perché non hai accelerato la mano e il polso al momento dell’impatto (secondo tipo)”.

Il problema a parer mio comunque, è che i giocatori ricevono troppo spesso il feedback del maestro (in certi casi dopo ogni singolo colpo!). Questa è la parte dell’equazione che riguarda la frequenza di cui parleremo più avanti. Ma c’è un fattore importante che dobbiamo considerare: che il tennista se ne renda oppure no, esiste anche un continuo dialogo interiore nella testa di ogni giocatore: il feedback intrinseco.

Il feedback intrinseco si differenzia da quello estrinseco (commento proveniente dall’esterno sul risultato o sulla performance) fornito dal coach, da uno spettatore, da un altro tennista, ecc.

Ecco cosa ne pensa una ricerca del 2007:

“Fornire troppo feedback estrinseco può generare un’eccessiva dipendenza dal giudizio del coach ed ostacolare la capacità del tennista di valutare in modo autonomo il risultato della propria performance. In campo a volte questo può succedere quando alcuni giocatori diventano ansiosi perché faticano a risolvere un problema senza la guida e i consigli del loro coach.”

È chiaro che ogni coach desidera il meglio per i proprio allievi; a volte comunque questo può significare non intervenire sempre. Questo tipo di situazione mi è capitata spesso: il giocatore mi guarda dopo ogni punto perso in un set di allenamento. Il mio istinto mi direbbe di dare un consiglio sempre, ma mi mordo la lingua e provo a lasciargli la possibilità di capire da solo. In quel momento i giocatori non sono sempre felici di questo atteggiamento, ma col tempo solitamente capiscono i benefici di questa strategia.

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Molto dipende dal livello del giocatore e dal conseguente livello di apprendimento. Gli studi sull’apprendimento motorio suggeriscono che il tennista, col crescere delle capacità tecniche dovrebbe fare sempre meno affidamento sul feedback estrinseco per lasciare più spazio al suo istinto e al dialogo interiore.

Conclusioni

Il lavoro del coach non è facile come sembra. Devo fornire un feedback che riguardi il risultato, la performance o non dire nulla? In che momento è meglio farlo? Con che frequenza? In uno dei prossimi post cercheremo di dare una risposta a queste domande per cercare di fornire indicazioni ai coach basandoci su aneddoti di vita reale e sulla ricerca.

Per il momento credo sia importante per ogni coach riflettere su che tipo di feedback stanno fornendo, sul contenuto specifico dei loro commenti e sul modo in cui lo stanno esponendo. Sappiamo che ogni giocatore è diverso dagli altri ed è quindi importante prestare attenzione allo stile di apprendimento prediletto da quel tennista per accelerarne la crescita.