Toni Nadal: "Rafael non è un giocatore di tennis, è un infortunato che gioca a tennis"


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Toni Nadal: "Rafael non è un giocatore di tennis, è un infortunato che gioca a tennis"

"Solo le persone che credono di sapere già tutto, sono quelle che non si allenano", Toni apprezza il successo inteso dallo sforzo. "Nella vita non concepisco non migliorare, non concepisco di fare una giornata uguale a ieri. La cosa normale è progredire, e questo può essere solo fatto attraverso la pratica. Per questo ci sono valori. Sapere che migliorare é difficile è di vitale importanza, e così anche ascoltare e farsi consigliare. Oggi viviamo in un mondo in cui lo sforzo non è ben visto. Quando ci provi, sei diverso dagli altri, e il volerti differenziare del resto non sembra buono. Ciò che è chiaro è che chiunque provi ha più probabilità di riuscire e noi tutti possiamo migliorare. Il successo non sta nel vincere al Roland Garros o agli US Open, il successo sta in migliorarsi. Vincere uno Slam non dipende solo da me, ma anche dai miei rivali. Non so se ci saranno uno o due Federer nel torneo, o se ci saranno cinque Djokovic. Devo analizzare e migliorare ciò che dipende da me, e questo è il successo. Questo è il motivo per cui uno avrà successo essendo il migliore del mondo e un altro avrà successo essendo il numero 100. Il successo è la tranquillità di sapere che hai fatto le cose che erano alla tua portata; sii soddisfatto di quello che stai facendo. "

"IL SUCCESSO È LA CALMA DI CONOSCERE CHE HAI FATTO LE COSE CHE ERANO ALLA TUA PORTATA"

Riguardo a suo nipote, Toni ha risposto al rapporto che ha con Carlos Moyà dal 2017, lasciando una frase che e' davvero importante. "Lo vedo bene, la cosa più importante è che si apprezzano e si rispettano a vicenda, qualcosa che e' necessario. E Rafael Nadal vuole continuare a giocare, nonostante i suoi problemi fisici. Questo è ciò conta. Fino a quando?, chi lo sa. Forse due o tre anni. Quello che sto dicendo è che Rafael non è un giocatore di tennis, è un infortunato che gioca a tennis, e questo è molto difficile".

Ultimo, ma non meno importante, "Oggi la societa' ci sta cambiando perche' lei e' cambiata, abbiamo tutti meno obblighi e doveri e il divertimento sembra essere diventato l'elemento predorminante, perché vogliamo che le cose siano più facili (anzi sempre piu' facili) e che ci costino meno tempo, ecco perché è difficile perseverare e andare avanti. I giovani tennisti sono bravi, ma in generale si impegnano di meno, si sacrificano di meno. Ho visto molti giovani giocare e combattere poco, e ho visto Nadal, Djokovic, Federer, perdere ma mai senza dare il massimo. Quando siamo arrivati ​​all'ATP, i migliori erano tra i 21 e i 23 anni. Ora i migliori sono 29, 30, 32 o 37 anni. "

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