Sei modi per rendere i tennisti più resilienti


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Sei modi per rendere i tennisti più resilienti

Vi è mai capitato di pensare: “Questi ragazzini hanno avuto troppo dalla vita”? Oppure: “Hanno ottenuto tutto troppo facilmente”.

In questo articolo voglio condividere con voi quello che ho imparato nella mia ventennale carriera di coach e di tennista, vivendo a fianco di alcuni tra i migliori coach al mondo.

Crescere in Spagna, un paese che genera un gran numero di top 100, è bellissimo, ma non illudetevi: si deve lavorare molto e nessuno ti regala niente.

L’ambiente tennistico spagnolo è molto competitivo ed estremamente esigente quando devi iniziare la carriera da professionista; nessuno è clemente con te.

Il fatto di avere centinaia di giocatori di ogni età davvero competitivi, molti tornei in tutto il paese e il fatto di trovarsi a breve distanza da molti altri paesi europei, rende la Spagna un ambiente che spontaneamente rende i giocatori molto resilienti fin da piccoli.

Ma cosa succede se un giocatore nasce in un paese più “accomodante”, in cui l’ambiente del tennis è meno competitivo? Possiamo comunque insegnare a un giocatore a far fronte alle avversità e recuperare dalle sconfitte e dagli infortuni? Assolutamente sì!

A volte mi sono chiesto se i miei tennisti “avessero avuto troppo dalla vita” per riuscire ad avere più resilienza. Ripensandoci ora, mi rendo conto che questi pensieri mi servivano da scusa per non cercare di trovare una soluzione al problema.

Non potevo pretendere che lo stesso metodo che aveva funzionato in Spagna potesse funzionare anche in Australia, negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Mi sono quindi dovuto sforzare per trovare altri modi per creare resilienza nei miei atleti. Ecco come ho fatto.

Ecco quello che genitori e coach possono fare quando il tennista nasce in un ambiente poco adatto a stimolare la sua resilienza.

1. Fate in modo che il giocatore resti umile

Uno degli aspetti fondamentali della resilienza è cercare di accettare la situazione che vi si è presentata, per riuscire a pensare e a decidere come risolvere la problematica.

I giocatori poco umili normalmente usano un approccio sbagliato: solitamente non accettano il motivo per cui si ritrovano in una situazione difficile; non cercano di capire perché stiano perdendo o perché il tipo di gioco che hanno deciso di usare non stia funzionando. Questo li trascinerà in una spirale di pensieri negativi e tenderanno a cercare delle scuse per giustificare una situazione che non riescono ad accettare e a controllare. Credetemi: quando si cercano delle scuse, è molto facile trovarle.

2. È importante che il giocatore non dia niente per scontato.

Più un giocatore viene aiutato, più riuscirà a crescere; ma se inizia a dare la cosa per scontata, questo atteggiamento potrebbe avere un impatto negativo su di lui.

Solitamente i giocatori non sono maturi abbastanza per rendersene conto; se ci pensate bene, quando si è giovani, non si ha esperienza di nessun altro tipo di condizione. Credo quindi che nel mio lavoro da coach sia giusto continuare a ricordare loro quanto siano fortunati ad avere tutte queste opportunità di ricevere aiuto.

Se un giovane tennista non sta crescendo in un ambiente altamente competitivo, potrebbe fargli bene andare a vedere cosa succede in altre nazioni.

Viaggiare e visitare accademie in giro per il mondo potrebbe essere un fattore positivo per spingere il giocatore a migliorare.

3. È fondamentale che i genitori e gli allenatori usino lo stesso approccio.

Le basi per la resilienza vengono poste ancor prima che il ragazzo inizia a giocare a tennis. Il modo in cui i bambini vengono educati dai genitori ha un impatto fortissimo sul modo in cui affronteranno le partite e gli allenamenti. È molto importante quello che sentono dire e vedono tra le mura domestiche.

Se sentono genitori che si lamentano e cercano scuse, tenderanno ad imitarli.

È davvero fondamentale che i genitori siano esempi di persone sane e positive.

Valori come lo spirito combattivo, il fatto di non arrendersi mai e dare sempre il massimo sul campo sono fondamentali per creare resilienza nell’atleta.

Continuare a lottare quando le cose non vanno per il verso giusto proviene da un certo tipo di mentalità; è una sfida che dovranno affrontare in molti aspetti della loro vita (a scuola, per strada o su di un campo da tennis). Per aiutare un atleta ad essere davvero resiliente, tutto il team deve collaborare (genitori, maestri, ecc.).

4. Create un ambiente più competitivo

Potete apportare dei piccoli cambiamenti sia a breve che a lungo termine. Lo scopo è cercare di tenere alta la motivazione giorno per giorno. La motivazione è ha un forte impatto positivo sulla resilienza.

Poiché lo scopo finale è fare diventare il giocatore un professionista, il ragazzo avrà molta strada davanti a lui, molte cose da fare, molti alti e bassi da affrontare e durante il cammino sarà facile perdere la concentrazione e la motivazione.

È importante dare degli obiettivi a breve termine, ma come coach ho sempre cercato di concentrarmi più sul processo di crescita che sul risultato (come giocatore ho fatto il contrario e non ha funzionato molto).

Restate concentrati sull’aspetto tecnico su cui state lavorando in quel momento. Per esempio, per chiudere più punti col dritto, cercate di farlo diventare più profondo e pesante possibile; oppure allenatevi per riuscire a vincere più punti a rete.

Questo ha funzionato per me molto più che avere obiettivi a lungo termine come raggiungere il main draw in un Grande Slam l’anno seguente. Ogni caso è diverso ma ognuno di noi deve avere qualcosa su cui concentrarsi.

A parer mio è importante che ogni giorno l’allenamento comprenda una partita. Se nel vostro ambiente non si trovano molti giocatori del vostro livello, spostatevi in altri circoli o trovate dei giocatori in zona che abbiano voglia gareggiare con voi.

Le partite di allenamento vi esporranno alla stessa situazione che troverete nei tornei, vi permetteranno di capire dove migliorare e a restare concentrati quando sarete in un partita più importante.

Per farvi un esempio, poniamo il caso che un giocatore stia faticando per recuperare da un momento difficile o stia cercando di gestire dei fattori esterni come il vento o una superficie di gioco che non ama. Allenarsi per provare a superare queste situazioni vi aiuterà automaticamente a essere più resilienti e pronti ad affrontare un momento simile durante un torneo.

5. Spronate il giocatore con l’apprendimento e il buon senso

Lo zio Toni parla spesso di come ha sempre spronato Rafa in tanti modi, dandogli la giusta prospettiva quando ha iniziato a vince da giovanissimo, facendogli poi capire che l’apprendimento è un processo senza fine e quanto sia importante darsi sempre nuovi obiettivi.

Ho visto Rafa per la prima volta quando aveva 12 anni. Era impressionante, era già quasi come adesso: lottava su ogni palla, non mollava mai e credeva sempre in se stesso, sempre pronto a imparare e a migliorare.

Tutto ciò è più facile quando sono i giocatori stessi a motivarsi, ma in alcuni casi, quando crescono in ambienti poco stimolanti, hanno bisogno di essere aiutati e quindi risulta determinante il modo in cui questo aiuto viene fornito.

È importante condividere le proprie conoscenze con loro affinché possano capire come migliorare.

Capire come e quando spronare un giocatore è fondamentale e dovrebbe essere fatto solo da un professionista. Lo zio Toni è stato molto bravo a farlo con Rafa.

6. Trovare il giusto equilibrio tra i tornei e gli allenamenti

Trovare questo equilibrio è fondamentale per essere resilienti.

I giocatori che si allenano troppo rispetto ai tornei che giocano, faticano a sviluppare una mentalità competitiva e a lungo andare potrebbero avere dei problemi a gestire la partita e a giocare sotto pressione. Credo sia importante iniziare a gareggiare fin da giovani.

Al contrario, i tennisti che giocano troppi tornei potrebbero prendere cattive abitudini, senza avere modo di fermarsi e riflettere su cosa avrebbero potuto fare meglio, prendersi il tempo per trovare nuove strategie e svilupparle. Ogni atleta è diverso dagli altri e non è difficile trovare l’equilibrio per i giovani giocatori. Se si allenano bene e giocano bene durante le partite, continuate così. Dovrebbero giocare delle partite di allenamento ogni settimana e partite vere almeno una volta al mese.

Quindi ci sono molte cose che si possono fare per migliorare la resilienza di un tennista, anche se non vi trovate nell’ambiente o nella nazione più stimolante da questo punto di vista.

Il vostro insegnamento sarà fondamentale; usate gli strumenti di cui siete in possesso e cercate di essere creativi per modificare l’ambiente in cui il vostro tennista si allena per ottenere il meglio da lui.

Questo è quello che ho fatto e che mi ha permesso di ottenere buoni risultati. Esiste sempre una soluzione e c’è sempre qualcosa che noi coach e genitori possiamo migliorare. Cercate di migliorare sempre!