Il servizio di Sampras: la velocità della testa della racchetta


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Il servizio di Sampras: la velocità della testa della racchetta

“La velocità della testa della racchetta”. Tutti ne parlano. I commentatori televisivi affermano di riuscire a vederla. Ogni giocatore la ricerca e ogni coach dice di conoscerne i segreti.

Ma avete mai davvero sentito un commentatore o un coach affermare in modo preciso a che velocità sta viaggiando la testa della racchetta in momenti e colpi diversi? No. E c’è un motivo. Non ne hanno idea, perché non hanno dati concreti su cui basarsi.

Ma queste prove concrete esistono davvero? La risposta è sì. Negli anni sono stati fatti degli studi accademici, ma ben pochi di questi dati sono poi stati comunicati ai coach e ai commentatori o riportati nei metodi di insegnamento.

Ecco la prima analisi tridimensionale del servizio di Pete Sampras che si basa sui filmati delle sue partite.

Abbiamo realizzato (in collaborazione con Tennisplayer) dei filmati ad alta velocità con due telecamere durante un’esibizione di Pete contro Sam Querry; si tratta di una partita giocata al Tiburon Peninsula Club, in Calilfornia. In quell’occasione Brian è entrato in una camera oscura con alcuni computer dotati di particolari software ed è riuscito a seguire e tracciare 25 punti diversi sul corpo e sulla racchetta di Pete.

Quali sono stati i risultati? Tantissime novità davvero strabilianti. Ma per amore di semplicità abbiamo deciso di concentrarci su un colpo particolare: una prima di servizio che ha colpito l’incrocio delle righe. Molto probabilmente i risultati sarebbero simili per tutti gli altri suoi servizi.

Quello che per me ha reso questa collaborazione così interessante è che fin dall’inizio Brian mi ha lasciato porre domande e dubbi. Questo non significa necessariamente che io e lui siamo sempre stati d’accordo su tutte le interpretazioni. Non sarebbe stato possibile e neppure auspicabile.

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Ma sono certo che questi risultati ci faranno capire meglio il servizio di Pete e in generale alcuni elementi tecnici che riguardano i servizi dei top player. So anche che questo articolo potrà stimolare ulteriori discussioni tra me e Brian, ma anche tra altri coach e tra chiunque altro di questa community.

Ed ecco uno dei punti più importanti. Oramai è superato il momento storico in cui i coach erano considerati dei veggenti onniscienti. Questo sport è semplicemente troppo complesso e i movimenti sono troppo dinamici. Inoltre, fino a pochi anni fa, l’unico strumento a disposizione era l’occhio nudo, uno strumento davvero limitato. Attualmente, grazie al grande sviluppo di nuovi database (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo), ci troviamo una fase in cui la nostra conoscenza del gioco può davvero progredire molto.

Per esempio, il percorso del movimento della racchetta. Verificheremo in ogni preciso istante di quanto si sposta verso l’alto, verso il basso, lateralmente, in avanti o all’indietro. E anche la reale biomeccanica. Quanto velocemente si muovono le singole parti del suo corpo? In che direzione e per quanto tempo? Che ampiezza hanno gli angoli delle gambe, delle spalle, delle anche, del braccio dominante, ecc. nei momenti cruciali e come sono correlati tra loro?

Per me uno degli aspetti affascinanti sarà capire cosa ci possono dire questi numeri riguardo l’accuratezza dell’analisi fatta negli articoli precedenti sul servizio di Pete.

Cosa verrà confermato da questo nuovo punto di vista e cosa verrà confutato?

Una semplice domanda
Ma in questo articolo, iniziamo con quella che può sembrare una semplice domanda. Quale è la vera velocità della racchetta di Pete durante tutto il movimento del servizio? Parlando di questa velocità, ci riferiamo a quella del centro della racchetta (la parte del piatto corde su cui impatta la pallina).

Penso che la risposta vi sorprenderà. Credo che i dati dimostrino che alcune delle supposizioni più comuni riguardo la velocità della racchetta siano fuorvianti.

Le risposte
La telecamera di Brian ha filmato Pete con 200 fotogrammi al secondo. Poiché il movimento del servizio dura circa 2 secondi dall’inizio alla fine, significa che abbiamo circa 400 punti di riferimento su cui soffermarci e studiare il movimento della sua racchetta.

Iniziamo col momento cruciale: l’impatto con la palla, il momento della verità in cui la racchetta colpisce la pallina. Secondo i dati raccolti da Brian, la racchetta di Pete viaggia a una velocità di circa 90 mph in quell’ultima frazione di secondo precedente il contatto.

Non c’erano radar che potessero indicarci la velocità precisa, ma il fisico australiano Rod Cross ritiene che la prima di servizio viaggi a circa 1,35 volte la velocità della racchetta al momento dell’impatto. Questo significa che la velocità della palla era leggermente superiore alle 120 mph.

Quindi la racchetta è molto più lenta della palla. Questa notizia è di per sé interessante. Ma la domanda più interessante è: come viene in pratica creata quella velocità della racchetta di 90 mph?

Una teoria comune è che il caricamento e l’oscillazione del braccio sviluppino un graduale aumento della velocità nel corso del movimento, che si tratti di una lunga e lenta creazione di velocità durante l’esecuzione del colpo.

Ma i dati raccolti dimostrano esattamente il contrario. Non viene creata gradualmente. La maggior parte della velocità si crea in verità nell’ultimo decimo di secondo prima del contatto con la palla. Si tratta di un decimo di secondo all’interno di un movimento della durata di due secondi. In quel decimo di secondo, la testa della racchetta accelera e passa dai 30 mph ai 90 mph.

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Quest’importante esplosione finale inizia da quella che abbiamo chiamato “posizione di massima discesa”.
La racchetta scende sul lato destro con la punta rivolta verso terra. Il piano del piatto corde forma un angolo retto con il busto.

In questo momento la racchetta ha raggiunto una velocità di 30 mph. Nel successivo decimo di secondo questa velocità triplicherà arrivando a 90 mph al momento dell’impatto. Creare quella velocità iniziale di 30 mph ha richiesto circa un secondo e mezzo o tre quarti della durata del movimento. I rimanenti 60 mph, due terzi della velocità totale vengono poi generati in modo quasi istantaneo.

Piuttosto che pensare che il caricamento e il back swing possano far aumentare la velocità in modo continuo, ritengo sia più realistico vedere questi due movimenti come una preparazione all’esplosione messa in atto dal corpo di Pete e dalla sua racchetta. È molto importante il modo in cui si arriva al “posizione di massima discesa” e questo ci spiega come un giocatore come Jay Berger, che è stato tra i primi dieci del ranking mondiale, riuscisse a servire sopra i 100 mph senza caricamento, iniziando letteralmente il servizio dalla posizione di discesa della racchetta.

I primi 30 mph

La maggior parte dell’accelerazione può concretizzarsi in una frazione molto limitata di tempo, ossia da quando la racchetta scende verso il basso, fino al momento del contatto con la palla. Ma come la racchetta raggiunga questa velocità di 30 mph prima della discesa, è qualcosa di affascinante di per sé.

Il raggiungimento di questi 30 mph ha richiesto davvero molto tempo e può non rappresentare la maggior parte della velocità totale, ma ovviamente ha comunque una sua importanza, perché rappresenta un terzo della velocità totale al momento dell’impatto.

Questo movimento lungo e lento che porta la racchetta alla “posizione di discesa” può andare d’accordo con la teoria dell’ accelerazione continua?

La risposta è no e questo è davvero interessante. Il motivo è che la racchetta passa attraverso tre diverse fasi prima di arrivare il punto di massima discesa e tutte e tre sono fasi ben distinte. Sommate assieme possono rappresentare 3/4 della durata del movimento, ma in ogni fase la velocità della racchetta cambia in modo quantitativamente diverso e in intervalli di diversa lunghezza.

Da 30 mph a 90 mph in circa un decimo di secondo

La discesa delle braccia: mezzo secondo sviluppa 3.5 mph di velocità

Fase 1 – Velocità iniziale – Velocità finale – Incremento di velocità – Durata (approssimativa) - La discesa delle braccia

Nel movimento di Pete la prima delle tre fasi è la discesa delle braccia. All’inizio del movimento, abbassa le braccia indirizzando entrambe verso la superficie del campo. È interessante notare come la racchetta non subisca una vera accelerazione durante questa fase. Dalla posizione di partenza all’abbassamento completo delle braccia, la velocità della racchetta è virtualmente costante: tra le 4 e le 5 mph. In effetti, quando le braccia raggiungono il punto più basso, la racchetta addirittura rallenta leggermente fino alle 3.5 mph.

Solo questa parte del movimento richiede più di un quarto dell’intera durata del servizio, per un totale di circa mezzo secondo. Quindi dopo mezzo secondo, un quarto del tempo totale, la racchetta di Pete viaggia a meno di 5 mph.

La posizione a trofeo

Poi cosa succede? La seconda fase va dalla fine della discesa delle braccia alla classica posizione in cui il braccio che lancia la palla e la punta della racchetta puntano verso l’alto.

Per raggiungere questa posizione, Pete usa un caricamento parzialmente ridotto. Ciò significa che dopo aver fatto scendere il braccio, inizia a far salire il braccio dominante e la racchetta sopra la spalla; ma inizia anche a piegare il gomito. La combinazione di questi due movimenti lo fa arrivare nella posizione a trofeo.

In questa fase la racchetta inizia davvero ad accelerare rispetto alla velocità virtualmente uniforme della fase precedente. Da 3.5 mph della discesa del braccio, la racchetta passa a 10 mph nella posizione a trofeo, aggiungendo 6.5 mph. L’accelerazione stessa è abbastanza regolare durante questa fase, aumentando solo leggermente quando al racchetta raggiunge la posizione a trofeo.

Ma il movimento per raggiungere questa posizione rappresenta anche il movimento che richiede più tempo: più di un secondo e mezzo. Quindi, di nuovo, ci potremmo sorprendere per quanta poca velocità venga aggiunta in un questo lasso di tempo.

Il movimento per raggiungere la posizione a trofeo fa arrivare la racchetta a una velocità di 10 mph

Fase 2 – Velocità iniziale – Velocità finale – Incremento di velocità – Durata (approssimativa) – Dalla discesa delle braccia alla posizione a trofeo

Per cui ancora un volta, dall’abbassamento delle braccia alla posizione a trofeo riscontriamo un incremento di 6,5 mph, ma manca ancora molto per arrivare ai 90 mph che avrà la racchetta al momento dell’impatto con la palla. La racchetta di Pete ha oramai compiuto più di due terzi della durata del movimento totale e la sua velocità ha raggiunto solo i 10 mph, poco più del 10% della velocità massima finale.

Dalla posizione a trofeo alla discesa della racchetta. Questo è il momento in cui tutto inizia a succedere più velocemente e vediamo un grande incremento della velocità della racchetta in un breve lasso di tempo.

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In due decimi di secondo la racchetta passa da 10 mph a 30 mph. Pete ha avuto bisogno di un secondo e mezzo per creare i primi 10 mph di velocità; ora questa velocità viene triplicata in batter d’occhio.

Ma come nella fase precedente che lo ha portato nella posizione a trofeo, l’accelerazione è abbastanza costante. Mentre la testa della racchetta scende, l’avambraccio di Pete ruota all’indietro attraverso il movimento della spalla. Nei primi 15 fotogrammi la racchetta aggiunge circa 5 mph.

Dopodiché si aggiungono altri 5 mph ogni 8 fotogrammi circa, fino ad arrivare ai 30 mph. A questo punto la racchetta ha raggiunto il punto massimo di discesa ed è pronta per l’esplosione di potenza finale che la porterà all’impatto con la palla.

Il movimento prende velocità mentre la racchetta scende, aumentando la velocità di 20 mph in due decimi di secondo.

Fase 3 - Velocità iniziale – Velocità finale – Incremento di velocità – Durata (approssimativa) – Dalla posizione a trofeo alla discesa della racchetta
 

Dal punto massimo di discesa all’impatto con la palla

Quello che succede nel movimento dalla posizione a trofeo alla discesa della racchetta preannuncia in qualche modo quello che sta per succedere, perché la velocità della racchetta aumenta in modo davvero impressionante in un intervallo di tempo molto breve, se paragonato alle due fasi precedenti.

Nel movimento che porta all’impatto con la palla, questo è ancora più accentuato. La racchetta triplica la velocità in metà del tempo, accelerando, come abbiamo visto, da 30 mph a 90 mph in un decimo di secondo.

Ma in aggiunta alla grande velocità della racchetta, c’è un’altra caratteristica di questa fase che la contraddistingue dalle precedenti. Cioè la rapidità dell’accelerazione.

Nel movimento che la porta il piatto corde al contatto con la palla, l’accelerazione della racchetta aumenta quasi ad ogni fotogramma. Invece di acquisire la stessa velocità ad ogni fotogramma, la racchetta accelera sempre di più mano a mano che si avvicina alla palla.

Nei primi 10 fotogrammi della risalita della racchetta, la velocità aumenta di 5 mph, mentre sta viaggiando a 35 mph. Ma solo 3 fotogrammi dopo, la velocità è già salita di altri 5 mph. Poi nei successivi 3 fotogrammi, la velocità sale di altri 9 mph. A questo punto la racchetta è ancora rivolta verso l’alto e sta viaggiando a una velocità di 50 mph.

A questo punto la mano e il braccio iniziano a inclinare la racchetta verso la palla e l’accelerazione fa un altro balzo in avanti. Nei 4 fotogrammi che seguono, la testa della racchetta prende altri 24 mph di velocità e arriva a 74 mph. Questo incremento di 24 mph si verifica in 2 centesimi di secondo!

Questi cambiamenti diventano sempre più difficili persino da visualizzare. Ma ci sono ancora altri due fotogrammi prima dell’impatto con la palla.

In ciascuno di essi la velocità della racchetta aumenta di altri 8 mph, per cui questi 16 mph aggiuntivi portano la racchetta alla sua velocità massima di 90 mph al momento del contatto. Quest’ultimo aumento di 16 mph avviene solo in un centesimo di secondo!

Fase 4 - Velocità iniziale – Velocità finale – Incremento di velocità – Durata (approssimativa) – Dalla discesa della racchetta all’impatto

Decelerazione

Questi dati che abbiamo osservato sulla velocità della racchetta sono davvero incredibili e di per sé fanno sorgere molti spunti di riflessione. Ma in realtà, abbiamo raccontato solo metà della storia che riguarda la velocità del movimento della racchetta. Per capire meglio il movimento, dobbiamo considerare i dati riguardanti la decelerazione della velocità della racchetta dopo l’impatto.

Anche questa parte della storia è davvero affascinante. L’impatto toglie 20 mph di velocità alla racchetta virtualmente in modo istantaneo. La velocità passa quindi da 90 mph a circa 70 mph. E la decelerazione poi continua in modo davvero rapido.

Nel giro di circa un decimo di secondo dopo l’impatto, la velocità è già tornata a circa 30 mph. A questo punto la racchetta è rivolta verso il basso e dai fotogrammi si può notare il famoso gomito di Sampras che si piega durante l’accompagnamento.

Ecco un’interessante simmetria. La racchetta ha impiegato circa un decimo di secondo per passare da 30 mph a 90 mph prima dell’impatto con la palla. Ora nello stesso intervallo di tempo (un decimo di secondo) la velocità della racchetta è passata di nuovo da 90 mph a 30 mph.

Pensate! In due decimi di secondo la racchetta passa da 30 mph a 90 mph e poi da 90 mph torna a 30 mph. Stiamo parlando di una variazione velocità totale di 120 mph in due decimi di secondo! E questo cambiamento impressionante è avvenuto in una piccolissima frazione di tempo rispetto alla durata del movimento completo.

La decelerazione della racchetta continuerà fino alla fine del movimento. Dopo un altro decimo di secondo, la velocità della racchetta cala fino a meno di 5 mph. E no, ad occhio nudo, nulla di tutto questo sarebbe stato visibile.
 

Cosa significa?

Allora qual è il significato di tutto ciò? Se vi gira la testa, non vi preoccupate, per ora facciamo alcune constatazioni generali.

Prima di tutto, il giocatore che vuole ottenere il massimo dalla velocità della propria racchetta delle concentrarsi principalmente sulla parte finale del movimento che avviene prima dell’impatto. Il caricamento e il back swing possono produrre sicuramente una parte della velocità, ma loro funzione fondamentale è quella di posizionare la racchetta, il corpo e la palla al meglio per l’esplosione finale che avviene in quella frazione di secondo in cui si crea la maggior parte della velocità e la racchetta finisce per colpire la palla.

Un’altra deduzione interessante è quella che i dati ci rivelano sugli elementi del movimento che i giocatori e i coach spesso considerano le cause della velocità della racchetta. Uno di questi è la pronazione. Un altro elemento, considerato da molti particolare del movimento di Pete, è la posizione alta del gomito durante l’accompagnamento.

La pronazione è una termine ingannevole, perché nel lessico normalmente usato dagli allenatori viene quasi sempre associato alla torsione antioraria del piatto corde dopo l’impatto. Ma dal punto di vista tecnico, in termini biomeccanici, si riferisce esclusivamente alla rotazione dell’avambraccio tra il gomito e il polso. In realtà, mentre la racchetta sale verso il punto di contatto, viene proprio fatta anche ruotare dalla spalla.

In ogni caso, se osserviamo la racchetta dopo l’impatto, possiamo notare che ha davvero perso già metà della velocità in quello che viene chiamato “punto di massima pronazione”. Cioè con il piatto corde girato.

La pronazione e il gomito alto – 2 elementi della fase di decelerazione

A questo punto la racchetta sta viaggiando a soli 45 mph. Per cui in nessun modo la pronazione, per come viene generalmente intesa, può produrre un aumento della velocità.

Lo stesso si può dire della posizione del gomito. Nel momento in cui il famoso gomito si piega in modo evidente, la velocità della racchetta è già scesa a 24 mph.

Per cui per il movimento del gomito potremmo fare la stessa considerazione che abbiamo fatto per la pronazione. Nessuno dei movimenti può far aumentare la velocità della racchetta. Appaiono più effetti che cause della velocità. Possono essere la prova visiva di un ottimo movimento, ma rappresentano soltanto un suo effetto secondario.

Per cui se la pronazione e il gomito alto sono solo delle conseguenze, quali sono le vere cause della velocità della racchetta di Pete durante il servizio?

Il tipo di traiettoria che compie la racchetta per arrivare alla palla? La posizione della palla al momento dell’impatto? La grande flessibilità del corpo di Pete e la naturalezza del suo movimento? Tutti questi elementi insieme? O qualcos’altro ancora?

Belle domande. Lavorando sui dati riguardanti gli altri aspetti del movimento, potremo fare più chiarezza sull’argomento.