L’addominale abbrutito. Storia breve di un muscolo dimenticato, lo psoas


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L’addominale abbrutito. Storia breve di un muscolo dimenticato, lo psoas

Gemiti che si inseguono.

Respiri affannosi che si confondono.

Ansimanti di piacere uomini dividono spazi con donne sudate.

E non di un amoroso talamo trattasi. Ma di una delle sale in cui quotidianamente si consumano gli effimeri rituali del fitness.

A guardar bene non v’è piacere! Nessuna sensualità, né armonia di gesti!

Alti. Bassi. Obliqui.

Muscoli addominali sfiancati senza anima, alla ricerca di un edonistico piacere che ne mortifica l’essenza del suo muscolo principe: lo psoas.

Suoni fissi, penetranti, echeggianti e privi di ogni musicalità quelli emessi dai “fanatici” degli addominali che tra dieci, cento e ancor mille intrecci fra alti-bassi-obliqui infliggono spietati colpi al muscolo dell’anima che, silente, ne rimane soffocato e sofferente.

Ahimè, quanta ancora poca conoscenza di questo muscolo che riveste il centro del nostro corpo, avvolgendolo di magiche possibilità di guarigioni fisiche e pschiche. Quanta poca considerazione di costui nell’estenuante allenamento addominale a “blocchi”.

Ma cosa centrerà mai questo muscolo psoas con il lavoro addominale?

Nulla, certo... se si pensasse al corpo come un’entità a sè stante e divisa a “settori” o a “blocchi”.

Ma, fortunatamente, la meravigliosa struttura del corpo umano non ragiona per settori, ma per movimenti; movimenti che avvolgono il corpo in un “unicum” di fluidità e rispetto di ogni singolo muscolo, oltre che sinergia dei movimenti stessi.

Una sinergia che non può, e non deve, non tener conto della funzione dell’addome che è quella di dare stabilità e sostegno al busto intero, e non certo solo alla sua parte anteriore.

Un addome che nella sua interezza deve donare resistenza alle oscillazioni e ai movimenti del corpo, quasi in una danza di abbracci leggiadri e avvolgenti di seduzioni.

E’, e dev’essere, una cintura (core) che favorisce una corretta postura e protezione degli organi interni e della colonna vertebrale, contribuendo alla respirazione e al rispetto del nostro muscolo psoas, sì come in una danza armoniosa.

Se non usato l’addome in questo modo, solo disagi: fastidi, dolori cervicali e lombari, sovraccarico dei dischi intervertebrali, ernie, indebolimento del pavimento pelvico, stress allo psoas.

Addominali “massacrati” accorciano e portano in tensione il nostro muscolo dell’anima con inevitabili blocchi fisici. E chissà se non anche psichici!

Un conto è allenare un muscolo nella sua totalità di metodologie, altro è sostanzialmente provocarne il suo accorciamento. E avere uno psoas accorciato, posturalmente parlando, non è affatto comodo. Infatti, l’accorciamento di questo muscolo, a stazione eretta, provoca una trazione in avanti sia del bacino che della parte lombare del rachide, con la conseguenza inevitabile di un’antiversione del bacino stesso e di una lordosi che si accentuerà.

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Inoltre, tecnicamente, quando lo psoas è contratto, la respirazione addominale profonda è compromessa. E sappiamo bene (..lo sappiamo?!) come il respiro sia la chiave di accesso al raggiungimento di uno stato di calma.

Sono un bacino e uno psoas non bloccati che permettono una respirazione più piena (oltre che una sessualità più soddisfacente) ed un pieno rilascio emotivo, grazie ad un aumento della carica energetica.

E che dire , poi, di un eccessivo lavoro sui muscoli addominali che porterà conseguenze inevitabili sul nostro psoas, potendo provocarne anche una tendinite?

La tendinite è un' infiammazione nel "punto di attacco" tra muscolo e osso; tendinite che, se colpisce a livello del muscolo ileo-psoas, provoca un dolore nella regione anteriore alta della coscia (ma, visto anche che il nervo femorale non gradirà, il dolore potrebbe diffondersi anche lungo la gamba).

Oltretutto, è molto probabile che si formino delle aderenze a livello della muscolatura addominale; aderenze addominali in cui trova la sua genesi proprio l’eccessiva contrazione del muscolo dell’anima che cerca di evitare forti sollecitazioni alla zona, appunto date da un lavoro addominale eccessivo!

Che fare, dunque?

Esistono una serie di tecniche posturali e respiratorie che aiutano a non portare in stress lo psoas, mentre si allena il core.

Grazie ad una tecnica che si concentra sul contrarre il diaframma (muscolo assolutamente in simbiosi con il nostro psoas), come se si fosse in apnea, è possibile rafforzare la zona addominale e la parte inferiore della schiena.

In questo modo, infatti, si applica una pressione all’interno del corpo che attiva sia la zona pelvica sia la fascia addominale. La differenza tra questi addominali e quelli classici sta proprio nella pressione che si applica sulla zona addome e su tutti gli organi.

Quali benefici?

Si riduce e si tonifica l’addome, si corregge la postura e si migliora l’equilibrio. Si tonifica la muscolatura perianale, riducendo l’ansia e lo stress.

Ed ancora, si prevengono dolori pelvici, ernie e prolasso; così come si riduce il mal di schiena.

Un corretto programma di attività fisica, ovvero un razionale allenamento muscolare dell’intero core, genera un aumento moderato e di breve durata dei radicali liberi, che può attivare meccanismi molecolari utili alla cellula per adattarsi e proteggersi dagli stati di stress ossidativo.

Situazione che non avverrebbe affatto con uno sfrenato ed eccessivo lavoro su muscoli addominali “tagliati” a blocchi!

Fortunatamente, negli ultimi tempi, sembra esservi sempre maggiore evidenza che l’esercizio fisico eccessivo possa causare più danno che beneficio. E che, probabilmente, non vi è alcuna necessità di effettuare sedute di allenamento più lunghe di 45 minuti. E che, forse, 20 minuti possono essere più che sufficienti.

L’attività fisica, in special modo quella forte e prolungata, provoca sempre, in modo variabile, un certo grado di stress sul corpo umano; così provocando due conseguenze: infiammazione e stress ossidativo.

Dato ormai consolidato anche su basi scientifiche.

Facciamo un esempio?

Una prestazione motoria isolata, ad intensità medio-alta, induce un elevato stress ossidativo e significative lesioni a carico del DNA; mentre un esercizio fisico eseguito regolarmente a moderata intensità è in grado di esplicare una inibizione sullo stress ossidativo e danni correlati.

Dunque, dovrebbe esistere un “livello ottimale” di esercizio, al di sopra del quale un training eccessivo sopravanza quelli che sono i benefici portati da questa quota ottimale di attività fisica. Ovvio che, questa quota ottimale di attività fisica è variabile da soggetto a soggetto: una cosa è lo stress ossidativo (quantità di radicali liberi dell’ossigeno prodotti) in un atleta di Triathlon; altra cosa sarà lo stress ossidativo in una persona (pur della stessa età dell’atleta di thiathlon) che negli ultimi dieci anni non ha mai nulla fatto!

Il carico ossidativo non è dovuto esclusivamente a quanto ci alleniamo, ma a quanto lo facciamo in rapporto alle nostre capacità. In altre parole, basta spingersi appena al di là di quella che è la nostra “zona confort” per sperimentare un certo livello di stress ossidativo.

Dunque, l’over training (eccessivo allenamento) è sempre pericoloso. E lo è ancor di più lavorando in modo eccessivo e settoriale gli addominali.

Ed ancor più pericoloso è non sentire il nostro corpo nella sua interezza, non sentirne la fludità dei suoi movimenti, che dolci accarezzano i nostri muscoli tutti...

Ecco, lo psoas...accarezziamolo con calma!

Rossella Pece,
ideatrice e fondatrice de “ilfitnessdellanima”, lavoro specifico sullo psoas.
Autrice del libro “Accarezziamolo con calma: riflessioni e manutenzione del muscolo ileo-psoas”, in prossima pubblicazione, in Italia