I genitori possono diventare una risorsa importante?


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I genitori possono diventare una risorsa importante?

La comunicazione e il modo di approcciarsi di un genitore allo svolgimento degli allenamenti e delle gare del proprio ragazzo/a, è molto importante per la sua crescita mentale e la sua autostima, nonchè per il  suo percorso sportivo.

Abbiamo discusso spesso di come il risultato a tutti i costi sia un limite per lo sviluppo dei giovani atleti. E questo ne determina un linguaggio poco costruttivo sia da parte degli allenatori che dei genitori.

I genitori, soprattutto nel nostro Paese dove lo sport viene praticato poco, non essendo spesso degli sportivi e non avendo quindi un’esperienza personale alle spalle, tendono a diventare dei meri tifosi. E in qualità di tifosi, e in cuor loro a fin di bene, dicono e fanno tutte le cose più sbagliate che si possano dire, diventando artefici, spesso involontariamente, delle cattive performance e a volte anche dell’abbandono dello sport da parte del ragazzo/a in età adolescenziale.

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Vediamo insieme a Stefano Lopopolo, esperto in psicologia dello sport, come si dovrebbe approcciare un genitore al proprio figlio/a nel contesto degli allenamenti e delle gare.

“Una delle cose più importanti da fare è quella di iniziare a modificare anche una semplice parola quando poniamo una domanda al bambino/a o ragazzo/a. Ovvero, sostituire il ‘perchè’ con il ‘cosa’.

Se già impostiamo le domande con i nostri figli modificando il ‘perché’ in ‘cosa’, modifichiamo anche ciò che ne scaturisce. 
Il ‘perché’ indica la ricerca di una colpa mentre il ‘cosa‘ fa riferimento a delle situazioni. Cosa posso migliorare? Chi o cosa mi può aiutare? Cosa ti è riuscito bene in questa gara? 
Perché anche quando hai perso una gara, hai sicuramente fatto qualcosa bene. Quindi, importante è avere occhi curiosi. Cosa posso imparare da questa sconfitta? E anche Da chi posso imparare? A volte il mio stesso avversario ha molto da insegnarmi! Oppure ancora, Dov’è l’opportunità? Come posso riuscirci? Come posso organizzarmi? Cosa posso fare per restare calmo e sereno?

Sono tutte domande che ci obbligano a porci in modo diverso. Per cui, anche come genitori, impariamo a non dire ‘Perché hai fatto questo?’ ma ‘Cosa è successo?’

Sicuramente, incoraggiare sempre, senza puntare solo al risultato. Avere sempre occhi curiosi anche nella sconfitta. Perché anche in una stoccata non riuscita ci sono sicuramente delle cose positive.

Possiamo dire ‘si, hai perso la gara… ma la tua velocità di esecuzione era ottima, ti sei mosso bene, la tattica era giusta, ho visto che hai mantenuto la calma, il tuo avversario era più alto di te nel ranking ma ti sei comunque comportato bene’

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Ci sono tante situazioni che anche in una sconfitta, se le esaminiamo, ti fanno dire dei però… e che ti fanno avere una considerazione positiva.

Lavorando su questi fattori, che a prima vista sembrano banali ma possono fare una grande differenza, maestro e genitori possono lavorare in simbiosi e i genitori possono diventare un grande aiuto sia per i figli che per i maestri. Se si tengono dei riscontri scritti, si può annotare che ‘Carlo ha perso 15-7 l’assalto ma ha sempre mantenuto un atteggiamento positivo, non si è mai perso d’animo, ha sempre tenuto una buona velocità di esecuzione, etc…’

La verifica del maestro insieme all’atleta è poi sicuramente costruttiva per la crescita personale e sportiva.

Stefano Lopopolo

Sociologo ed esperto in Psicologia dello Sport
Consulente di campioni Olimpici e Mondiali