I benefici delle sconfitte


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I benefici delle sconfitte

Dopo qualsiasi sconfitta, ogni giocatore seriamente competitivo, cade in uno stato di vulnerabilità emotiva. Deve decidere come valutare quello che è successo e questa scelta risulterà molto più decisiva dell’uso della tecnica o di qualsiasi altro aspetto del suo gioco, per la sua crescita come giocatore di tennis e come persona.

Anche se tu fossi tra la percentuale statisticamente insignificante di tennisti professionisti, continueresti a perdere. Prendiamo ad esempio il Signor Roger Federer.

Federer ha perso più di 200 partite da professionista sino al 2011. Sono l’equivalente delle partite che normalmente un tennista di quel livello gioca nell’arco di 3 anni! E Federer ha una delle più alte percentuali di vittorie della storia del tennis.

Certe sconfitte possono davvero fare male. Possono anche convincere un giocatore a lasciare il tennis, come è successo a Bjorn Borg dopo il suo ultimo tentativo di vincere gli US Open conclusosi con l’amara sconfitta contro McEnroe del 1981.

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Proviamo a paragonarlo a Roger. Se osserviamo la sua storia, possiamo notare quanto sia migliorato nel modo di affrontare le sconfitte; questo rappresenta un fattore determinante per la sua continua presenza e il suo successo nel tennis mondiale.

Iniziamo a pensare ad alcune delle sue delusioni peggiori. Nel 2009 ha pianto durante la premiazione degli Australian Open dopo essere stato sconfitto in finale da Rafael Nadal e ha ammesso “Questa sconfitta mi sta uccidendo”.

Nel 2011 era arrabbiato e sprezzante dopo la famosa risposta di dritto di Novak Djokovic su match point che aveva ribaltato l’esito della semifinale degli US Open. Ha detto che in quella risposta il suo avversario era stato “fortunato” quando aveva già buttato la spugna.

Ora confrontiamo queste risposte coi suoi commenti del 2015 dopo altre due sconfitte in un torneo del grande slam, entrambe ad opera di Djokovic.

A Wimbledon dopo la finale ha dichiarato: “Sono molto felice di vedere che sono ancora in grado di giocare come nelle ultime due settimane. Questo mi fa credere che questa partita mi darà la spinta per giocare molte partite ancora migliori.”

Ed ecco cos’ha detto dopo l’altra sconfitta in cui era riuscito a vincere solo 4 su 23 break point: “Sono felice di essere riuscito a procurarmi ben 23 break point. Contro un giocatore come Novak, riuscire ad ottenere così tante opportunità significa chiaramente giocare davvero bene molti punti.”

Questo vuol dire proprio cercare di vedere il lato positivo anche nei momenti negativi. Ma in entrambi i casi, guardando l’espressione del suo viso mentre a parlava, si capiva che era davvero sincero.

Jarkko

Federer è davvero eccezionale sotto molti aspetti; quindi può essere questa una dote eccezionale che appartiene solo a lui? Scendendo nella classifica ATP, naturalmente aumenta il numero di sconfitte che ogni giocatore deve affrontare. Puoi essere un top 100 e perdere in un anno più partite di quante tu ne abbia vinte.

Parliamo allora dei giocatori che non sono ai livelli di Roger Federer.

Alcuni anni fa ho avuto la possibilità di confrontarmi con un veterano di nome Jarkko Nieminem, finlandese. Dopo l’allenamento ho chiesto a Jarkko quale pensava fosse la cosa più difficile del suo lavoro.

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Senza esitare mi ha detto: “La cosa migliore è allo stesso tempo quella peggiore: la frequenza delle sconfitte”. Gli ho chiesto perché considerasse le sconfitte l’aspetto migliore. E Jarkko mi ha spiegato che la cosa più difficile da affrontare per un giocatore che entra nel circuito sono le frequenti sconfitte. Nel suo caso, quando non era ancora un professionista, potevano passare settimane tra una partita e l’altra.

Nel 1999 vinse il titolo junior a Wimbledon. I fan, i giornalisti e il suo allenatore avevano iniziato a chiamarlo “l’astro nascente”, nonostante sia un dato di fatto che le vittorie nei tornei junior non assicurano il dominio nel circuito professionista.

I 15 anni di carriera di Nieminem, valutati in modo ragionevole, possono essere considerati un vero successo. È arrivato ai quarti in 3 grandi slam su 4. Ha vinto molti titoli sia in singolo che in doppio e ha guadagnato circa 8 milioni di dollari. Quanti giocatori farebbero di tutto per arrivare a questi risultati?

Ma la sua carriera, a differenza del periodo dei tornei giovanili, è stata segnata da dozzine di sconfitte all’anno. L’ironia era che più saliva in classifica, più le forti sconfitte diventavano probabili, perché doveva affrontare giocatori come Federer e Djokovic.

Secondo Jarkko queste sconfitte hanno avuto un risvolto positivo. Lo hanno aiutato a crescere come giocatore e come professionista. Lo hanno fatto rimanere con i piedi per terra e gli hanno insegnato l’importanza del cercare di migliorare giorno dopo giorno.

Ma pochi giocatori imparano davvero a trarre beneficio dalle sconfitte come ha fatto lui. Molti diventano negativi, vedono peggiorare i propri risultati o addirittura abbandonano il tennis. Questo succede tra i professionisti, tra i giovani e tra i dilettanti.

Dove sta la differenza? Nella mentalità. Il tennis è fatto per il 10% da quello che ti succede e per il 90% da come reagisci a quello che ti succede.

In tutte le partite di tennis il 50% dei giocatori perde. Il problema nasce quando la sensazione negativa delle sconfitte resta con te più a lungo di quella delle vittorie.

I maestri di tennis e i coach ogni giorno passano ore a spiegare come migliorare i colpi e la tattica, ma raramente sprecano del tempo a insegnare come gestire le inevitabili delusioni delle sconfitte. Forse perché in verità non hanno mai imparato loro stessi a farlo.

Amore

È facile consigliare di non rimuginare sulle sconfitte. Ma è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto se la posta in gioco sembra molto alta. Potrebbe trattarsi di una partita di campionato o della partitella settimanale con la tua nemesi o il tuo rivale.

Nel lavoro di Jim Loehr una delle componenti fondamentali è imparare a capire il processo, imparare ad amare la lotta, imparare a concentrarsi sulla gioia di giocare piuttosto che sul risultato.

Le domande più importanti che ci si deve fare dopo una sconfitta sono: Cosa ho fatto di buono? Che opportunità ho avuto?

Lo scopo è continuare a desiderare di migliorare il proprio gioco e migliorare il modo in cui riuscirai a gestire le situazioni.

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I grandi giocatori hanno un’inspiegabile capacità di usare le sconfitte come trampolini di lancio, senza vederle come una battuta d’arresto. Danno giusto uno sguardo d’insieme a quello che è successo, per poter poi capire come allenarsi meglio e perfezionare le loro performance future.

Ottimismo

Durante le partite, ci saranno sempre dei momenti decisivi per l’esito della competizione o che hanno il potenziale per diventarlo. Molti giocatori quando non riescono a vincere finiscono col lamentarsi di quello che sarebbe potuto succedere. Se sono stati sconfitti, tendono a pensare che il loro avversario era troppo forte. Ma parliamo del tuo gioco! Sei abbastanza onesto da cercare di capire se puoi imparare qualcosa dalla sconfitta?

Ascoltiamo ancora Federer: “Di solito si impara di più dalle sconfitte, nel senso che solitamente analizzi di più il tuo gioco. Ed è proprio in questi momenti che impari molto sul tuo tennis, sul tuo atteggiamento, sulla tua forma fisica.”

Pensate a quello che ha scritto David Sammel nel suo articolo su “La scalata al successo”. Le sconfitte non significano scendere di un gradino; ti fanno solo capire meglio come salire su quello più in alto.

Un pensiero finale. Ricordatevi di provare gratitudine, perché avete ancora un’altra possibilità, un altro giorno per giocare a tennis.