Campioni si nasce o si diventa?


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Campioni si nasce o si diventa?

Sono figlio di un epoca in cui si è dato molto peso al talento. E ci si è concentrava sull'ottimizzare gli allenamenti senza dare peso alle emozioni. Io ero tipo emotivo e questo mi ha limitato moltissimo durante il mio tennis. Ero un tennista discreto, ma in gara avevo sempre avuto risultati deludenti. Non mi sentivo apprezzato ne' riconosciuto questo innescava un circolo vizioso.

Succede di continuo: l'allenatore non dà fiducia agli elementi meno brillanti, demotivandoli sempre di più. Spesso sono le aspettative che ci fregano: nostre e quelle degli altri nei nostri confronti. Al contrario: in ognuno di noi si nasconde un campione che aspetta solo di essere svegliato.

Come risvegliare il campione che c'è in noi?

Partendo dalla consapevolezza: tutti abbiamo dentro le risorse per superare i nostri limiti. Però, quando ci confrontiamo con qualcosa di nuovo e di sfidante, la prima reazione è quella di evitare il tutto: per paura o senso di inadeguatezza ci tiriamo indietro.

Invece dobbiamo provarci. Metterci in gioco. Capire come miliorarci.Viviamo in un ambiente sempre più complesso ed incerto e questo c'impone di crescere le nostre competenze emozionali motivazionai.

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In pratica?

Dobbiamo trovare un allineamento fra le nostre competenze e l'impegno richiesto. Se le sfide che affrontiamo sono troppo impegnative, ci scoraggiamo. Se sono troppo facili, ci annoiamo.

Quando invece competenze e impegno si bilanciano, ci troviamo in quello che uno psicologo ungherese definito lo “stato di flusso”.
Per arrivarci servono obiettivi chiari, attenzione al massimo, grande preparazione alle spalle. Fondamentale, poi, vivere la dimensione del piacere del fare più che quelle dell'eventuale ricompensa.

E se poi falliamo?

Dal fallimento si impara. Purtroppo facciamo ancora fatica ad accettarlo. Per monti una condanna , una sfortuna, qualcosa da evitare, difficile da accettare. Possiamo dare il meglio e fare il massimo ma ci sarà sempre qualcosa fuori dal nostro controllo in grado di determinare il risultato della nostra impresa.
La lezione: fare il massimo di quello che possiamo fare, su cui ovviamente abbiamo il controllo. E accettare che ci sia qualcosa anche di determinante, che non possiamo controllare.

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