IL RUOLO DELLE EMOZIONI POSITIVE NELL’ALLENAMENTO GIOVANILE


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IL RUOLO DELLE EMOZIONI POSITIVE NELL’ALLENAMENTO GIOVANILE

Come allenatori giovanili abbiamo un’enorme influenza non solo sull’aspetto tennistico dei giovani, ma, fattore ben più importante, anche sulla loro vita. Uno dei nostri compiti principali è di aiutare i giovani nel loro passaggio da semplici giocatori in campo a persone positive con carattere e capacità anche al di fuori del campo, per supportarli a raggiungere i loro obiettivi nella vita, ben oltre quelli tennistici. Ma quando ci rendiamo conto di aver avuto successo? Quando un giocatore a 14 anni ha già collezionato un sacco di trofei, ma a 16 anni smette di giocare e odia il tennis per il resto della sua vita? O quando un giovane che non ha mai vinto un torneo, parecchi anni dopo ti manda ancora una cartolina di auguri per Natale, ringraziandoti per tutto quello che hai fatto per lui/lei? La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo. Tuttavia dobbiamo valutare il nostro lavoro sotto aspetti che vanno ben oltre le statistiche, le classifiche o le borse di studio e che evidenziano ulteriori aspetti della vita, al di là del campo da tennis.

Come insegnanti di tennis veniamo a contatto con un grande numero di giovani giocatori con differente potenziale e svariate motivazioni. Ciò può mettere in seria difficoltà anche allenatori con un buon passato agonistico. Perchè devono comunque tenere sempre presente che non tutti i giocatori che si allenano con loro diventeranno giocatori di buon livello o addirittura dei professionisti. Prima di pianificare una lezione in tutti i suoi dettagli un coach deve essere conscio che un processo di apprendimento necessita di una solida base. Questa base è rappresentata dal rapporto interpersonale tra allenatore e giocatore e si basa sulla fiducia e sul rispetto reciproco.

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La seguente situazione è ancora molto diffusa. Un allenatore va in campo con un giovane allievo. Ad un breve warm-up fisico segue un riscaldamento con racchetta e dopo poco tempo si sente solamente gridare il giovane allievo e lo si vede fare flessioni sulle braccia con le lacrime agli occhi. La situazione risulta ancora peggiore se i genitori assistono accondiscendenti all’episodio. “Questo è un vero allenatore! Educa mio figlio!” oppure “So che desidera solo il bene di mio figlio e perciò lo tratta così duramente. Così si fa!”

Sentiamo commenti di questo tipo sempre più spesso. I genitori amano il propri figli e desiderano che abbiano successo in tutti i campi. Ma allo stesso tempo non si rendono conto di quanto siano dure queste parole e quale impatto possano avere le conseguenze emotive derivanti da un tale comportamento dell’allenatore nei confronti del proprio figlio. Paura, rabbia, frustrazione, vergogna e colpa sono solo alcune delle forti emozioni negative che è possibile provare. Un allenatore che brontola in continuazione, che lavora con intimidazioni e punizioni come mezzo per il processo di sviluppo, provoca esattamente queste emozioni nel cervello di un giovane. Esaminiamo il contesto scientifico delle emozioni umane e delle loro conseguenze e poniamole in relazione con lo sviluppo di un giovane tennista.

Cosa sono le emozioni?

Tutti noi ogni giorno proviamo un gran numero di emozioni e, forse perchè spesso le percepiamo solo per un breve attimo, non ci preoccupiamo di quali influenze a lungo termine possano avere. La dottoressa Barbara L. Fredrickson, professoressa all’Istituto di Dinamica di gruppo all’Università del Michigan, ha compiuto ricerche approfondite sulle emozioni positive. Una delle sue attuali ricerche riguardanti le emozioni positive tratta delle conseguenze delle emozioni, a breve e lungo termine, sul comportamento e sullo sviluppo umano. Gli scienziati definiscono le emozioni come la tendenza di una reazione all’importanza che diamo ad un evento o situazione. Perciò certe emozioni sono correlate a determinate tendenze ad agire, che si pensa abbiano portato alla capacità di sopravvivere con successo ed all’evoluzione umana. Così come la paura porta alla fuga o alla lotta, emozioni quali gioia, soddisfazione, amore, interesse ed entusiasmo vengono reputate segnali di crescita o elevato benessere.

La Dr.ssa Friedrickson ha formulato un modello teorico che contiene alcuni effetti specifici ed unici delle emozioni positive. La sua teoria “Broaden-and-Build” si basa sulle seguenti conseguenze vantaggiose di un ambiente colmo di emozioni positive.

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Atteggiamento ampliato

Il tennis è uno sport con un’incredibile varietà di situazioni che a loro volta si basano su molteplici fattori. Un giocatore di tennis deve prendere un numero relativamente alto di decisioni in frazioni di secondo. Il tennis stimola anima e corpo. I giocatori di alto livello posseggono una capacità straordinaria di vincere i punti e di adattarsi a differenti stili di gioco. Quando alleniamo giovani atleti il nostro compito principale è di trasmettere loro la gioia per questo sport. E di mostrare loro soluzioni creative attuabili grazie a colpi e schemi di gioco, per consentire loro un accesso alle infinite possibilità che contraddistinguono il gioco del tennis.

Ricerche scientifiche mostrano chiaramente che emozioni positive provocano proprio questo. Ampliano il campo dei pensieri e delle azioni che ci vengono in mente. Ricerche hanno confermato che emozioni quali gioia, interesse o soddisfazione risvegliano il desiderio di giocare, accrescono la disponibilità ad arrivare al limite, a scoprire ed assumere nuove informazioni.

Focalizzandosi su ciò che un giovane tennista sa fare, spronandolo anche quando un atleta sbaglia e creando un ambiente tennistico sicuro e divertente, un allenatore espone un giovane tennista ad una grande varietà di emozioni positive. Questo atteggiamento cosiddetto “ampliato” lo aiuta non solo ad apprendere più in fretta ed a cogliere nuove informazioni, ma sviluppa anche la sua capacità decisionale, necessaria a selezionare i colpi ed a riconoscere e modificare uno status psicologico. Quando i giovani tennisti hanno paura di commettere errori si trattengono quando fanno esperimenti, evitano la ricerca di soluzioni mediante tentativi ed errori e, di conseguenza, si ritirano nella loro zona di comfort, accontentandosi di fare ciò che consente loro di evitare di ricevere feedback negativi.

Durante l’allenamento un allenatore dovrebbe stimolare gli allievi a pensare con la propria testa e ad analizzare in primo luogo ciò che hanno fatto bene. Ciò per dimostrare loro che l’allenatore ha fiducia nelle loro capacità tattiche. Così si sentiranno più sicuri e continueranno ad impegnarsi mentalmente ed a cercare il modo per vincere i punti o eseguire i colpi in modo più corretto.

Uno degli aspetti che mi rendono più felice nel mio lavoro sono i momenti in cui un bambino ha sulla faccia quell’espressione estatica del tipo: “Hai visto questo colpo?!” oppure “Hai visto come ho vinto bene questo punto?!” – con una mimica che esprime un miscuglio tra incredibile sorpresa ed orgoglio. In quel momento sono felici ed entusiasti di stare in un campo da tennis ed aspirano a provare più spesso momenti di questo tipo.

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Scordare esperienze negative

“Devi avere una memoria a breve termine! Dimentica la sconfitta e continua per la tua strada!” è una frase molto usata da allenatori, genitori e addirittura tifosi, quando un giocatore esce dal campo a testa bassa, triste e/o frustrato. Anzichè analizzare gli aspetti negativi di una partita persa – le indicazioni di tutti gli errori tecnico/tattici compiuti durante il match – l’allenatore dovrebbe quindi aiutare il proprio giocatore ad accelerare la ripresa fisiologica e psicologica stimolando in lui emozioni positive.

Provare emozioni positive immediatamente dopo un evento che ha richiamato emozioni negative può correggere o addirittura cancellare le reazioni fisiologiche negative. Un incremento dell’attività cardiovascolare è una delle reazioni più frequenti del nostro corpo ad emozioni negative. La Dr.ssa Friedrickson ha riscontrato che un veloce recupero dall’attivazione causata da queste emozioni negative è fondamentale per la salute cardiovascolare a lungo termine. La su ricerca mostra che persone che hanno provato emozioni positive subito dopo averne provate di negative, hanno una ripresa cardiovascolare nettamente più veloce!

Buoni allenatori lo capiscono istintivamente e reagiscono in modo sottile, senza che il giocatore provi la sensazione di essere compatito. Un buon esempio lo si trova descritto da Nick Bollettieri nel suo libro “My Aces, My Faults”. Ricorda un fatto accaduto agli inizi del carriera professionistica di Andre Agassi. Agassi aveva appena subito una cocente sconfitta al primo turno di un torneo ed era uscito in fretta dal campo. Dopo aver gettato via le sue racchette gridò al fratello: “Smetto di giocare a tennis!”. Nick andò da lui e gli chiese cosa avesse. Alla risposta di Andre “Non ce la faccio più!”, Nick replicò “No! Ce la fai! Ce la farai! Mi vedi forse portare un orologio?” – Nick non portava l’orologio – “Sai perchè non lo porto? Non c’è orologio per te! Io resterò al tuo fianco, noi combatteremo e ce la faremo!”

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Energia per la resistenza psicologica

Allenatori e giocatori concordano nel sostenere che la forza mentale sia l’elemento decisivo che fa la differenza tra un buon giocatore ed un campione. Ma, come il diritto, così anche la resistenza deve essere costruita, stimolata ed allenata. L’atteggiamento positivo e la performance in circostanze difficili sono definitivamente caratteristiche di enorme importanza per un giocatore di tennis, ma lo sono anche nella vita quotidiana! Come allenatori abbiamo la responsabilità di trasmettere questa virtù personale ai nostri giovani atleti. La Dr.ssa Friedrickson ritiene che l’acquisizione della resistenza psicologica sia da annoverare tra i vantaggi dell’esposizione ad emozioni positive. Presenta dati che provano che l’esperienza di emozioni positive non conduce solamente ad un livello più elevato di resistenza psicologica, ma che questo livello più elevato provoca anche una specie di circolo vantaggioso per effetti positivi a lungo termine.

Specialmente per bambini e giovani che non hanno ancora concluso il loro sviluppo psicologico, una continua richiesta di pretese elevate non è propriamente d’aiuto per lo sviluppo della forza mentale, come molti allenatori e genitori credono ancora. Far sempre allenare i ragazzi con giocatori più forti di loro o iscriverli ai tornei giovanili in una categoria d’età più alta probabilmente non sortirà l’effetto desiderato, se ne conseguono troppe sconfitte. Sono bambini! Non vogliono sentirsi scoraggiati ed impotenti e, sentendosi dei perdenti, perderanno anche l’interesse per un’attività che provoca emozioni così negative.

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Conclusioni

C’è bisogno di un cambio di mentalità tra gli allenatori. Ma questa trasformazione culturale non può avvenire con successo, se allenatori con bagagli di esperienze differenti non comprendono quanto numerosi siano i vantaggi di un approccio positivo sullo sviluppo complessivo della nostra gioventù. E questo vale sia per la performance tennistica che per la crescita a livello personale.

Tuttavia i giocatori non potranno cogliere tutti i vantaggi di un approccio positivo degli allenatori, finchè loro – ed i loro genitori – continueranno a credere che un atteggiamento aggressivo, un abuso emotivo, punizioni o un linguaggio disprezzante possano rappresentare un allenamento buono ed efficace.

Come possiamo provocare un tale cambiamento culturale nell’allenamento tennistico? Quanto meglio educhiamo gli allenatori e facciamo comprendere loro le conseguenze dei vantaggi di un approccio positivo, tanto più questi saranno disposti ad integrare tali elementi nell’allenamento e nell’interazione con i propri giocatori. Se poi gli allenatori comprenderanno anche gli aspetti basilari di questo approccio complessivo e positivo ed avranno fiducia nel fatto che proprio questo è il miglior comportamento da tenere per poter aiutare i loro giovani atleti ad esprimere tutto il loro potenziale, allora essi, supportati da queste prove e informazioni inconfutabili, saranno attrezzati meglio per educare anche i genitori sul comportamento migliore da tenere per supportare al meglio lo sviluppo dei propri figli in e fuori dal campo. Sviluppo che non si basa solo su risultati e classifiche a breve termine, ma anche sui vantaggi a lungo termine di uno sviluppo psicologico positivo.

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