Jannik Sinner, il compagno di banco lo descrive: "A scuola già gli chiedevano..."

Un campione già da ragazzino racconta Raphael Mahlknecht: "Già avevano qualcosa di speciale"

by Gennaro Di Giovanni
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Jannik Sinner, il compagno di banco lo descrive: "A scuola già gli chiedevano..."
© Fiona Hamilton/Getty Images

Ormai conosciamo quasi tutto di Jannik Sinner. Il 22enne di Sesto Pusteria ha conquistato un intero paese con il suo talento, la sua mentalità e maturità da veterano. Sotto la luce dei riflettori per le sue ultime imprese, in particolar modo quelle relative alla conquista della storica Coppa Davis con la nazionale, di cui è stato un autentico protagonista, e del primo Slam in carriera all’Australian Open, il campione azzurro non si è scomposto non perdendo forse la qualità più importante, ancor prima di quelle sopracitate, l’umiltà.

A parlarne, in un’intervista rilasciata al Corriere del Trentino, un suo vecchio compagno di classe e di banco, nonché sciatore altoatesino specialista del telemark, Raphael Mahlknecht: “Ho conosciuto Jannik in seconda superiore e da subito ho capito che sarebbe diventato uno dei più forti tennisti al mondo”, ha esordito subito il suo coetaneo.

"Dopo un anno trascorso in una scuola superiore in val Gardena, ho deciso di trasferirmi all’istituto tecnico economico Walther di Bolzano. Lì ho conosciuto Jannik. È stato il primo ad accogliermi nella mia nuova classe e a farmi integrare con gli altri compagni.

Raphael descrive il Sinner “ragazzino”: “Inizialmente l’ho trovato un po’ timido, ma, con il passare dei giorni, tra di noi è nata una vera e sincera amicizia. Caratterialmente era un ragazzo abbastanza serioso, non amava scherzare troppo.

Ciononostante, quando si lasciava andare, diventava simpatico e divertente. Come compagno di banco non potevo chiedere di meglio: ci aiutavamo moltissimo. Quando aveva bisogno lui, sapeva di poter contare su di me e viceversa”.

"Devo ammettere che ha sempre avuto la stoffa del campione"

I sacrifici Jannik li ha fatti fin da poco più che bambino: “«Lui è di Sesto Pusteria, un paese che dista quasi due ore da Bolzano. La mattina, per arrivare in orario a scuola, prendeva con il treno prima delle 5.

E faceva ritorno a casa in serata, dopo le 19. Insomma partiva e tornava da Sesto Pusteria con il buio. Eppure non l’ho mai sentito lamentarsi. Passava moltissimo tempo sul treno e sulla corriera. Ma, essendo una persona capace di adattarsi, utilizzava questo tempo per studiare.

È sempre stato un ragazzo molto intelligente. Quando gli venivano assegnati dei compiti, spesso ne faceva di più di quanti dovesse davvero svolgerne”. "Devo ammettere che ha sempre avuto la stoffa del campione.

Mi ricordo che un giorno, una nostra compagna di classe ha trovato una sua pallina da tennis e gli ha chiesto di autografarla, confessandogli che un giorno, quando sarebbe diventato famoso, l’avrebbe messa in vendita online.

Questo perché Jannik, già durante le superiori, aveva qualcosa di speciale ed è per questa ragione che sono convinto possa diventare il numero uno al mondo", ha concluso Mahlknecht.

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