Paolo Bertolucci non ci sta e alza la voce: "Programmazione folle per Jannik Sinner"

L'ex tennista si è scagliato contro gli organizzatori degli Australian Open per il programma di martedì

by Luca Ferrante
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Paolo Bertolucci non ci sta e alza la voce: "Programmazione folle per Jannik Sinner"

"Riescono nell’impresa assurda di far iniziare un quarto di finale Slam alle 23. Ma neppure la folle programmazione ha interrotto la corsa di Jannik Sinner verso la sua prima semifinale agli Australian Open". Paolo Bertolucci ha commentato così l'approdo dell'altoatesino alle fasi decisive del torneo di Melbourne.

L'ex tennista italiano non ha condiviso assolutamente le scelte degli organizzatori sulla calendarizzazione dei match nella giornata di martedì, evidenziando come il doppio delle leggende abbia fatto cominciare troppo tardi il primo dei quattro incontri previsti sulla Rod Laver Arena.

Il 72enne di Forte dei Marmi ha tirato in ballo la questione sulle colonne della Gazzetta dello Sport, nella sua consueta rubrica 'Volée di rovescio' Non solo critiche, ma anche complimenti. Il commentatore per Sky Sport ha elogiato ancora una volta la capacità del tennista numero 4 al mondo di saper gestire ogni tipo di situazione all'interno di un match, crescendo e facendo passi in avanti partita dopo partita.

Bertolucci su Sinner

Bertolucci si è soffermato su quel secondo set piuttosto complicato per l'azzurro, che alla fine ha saputo portare a casa: "Un piccolo disturbo allo stomaco ha messo in apprensione il proprio angolo.

Anche in quei frangenti non è mai venuta meno la spinta del servizio e dei colpi da dietro, per cui lasciava intendere che il suo fosse soltanto un disturbo di lieve entità. Solo nel tie-break Jannik ha dovuto dar fondo al bagaglio tecnico e alla forza mentale per recuperare da 1-5".

In vista della super sfida con Novak Djokovic ha dichiarato: "L'unico punto interrogativo riguarda la tenuta, cioè se riuscirà a mantenere tutto questo e se sarà in grado di gestire così bene come sta facendo da 6 mesi a questa parte sulla lunga distanza. È una questione di abitudine e quella si matura in campo".

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