Panatta: "Sinner ha una maturità sorprendente, ma è Alcaraz il prossimo numero 1"



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Panatta: "Sinner ha una maturità sorprendente, ma è Alcaraz il prossimo numero 1"

Ha appena preso il via il Roland Garros 2022, che promette di regalare spettacolo e colpi di scena. Quest’edizione del torneo maschile è forse la più incerta degli ultimi anni, complici i problemi fisici di Rafael Nadal e l’ascesa di Carlos Alcaraz.

Il 35enne di Manacor va a caccia del suo 14° sigillo all’ombra della Torre Eiffel, ma non si è presentato a Parigi nelle migliori condizioni. Una frattura da stress ad una costola gli ha fatto saltare i primi appuntamenti sul rosso (Montecarlo e Barcellona) e il dolore al piede è tornato a farsi sentire durante gli Internazionali BNL d’Italia.

Rafa si trova nella parte alta del tabellone, la stessa di Novak Djokovic e Alcaraz. Il 19enne di Murcia ha piegato facilmente Londero all’esordio sul Philippe Chatrier e ha ribadito di voler vincere almeno uno Slam quest’anno.

Per quanto riguarda gli azzurri, quasi tutte le speranze sono riposte in Jannik Sinner. Il giovane altoatesino ha un ottimo tabellone e potrebbe davvero sognare in grande. In una lunga intervista a ‘La Nacion’, Adriano Panatta ha parlato di Sinner, di Alcaraz e di tanto altro ancora.

Adriano Panatta a tutto tondo

“Sono tempi buoni per il tennis italiano, ma i nostri ragazzi devono continuare a migliorare. Jannik Sinner è molto giovane, ma ha già dimostrato una maturità sorprendente.

Mi piace la sua mentalità e ha le carte in regola per arrivare in alto. Lorenzo Musetti ha un tennis molto divertente da guardare e Matteo Berrettini è ormai una garanzia” – ha dichiarato Panatta. Non poteva mancare un giudizio su Carlos Alcaraz: “Ovviamente è un giocatore interessantissimo.

Probabilmente, è il più forte della nuova generazione. È normale che tutti parlino di lui dopo gli exploit che ha compiuto in questo inizio di stagione. Può diventare il prossimo numero 1 del mondo, non gli manca nulla”.

Adriano rimpiange il tennis che si giocava ai suoi tempi: “Era diverso, forse più romantico. Sembravamo i Beatles o i Rolling Stones con la racchetta, ma non vivevamo in una bolla. Adesso i giocatori sono molto più riservati”.